OGGI “ENEMA OF THE STATE” DEI BLINK-182 COMPIE 20 ANNI

 
1 Giugno 2019
 

Sembra incredibile a dirsi, ma sono già trascorsi vent’anni dall’uscita di “Enema Of The State” dei Blink-182. È triste pensare al fatto che questo disco abbia superato ormai già da un po’ di tempo l’età media del suo pubblico di riferimento. All’epoca della sua pubblicazione, infatti, l’album conquistò quasi esclusivamente una categoria di ascoltatori: gli adolescenti.

A fare breccia nei cuori di migliaia e migliaia di liceali non furono tanto i testi delle canzoni che, in bilico tra frustrazione e ironia, trattavano tematiche degne dei migliori teen movie di fine millennio. Furono principalmente la freschezza e la vivacità del pop punk proposto dai tre californiani – Mark Hoppus (basso e voce), Tom DeLonge (chitarra e voce) e Travis Barker (batteria) – a farne la fortuna a livello planetario.

Quindici milioni di copie non si vendono tutti i giorni. Se i Blink-182 riuscirono in questa mirabolante impresa, una parte del merito non può che andare al lavoro sopraffino svolto in fase di produzione e missaggio dall’indimenticato Jerry Finn. L’uomo che fu in grado di lanciare e rilanciare le carriere di artisti tanto apprezzati quanto diversi tra loro – dagli Ash a Morrissey, passando ancora per AFI e Green Day – realizzò con questi dodici brani il suo piccolo miracolo: dar vita a un suono potente, dinamico ed elettrizzante, senza per questo mettere in ombra l’enorme potenziale radiofonico della musica di Hoppus e DeLonge.

Che di certo non erano, non sono e non saranno mai dei formidabili geni, ma il loro lo hanno sempre fatto in maniera più che dignitosa. Con “Enema Of The State” però superarono ogni aspettativa, arrivando a cambiare le carte in tavola in campo pop punk. Un genere che, nelle loro mani, divenne ancora più diretto, semplice e orecchiabile di quanto non fosse mai stato in precedenza.

Divenne pop all’ennesima potenza, con un leggerissimo retrogusto skate punk aggiunto dai riff ultra-melodici di Tom DeLonge, dai bicordi frenetici di Mark Hoppus e soprattutto dal robustissimo drumming dell’esordiente Travis Barker, le cui impressionanti capacità tecniche rappresentano ancora oggi la grande – se non l’unica – peculiarità del sound targato Blink-182.

Questo disco rappresenta una sorta di bignamino della lezione appresa da colleghi del calibro di NOFX e Green Day, che appena cinque anni prima avevano dato alle stampe le loro magna opera, rispettivamente “Punk In Drublic” e “Dookie”. Una generalizzazione? Può darsi. D’altronde, si tratta di due lavori non molto simili tra loro.

Eppure in “Enema Of The State” vi sono tracce sia dell’uno, sia dell’altro: un mix di sbruffonaggine e sensibilità melodica reso sotto forma di filastrocche pronte al consumo della tarda MTV Generation. Perché, alla fine dei conti, di questo si tratta: di filastrocche strutturate seguendo più o meno costantemente lo stesso schema – un’introduzione energica e strumentale, l’alternarsi di strofe e ritornelli, un bridge con cui cala drasticamente l’adrenalina, che poi riesplode nella chiusura. Piene fino all’orlo di hook, di na na na na na na che si stampano in testa, di refrain da far cantare alla folla durante i concerti.

Cosa chiedere di meglio a un album concepito per piacere ai giovanissimi? Qui si rasenta la perfezione. Non bastasse questo, per qualche strano scherzo del destino classici quali “What’s My Age Again?”, “All The Small Things” e “Adam’s Song”, vecchi di due decenni tondi tondi, suonano come fossero usciti l’altro ieri.

Una fortuna? No, una maledizione: “Enema Of The State” ha finito per trasformarsi in una sorta di ritratto di Dorian Gray al contrario per i redivivi Blink-182, oggi ridotti a poco più di un pigro nostalgic act. E non c’è neanche più il buon Tom DeLonge che, convertitosi alla fede del complottismo, ormai si dedica anima e corpo alla ricerca di UFO (!). Un epilogo amaro per chi, in quel lontano giugno 1999, ebbe il merito di far scoprire i piaceri del rock a tanti ragazzini sparsi in tutto il mondo.

Blink-182 – “Enema Of The State”
Data di pubblicazione: 1 giugno 1999
Tracce: 12
Lunghezza: 35:17
Etichetta: MCA
Produttore: Jerry Finn

Tracklist:
1. Dumpweed
2. Don’t Leave Me
3. Aliens Exist
4. Going Away To College
5. What’s My Age Again?
6. Dysentery Gary
7. Adam’s Song
8. All The Small Things
9. The Party Song
10. Mutt
11. Wendy Clear
12. Anthem

 

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