SAINT VITUS
Saint Vitus

[ Season Of Mist - 2019 ]
8
 
Genere: doom metal
 
7 giugno 2019
 

La chiusura di un cerchio. Dave Chandler, storico chitarrista dei Saint Vitus, ha presentato in questi termini il nuovo album della sua band – il nono prodotto nel corso di una carriera quanto mai travagliata, iniziata esattamente quarant’anni fa. Tutto era cominciato con un lavoro che, neanche a farlo apposta, era anch’esso privo di titolo: era il lontanissimo 1984.

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata: il gruppo si è sciolto e ricostituito molteplici volte, plasmando il proprio aspetto sulla base delle caratteristiche di pochi componenti a dir poco interscambiabili. E la porta scorrevole sembra ancora non volersi fermare: dopo aver salutato per sempre il batterista Armando Acosta (morto nel 2010) e lo sfortunato bassista Mark Adams, costretto alla pensione anticipata dal morbo di Parkinson, Chandler ha recentemente riallacciato i rapporti con Scott Reagers, amico di vecchia data e cantante originale del quartetto californiano.

Una scelta quasi obbligata, visti gli impegni di Scott ‘Wino’ Weinrich al fianco dei suoi Obsessed. Un ripiego, quindi? Assolutamente no: forti di una sezione ritmica rinnovata – dietro le pelli c’è Henry Vasquez, mentre alle quattro corde c’è l’espertissimo Patrick Bruders (Goatwhore, Down e Crowbar – che curriculum!) – i Saint Vitus realizzano una prova incredibilmente convincente.

Ciò che affascina davvero di questi solidissimi quarantuno minuti di sano, vecchio doom metal è la spontaneità, messa in risalto da una qualità di registrazione da presa diretta. Al diavolo ogni forma di ritocco e post-produzione: Dave Chandler e colleghi sembrano muoversi con estrema facilità in questa torbida palude sabbathiana, senza avvertire il peso di una musica che di leggero non ha nulla o quasi.

A tirarci fuori dall’oscurità più fitta vi sono le suggestive melodie disegnate dalla voce di Reagers: degne di nota le sue performance nella cavalcata motörheadiana “Bloodshed” e nella crepuscolare “A Prelude To…”, nella quale si avverte persino qualche eco dei Doors. Due episodi che, insieme al furioso minuto e mezzo hardcore di “Useless”, rappresentano una piccola inversione di marcia.

Il resto della strada viene infatti percorso a bordo di un carro armato che va alla velocità di un bradipo: vi bastino “Remains”, “Hour Glass” e “Wormhole” per ricordarvi del ruolo imprescindibile che hanno giocato i Saint Vitus nell’evoluzione del doom. Il cerchio si è chiuso? Se lo stato di salute è questo, speriamo possa riaprirsi il più presto possibile.

Credit Foto: Jessy Lotti

Tracklist
1. Remains
2. A Prelude To...
3. Bloodshed
4. 12 Years In The Tomb
5. Wormhole
6. Hour Glass
7. City Park
8. Last Breath
9. Useless
 
 

Gruff Rhys – Pang!

Gruff Rhys ama cambiare, stupire. Difficile trovare un filo conduttore nell’ormai lunga carriera solista del frontman dei Super Furry ...

Lana Del Rey – Norman Fucking ...

Ogni volta che Lana Del Rey pubblica un album il dibattito tra estimatori e detrattori della musica di Elizabeth Grant diventa sempre più ...

Kazu Makino – Adult Baby

Siamo abituati a sentire la voce eterea di Kazu Makino nei Blonde Redhead a fianco dei gemelli Simone e Amedeo Pace, ma ora Kazu ha deciso ...

Frankie Cosmos – Close It ...

Sempre molto prolifica la giovane Greta Kline, titolare del progetto Frankie Cosmos: dopo un anno e mezzo dal precedente “Vessel”, ...

The Futureheads – Powers

Aspetti positivi: i ritorni sono sempre graditi. Specie se le cose che più si ricordano negli ultimi anni circa la band di Sunderland sono ...