OGGI “ÁGæTIS BYRJUN” DEI SIGUR RóS COMPIE 20 ANNI

 
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12 Giugno 2019
 

Un buon inizio”.
Con la pacatezza che contraddistingue il popolo islandese, i Sigur Ros pubblicarono 20 anni fa un disco destinato a cambiare la musica degli anni 2000. Un incipit davvero col botto, possiamo esclamare col solito senno di poi.
La formazione guidata da Jonsi Birgisson aveva in realtà già pubblicato un primo album due anni prima, passato piuttosto inosservato e riscoperto solo dopo alcuni anni dagli addetti ai lavori.
Ricordo lo stupore nell’ascoltare le prime tracce dell’album: “Ma che fanno questi? sembrano un po’ dei Mogwai, un po’ Godspeed You! Black Imperor. Fanno a pezzi 30 di musica indie”.

L’ambizione della band è chiara anche dal nuovo line-up: si aggiunge un ulteriore polistrumentistaKjartanSveinsson ed un nuovo batterista Orri Pall Dyrason. Completa la band il bassista Georg Holm, in forza tutt’ora nel gruppo.
L’album si apre con un intro strumentale e vocale impercettibile, un brano al contrario, con la calma glaciale che avvolge l’Islanda 12 mesi all’anno. Una terra affascinante, cui questo album fa davvero da colonna sonora ideale. Se prendiamo ad esempio il secondo brano “Svefn-g-englar”, una suite di oltre 10 minuti, sembra di vedere uno di quei vulcani tipo l’Eyjafjallajökull, che dopo anni di calma esplode in zampilli di lava incandescente, blocca il traffico aereo mondiale (2010) e poi si rimette a dormire. L’eruzione di chitarre, basso, archi e batteria a metà del brano ce lo ricorda bene, vi toccherà correggere il volume dello stereo nel caso non lo conosceste.
Sotto quindi all’apparente calma dell’album ribolle il magma della creatività senza limiti, guidata dalla voce efeba e “gender neutral” di Jonsi: il suo cantato in islandese risulta quasi un esercizio vocale astratto, che si staglia contro un suono piuttosto terreno.

Molto arioso invece il successivo brano “Starálfur”, tenuto insieme da archi, chitarra acustica e vocalizzi pop. Vi è sempre una presenza elettronica gentile, a tratti impercettibile ma caratterizzante. Nulla è casuale, se ascoltate il brano al contrario è palindromo cioè suona identico al verso giusto.
Nell’album non mancano anche momenti cupi e riflessivi, figli forse della stagione invernale, fatta di aurore boreali e luce diurna scarsa. Ne è un esempio “Ný Batterí” il cui titolo ottimista (nuove batterie, nuova energia) cela in realtà una malinconia inguaribile nella musica.
Il crescendo di “Viðrar Vel Til Loftárása” (perfetto per un attacco aereo) ci trasporta in una nuova dimensione musicale post-rock senza precedenti.

“ÁgætisByrjun” rimane anche a distanza di 20 anni una album inarrivabile, praticamente fuori concorso. Nulla è banale in questo disco, nemmeno la copertina, disegnata con una penna a sfera Bic rappresenta il feto di una strana creatura con le ali, quasi un alieno. La foto poi è al negativo.
In effetti anche il disco potremmo definirlo come un corpo estraneo a tutto quello che abbiamo ascoltato fino ad oggi.

Unico. Diverso. Geniale.

Ágætis byrjun – Sigur Ros: pubblicazione 12 giugno 1999
Durata: 71:53
Dischi: 1
Tracce: 10
Genere: Rock alternativo, Post-rock
Etichetta: Fat Cat, Smekkleysa
Produttore: Ken Thomas

Intro
Svefn-G-Englar
Starálfur
Flugufrelsarinn
Ný Batterí
Hjartað Hamast
Viðrar Vel Til Loftárása
Olsen Olsen
Ágætis Byrjun
Avalon

 

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