“BELLEZZA, ELEGANZA E MODERNITA’, I PUNTI CARDINALI DI TENER-A-MENTE”: INTERVISTA A VIOLA COSTA, DIRETTRICE ARTISTICA DELL’ANFITEATRO DEL VITTORIALE

 
2 giugno 2019
 

Abbiamo parlato con Viola Costa (direttrice artistica dell’Anfiteatro del Vittoriale) per farci un’idea di cosa significa riuscire nell’impresa di organizzare un festival che metta al centro bellezza, l’arte e l’innovazione al Vittoriale. Trattare con rispetto artistico e culturale un luogo così è un’impresa a cui Tener-A-Mente è molto legata, fin dalla sua prima edizione.

Viola ci ha raccontato come si rapporta, anno dopo anno, ai cambiamenti e al contesto, meraviglioso, che il festival gestisce con una visione d’avanguardia. Il loro cartellone è sempre ricco di artisti che hanno dentro “tempesta e impeto“.

Qui trovate il cartellone di questa edizione.

Quali sono le parole chiave che vi date per costruire il festival ogni anno?

Ogni anno ci diamo all’incirca le stesse parole chiave per costruire il festival e sono quelle che, all’interno di un cartellone così tanto trasversale, creano la sua identità. Mi rendo conto che apparentemente per chi lo guarda ci possa essere una disparità, anche forte, tra i nomi. Capita spesso che ci siano anche dei generi diversi, quest’anno ad esempio c’è meno spazio per il teatro. C’è sicuramente una identità di fondo del cartellone che è imperniata attorno ai cardini di bellezza, eleganza e modernità e aggiungo, ma non trovo un aggettivo, c’è una “progettualità dotata di senso”, che è il criterio con il quale abbiamo sempre selezionato gli spettacoli da mettere in cartellone. Al di là del fatto che ci si esprima con un linguaggio musicale, si cerca di scegliere progetti che abbiano veramente qualcosa da dire e che abbiano veramente un’urgenza espressiva che quindi si traduce in un progetto che ha una qualità molto precisa.

Diciamo che la musica di intrattenimento non è quello che ci interessa, per quanto ne riconosca la sua dignità.

Come cercate di rapportavi allo spazio che andate ad occupare perché, in fin dei conti, si tratta di uno spazio unico.

Fossero questi i problemi (ride). Questo è sicuramente un grande spazio, che è un lusso per un festival. È lo spazio stesso che valorizza noi e rappresenta un valore aggiunto per ogni live.

Ci sono alcuni piccoli problemi tecnici, legati allo spazio, che per noi rappresentano delle difficoltà organizzative. Faccio un esempio molto banale: convincere produzioni internazionali che non ci conoscono a non montare i fondali, che vadano a coprire il lago, perché spesso i fondali fanno parte integrante delle scenografie e addirittura necessari per delle proiezioni. Facciamo il possibile per superare anche i problemi tecnici che ci offre un palco molto ventoso, molto esposto perché come sai dietro c’è il vuoto o meglio c’è il lago di Garda. Quando non ci sono problemi con i fondali, che coprono gli occhi del pubblico, è un piacere produrre uno spettacolo. Questo aspetto sembra banale ma ci sono discussioni che durano settimane, mesi e purtroppo in alcuni casi ci è capitato di non riuscire a organizzare concerti di artisti che si sono rifiutati di rinunciare al fondale.

Questa è sicuramente una piccola difficoltà tecnica, però come dicevo prima, bisogna cercare di calarsi nel contesto. Le parole chiave a cui facevo riferimento prima sono probabilmente le parole che utilizzerebbe anche il nostro padrone di casa Gabriele D’Annunzio, che era un assoluto amante della bellezza, tutti lo sappiamo, che era un uomo estremamente moderno, un genio poliedrico. Il presidente Giordano Bruno Guerri che ci ha incaricati nel 2011 di iniziare questo nuovo corso del festival, noi dobbiamo pensare che il gusto del Vate ammirerebbe in qualche modo questo tipo di programma.

Noi vogliamo rendere omaggio al suo spirito e quindi farlo in qualche modo rivivere attraverso scelte di qualità e coraggiose.

In che cosa traspare principalmente questo spirito?

Il festival si chiama Tener-a- Mente in onore ad una citazione dannunziana, in questi anni ci sono stati alcuni artisti che si sono legati particolarmente allo spirito del festival. Mi viene in mente per esempio David Byrne, che io ritengo estremamente dannunziano, oppure lo scorso anno Jeff Beck, anche lui molto legato a D’Annunzio nello spirito, anche se in un modo diverso.

Come reagiscono gli artisti al luogo e alla sua storia?

Gli artisti hanno dei modi di reagire diversi perché ovviamente hanno un’intimità molto diversa.

La cosa che mi stupisce di più è stato vedere negli anni alcuni (pochissimi) artisti, che non si sono stupito del luogo. Il senso di una performance dal vivo è proprio quello di creare un momento artistico che risente anche del luogo in cui avviene.

Sicuramente David Byrne si è appassionato enormemente al luogo,  è rimasto molto colpito dalla storia del Vittoriale per cui quando è tornato negli Stati Uniti sul suo blog personale ha dedicato un lunghissimo articolo al Vittoriale e alla terra di Gabriele D’Annunzio.

Ovviamente per noi (D’Annunzio) è un pilastro della letteratura, ma per un americano è poco più di un nome. Byrne ha postato anche direttamente le immagini che ha scattato nel Museo di D’Annunzio segreto, dove c’è l’esposizione di tutta una serie di oggetti che appartenevano agli armadi di D’Annunzio e che sono legati agli aspetti della sua vita personale, che era molto maniacale.

