THE BLACK KEYS: LA TOP 10 BRANI

 
di
31 maggio 2019
 

Insieme ai The White Stripes sono da considerarsi come i più celebri portabandiera del blues-rock del secolo in corso. Recente la notizia dell’uscita di un nuovo album a firma The Black Keys: una storia nata da ragazzi e che, tra alti e bassi anche relazionali, prosegue con una nutrita schiera di fan al seguito.

Non c’è occasione migliore di celebrare la loro attività con la nostra consueta top 10 brani; il mio approccio, personale, è sempre il solito, ovvero quello di dare anche un senso cronologico all’intervento: stavolta però, l’excursus storico collima, sempre da un punto di vista soggettivo, con la crescente qualità dei lavori.

Ecco a Voi quindi, Dan Auerbach e Patrick Carney: signori, i The Black Keys.

10 – THE MOAN

2002

Poco più che ventenni, Dan e Patrick fanno capolino così: il tiro è garage, tosto, ruvido.

9 – I’LL BE YOUR MAN

2002, da “The Big Come Up”

I ragazzi sembrano aver già imparato le lezioni fondamentali di root blues e, seppur di Akron, il tutto odora di legno sudista intriso di wiskey. La voce soul di Auerbach fa il resto.

8 – SET YOU FREE

2003, da “Thickfreakness”

La confidenza si fa ancora più piena, l’affiatamento pure: lo-fi, 60’s, energetici, i Black Keys si preparano a detonare.

7 – THE LENGHTS

2004, da “Rubber Factory”

“Girl Is On My Mind” è sicuramente lo zenith ed il climax dell’album, ma la scelta ricade sulla prima vera ballata semi-acustica: intima, dilatata, imperfetta e quindi così genuina.

6- YOUR TOUCH

2006, da “Magic Potion”

Si passa ad una major, ma l’approccio non sembra risentirne: la chitarra di Auerbach graffia selvatica.

5 – I GOT MINE

2008, da “Attack & Relaese”

Arriva Danger Mouse a dare apporto in cabina di produzione ed il ventaglio sonico si amplia, tra synth, organo, banjo, flauti. Ma il core business dei The Black Keys resta il solito: in “I Got Mine”, ledzeppeliniana al cubo, chitarra e batteria si spalleggiano, si incalzano, si sfidano tarantolate. Il resto ce lo mette Auerbach con la sua voce calda quanto elastica.

4 – TIGHTEN UP

2010, da “Brothers”

I puristi storcono il naso per l’attitudine che diventa inesorabilmente album oriented: “Brothers” di suo diventa un successo commerciale pazzesco, lanciando Auerbach e Carney nell’olimpo del rock dei giorni nostri. Quelle nel funky, nel soul, nel R’n’B non sono semplici incursioni, ma vanno a miscelare l’adrenalina degli esordi; iconica, in tal senso, “Tighten Up”: dire ipnotica e contagiosa, è però dir poco.

3 – HOWLIN’ FOR YOU

2010, da “Brothers”

Carney alla batteria stende, meccanico, un binario per Auerbach, la cui chitarra vibra e canta con lui. Si sono venduti l’anima al diavolo, i ragazzi di Akron? Quello che è sicuro è che a tali malizia e magnetismo è difficilissimo rimanere immuni.

2 – LONELY BOY

2011, da “El Camino”

Ormai consacratisi e lanciati a missile, i Black Keys, ispiratissimi, sferrano un fendente dei più tremendi: “Lonely Boy” conquista tutti, non c’è discussione.

1 – GOLD ON THE CEILING

2011, da “El Camino”

Furbo? Ruffiano? Creato per vendere? Può essere. Ma “El Camino” è pieno zeppo di gemme, difficile anche scegliere. La cinematica “Gold on The Ceiling”, ad esempio, pare nata per finire dritta in un film di Tarantino. Ogni nota, ogni strofa ti entra in testa per non uscirne più.

Credit Foto: Alysse Gafkjen

 

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