“SCRIVIAMO CIRCA UNA CANZONE ALL’ANNO…”: JOACHIM LäCKBERG DEI SAMBASSADEUR SI FA UNA CHIACCHIERATA CON NOI

 
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27 maggio 2019
 

Amore incondizionato verso i Sambassadeur. Passano gli anni, ma l’emozione di avere fra le mani un loro nuovo album è sempre altissima. Dopo una lunga pausa la band guidata sempre dalla voce deliziosa di Anna Persson è tornata con un disco che ci ha lasciato senza fiato. “Survival” va ascoltato, vissuto , amato e coccolato, perché, come sempre, è un prodotto che non si ferma solo al livello uditivo, ma va ben oltre.

Joachim Läckberg si fa una chiacchierata veloce con noi…

Ciao Joachim. Ho letto le varie recensioni al nuovo album: sono tutte molto positive. Come ti senti? Fanno ancora effetto le belle recensioni?
Ciao Ricky! Si, siamo davvero felici. Sai, siamo stati lontani per un po’ e quindi siamo davvero contenti di vedere che ci sono ancora persone là fuori che apprezzano la nostra musica. Quindi si, posso dirti che siamo decisamente colpiti dalle buone recensioni.

Molte band lavorano parecchio, per promuovere un disco o creare una particolare aspettativa, su Facebook. Voi invece, anche sul web, mi sembra che vi muoviate “in punta di piedi”, quasi per non disturbare. Anche il nuovo album è stato annunciato in modo pacato. Sbaglio?
Hai assolutamente ragione, non siamo mai stati impegnati a promuoverci troppo, forse è un errore, ma spero che, in ogni caso, le nostre canzoni possano comunque girare e farsi ascoltare.

Sono passati molti anni dal precedente album, cosa è successo?
Sono successe molte cose, specialmente lavoro e bambini. Tutti nel gruppo hanno bambini che, come dire, rallentano un po’ le cose. Abbiamo anche avuto delle difficoltà a scrivere nuove canzoni, cosa che è, in realtà, la ragione principale del ritardo. Scriviamo circa una canzone all’anno…

Posso dire che non avete comunque perso il vostro magnifico tocco melodico? Questo disco però mi sembra arrangiato in un modo più “sobrio” rispetto ad “European”, che ne dici?
Grazie. Penso che tu abbia ragione, volevamo limitare e limare il suono questa volta. Durante la registrazione di “Survival” non abbiamo provato nulla prima di iniziare a registrare, questo, e il fatto che avevamo solo musicisti ospiti, hanno portato a un suono più “contenuto”.

Volevo complimentarmi con la scelta di “Foot Of Afrikka” come primo singolo. È un biglietto da visita perfetto per presentare l’album. Avete capito subito che questa era la canzone giusta da usare come singolo?
Sì, era abbastanza ovvio fin dall’inizio. Questo pezzo lo abbiamo registrato a Stoccolma insieme, tra gli altri, a Gustav e Reine dei Dungen. Hanno aggiunto il loro suono unico alla canzone e ci è piaciuto subito.

Mi piace l’aspetto “pop” della tua musica, come in “Kors”, ma tutto questo si completa con la malanconia di canzoni come “41” o “Roads”. Due facce della stessa medaglia, non è vero?
Sì. Ancora una volta è merito di chi suona con noi. I musicisti di grande talento che, questa volta, hanno suonato in questo album ci hanno permesso di avere una tempistica più ampia in termini di tempo ma anche di umore.

“The Fall” è incredibile. Non so perché, ma ogni volta che la sento mi viene la pelle d’oca e sento una schiera di sentimenti contrastanti in me, come se volessi piangere ma anche ridere. È una sensazione bellissima. Come è nata questa canzone?
Grazie mille. Anche questo è uno dei nostri brani preferiti. Abbiamo suonato il nostro primo concerto dal 2012 pochi giorni fa a Stoccolma e sembra che anche “The Fall” sarà un “live-favourite“. Questa è una canzone che ho scritto nel 2011/2012 e non abbiamo mai capito bene cosa fare con il brano. Questa è proprio una delle canzoni che sono state registrate a Stoccolma insieme ai ragazzi che ti citavo prima. Il loro input e la creatività hanno reso la canzone molto più bella di quanto avessimo immaginato.

Molte recensioni che ho letto durante la vostra carriera sembrano dire “beh, sono svedesi, e gli svedesi sanno sempre come fare il pop molto bene, quindi non c’è da meravigliarsi, è facile per loro“. Ma è davvero così facile? Quali sono i segreti che i Sambassadeurs hanno per scrivere canzoni così belle?
Grazie ancora. Come accennato prima è davvero difficile scrivere nuove canzoni e sembra sempre che l’ultima canzone sarà l’ultima, ma ultima veramente. Non abbiamo uno specifico trucco segreto, forse un fattore potrebbe essere la voce di Anna insieme alle melodie e alla produzione elaborata che fa il suo dovere, in realtà è domanda piuttosto difficile a cui rispondere 🙂

La copertina del nuovo album mi affascina, ma allo stesso tempo mi disturba. Come l’avete scelta?
La copertina è del nostro artista preferito, il suo nome è Patrik Andiné di Gothenburg. Abbiamo usato la sua arte per la prima volta su “Migration” nel 2007 e questa volta ci siamo sentiti concordi su quella copertina che riflette perfettamente il nostro letargo di questi anni.

I fan europei avranno l’opportunità di vederti dal vivo?
Sì, lo speriamo davvero. Abbiamo messo insieme la migliore formazione finora, inclusi i membri di Suburban Kids With Biblical Names e The Amazing. Siamo stati in molte parti d’Europa ma mai in Italia, sarebbe un sogno che si avvera poter venire in Italia, basta farci una chiamata 🙂

Grazie ancora per questa intervista e per il tempo che mi hai dedicato Joachim. Quale delle vostre canzoni pensi possa essere la giusta colonna sonora di chiusura per la fine di questa chiacchierata?
Grazie a te, Ricky. Direi “Roads” dal nostro ultimo album, forse non è la tipica canzone dei Sambassadeur, ma siamo davvero molto contenti di quello che è il risultato finale del brano.

 

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