FEEDER: LA TOP 10 BRANI

 
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30 maggio 2019
 

di Stefano Bartolotta

Doverosa premessa: sono molto dispiaciuto di non vedere in questa top 10 nemmeno un episodio tratto da “Generation Freakshow” e “All Bright Electric”. Gioielli come “Borders” e “Infrared Ultraviolet” hanno ben poco da invidiare alle dieci canzoni scelte. Però, coi Feeder è essenzialmente una questione di cuore, e l’idea di escludere anche una sola di quelle che ho scelto me lo avrebbe spezzato. Così, ho preferito il male minore. Ora, via all’elenco delle magnifiche 10…

10 – ITSUMO

2006, da “Silent Cry”
Dopo il mezzo paso falso del precedente “Pushing The Senses”, era vitale per i Feeder ritrovare l’ispirazione in breve tempo. “Silent Cry” ci consegna una band ritrovata in alcune delle proprie caratteristiche più importanti, ovvero espressività e vitalità, e “Itsumo” è un perfetto riassunto di come i Feeder sappiano emozionare anche quando si cimentano con le mid-tempo.

9 – MY PERFECT DAY

1997, da “Polythene”
Il debutto sulla lunga distanza del trio mette già in mostra l’ottima versatilità nell’ambuito del rock melodico: che siano stomper, ballad o canzoni tirate, I Feeder non sbagliano un colpo e trasudano adrenalina da tutti I pori. Difficilissimo scegliere una sola canzone, ma l’unione tra la strofa groovy e il ritornello killer di questa si lascia preferire a tutto il resto.

8 – FORGET ABOUT TOMORROW

2002, da “Comfort In Sound”
Uno squarcio di serenità in un disco segnato dal dolore lancinante per la perdita dell’amato Jon Lee. Uno dei dischi più toccanti che vi potrà mai capitare di ascoltare, con questo singolo che porta con sé una morbidezza e una dolce rappresentazione della voglia di evasione dalle difficoltà talmente realisitca che sembra di abbracciarla ad ogni passaggio.

7 – RENEGADES

2010, da “Renegades”
A un certo punto, i Feeder hanno pubblicato due EP a nome Renegades, prima di riprendere la consueta ragione sociale e far uscire il disco con lo stesso titolo. Questo per dimostrare quanta importanza avesse per loro questa canzone, che segna la voglia di tornare a essere quel power trio pieno di energia e senza sovrastrutture degli esordi. Voglia soddisfatta pienamente soprattutto grazie a questo pezzo potente e irresistibile

6 – PUSHING THE SENSES

2005, da “Pushing The Senses”
Come detto sopra, questo disco rappresenta un mezzo passo falso, risultando troppo blando e inespressivo nel suo complesso. La title track, però, è trascinante, grazie alla perfetta interazione tra melodia, giri di chitarra e saliscendi ritmici. Meravigliosa.

5 – TURN

2001, da “Echo Park”
Disco fresco e frizzante, impreziosito da due singoli come “Buck rogers” e “Seven Days In The Sun” che daranno ai Feeder una popolarità forse mai più raggiunta fuori dalla Gran Bretagna. Io, però, scelgo uno dei rari momenti di introspezione, perché trovo che sia la canzone più vera del disco, quella in cui sensazioni importanti vengono messe a nudo con credibilità ed efficacia, sia melodica, che di arrangiamento, che come testo.

4 – SWEET 16

1996, da “Swim”
E non ho nemmeno mai giocato a Gran Turismo, nel quale questa canzone aveva un ruolo di primo piano nella colonna sonora, ma questo torrente in piena di rabbia e sfrontatezza veicolato dal tocco melodico già sviluppatissimo e da una struttura compositiva non banale non può che apparire nelle zone alte di una top 10 dei Feeder.

3 – YESTERDAY WENT TOO SOON

1999, da “Yesterday Went Too Soon”
È la prima canzone dei Feeder ascoltata da me, quindi ciò potrebbe avermi influenzato nel metterla così in alto. Però diciamocelo, una ballad così intensa ed energica, con quel suono di chitarra così sincero, un’interpretazione vocale così sentita, un ritornello da cantare come se fosse l’ultima cosa da fare al mondo, come si fa a non adorarla e a non metterla sul podio?

2 – JUST THE WAY I’M FEELING

2002, da “Comfort In Sound”

Love in, love out, find the feeling”, basta ascoltare le prime parole cantata da Grant con un trasporto senza pari e questa canzone vince inevitabilmente ed è in grado di trasportare chiunque nella sofferenza che lo stesso Grant e Taka hanno provato in seguito alla perdita del loro amico fraterno Jon. Certo, anche la perfetta spolverata d’archi, l’ecellente arpeggio di chitarra e la melodia fantastica aiutano. Un capolavoro vero.

1 – JUST A DAY

2001

L’apoteosi della qualità melodica e interpretativa di Grant, con un riff assassino, un cantato travolgente, un testo da tatuarsi sul cuore. Un’esuberanza rara e devastante, e da non sottovalutare il video coi filmati mandati dai fan, in un’epoca in cui era molto più complicato fare queste cose rispetto a ora. Indiscussa numero 1.

 

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