Ci sono ad esempio camicie tutte uguali, scarpe tutte uguali. Alcuni di questi abiti sono stati fotografati anche da Patty Smith, infatti la sacerdotessa del rock si incanta ogni volta che viene da noi. Alcuni scatti fatti nel parco sono stati poi esposti a New York nella sua mostra personale. Poi ci sono invece artisti che sono più sensibili alla natura e quindi mi vengono in mente tanti artisti che, se capita una sera di luna piena, non perdono occasione per scattarsi un selfie sul palco.

Noi nel calendario degli eventi siamo attenti a queste cose e indichiamo anche la fase lunare corrispondente all’evento.

Come vedete cambiare il pubblico insieme al festival?

La domanda è assolutamente centrale sulla nostra progressione. Il cartellone negli anni ha assunto un’identità sempre più precisa, noi volevamo capire chi fosse il pubblico che frequentava il lago di Garda. In questi anni il nostro pubblico si è assolutamente ringiovanito, siamo partiti da un pubblico sui 45-50, ora abbiamo una media di 35-40 anni.

C’è ovviamente per fare questo tanta collaborazione con infrastrutture e territorio. Il paese non è molto facile da raggiungere, ma il gruppo Arriva, ha messo a disposizione un trasporto notturno per tornare dal festival. Il cartellone poi fa il resto e motiva il fan a venire in questa cornice particolare.

Noi stiamo cercando di portare in Italia artisti non di nicchia ma di culto, che riescono a muovere incredibilmente il loro pubblico.

La tendenza di non cambiare la produzione del live per adattarsi al luogo è più italiana o internazionale?

Personalmente posso testimoniarti questa cosa con gli artisti internazionali, perché su 15 serate di festival noi ci concentriamo sul farne 14 con artisti internazionali. La difficoltà è legata a artisti che non ci conoscono e non capiscono lo specifico della logistica, è un problema raro ma capita.

In Italia il vostro è un punto di vista privilegiato, non c’è un’elevata concezione dell’industria culturale. In questi anni qualcosa sta cambiando in meglio?

Nel nostro territorio, sicuramente sì.

Allora io penso che noi abbiamo a che fare con un’amministrazione molto illuminata, che è quella di Gardone Riviera, che ha assolutamente capito l’importanza di un festival come questo, per un territorio che è già ricco.

Verrebbe da dire a qualcuno, quando parlo in questi termini, “bella fatica” capire l’importanza di un festival che ogni anno porta 20/25 mila persone. In realtà bisogna fare i conti con un territorio che è talmente ricco e opulento e talmente richiesto in cui è stato difficile far passare questa idea. Per esempio, parliamo degli albergatori, noi i primi anni avevamo enormi difficoltà anche ad alloggiare gli artisti.

Perché per gli albergatori concepire di occupare una serie di camere per una notte durante il periodo estivo voleva dire precludere la possibilità che il turista straniero la occupasse per sette notti.

Credo che soltanto sul lago di Garda in Italia sia rimasto il turismo che si compone per “settimane” . Ormai esiste il turista Fai da Te che si compone una vacanza molto spesso itinerante. Per cui non è assolutamente banale credere in un festival.

Detto questo è chiaro che il contributo che l’amministrazione di un Comune come Gardone Riviera, che ha 5 o 6 mila abitanti, non copre neanche il 3 percento dei costi del festival. Per noi è essenziale però anche come supporto psicologico, emotivo perché le difficoltà sono state tante in questi anni. Noi ci troviamo a gestire i costi del festival per il 95% in modo indipendente, senza avere una rete di enti che si fa carico di questo.  Con un network di enti a sostenerci potremmo permetterci scelte ancora più coraggiose e investimenti veri in cultura.

Il puro intrattenimento non interessa e te lo dico perchè purtroppo puntando sul solo intrattenimento si guadagna molto. Sai quante volte io mi trovo a rispondere al telefono alle agenzie italiane, anche le più importanti tra novembre e gennaio che mi propongono un artista per il Vittoriale, e ogni volta che tirano fuori un nome, rimango insoddisfatta. Il festival produce da sola la qualità.

Il comune comunque fa quello che può con delle economie relative ad un piccolo centro.

Qual è la soddisfazione legata a questo lavoro per te?

Intanto siamo in due a lavorare attivamente sul festival, anche se parlo sempre io perché ho la qualifica di direttore artistico, però devo ricordarlo ogni tanto per citare anche Rita, che oltre ad essere una collaboratrice, è anche mia sorella, noi abbiamo la grande fortuna di lavorare insieme in famiglia e di credere tanto in questo lavoro da anni.

Io faccio ormai questo da 25 anni e quindi devo dirti che ciò che mi ha sempre spinto è sicuramente la passione. Personalmente sono capace di lavorare un numero molto alto di ore tutti i giorni senza che ci siano sabati e domeniche o feste comandate che contano.

Quando lavoro nel nome della bellezza, posso faticare a lavorare anche ben oltre le otto ore.

Che sogni hai nel cassetto legati al festival per i prossimi anni?

In realtà non dico mai qual è il nome dell’artista che sogno di portare, perché il sogno nel cassetto si traduce in un paese che riesce a portare al Vittoriale artisti sempre più blasonati e sempre più incredibili per un palco che comunque ha una platea di 1.500 posti.

 

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