VASCO ROSSI: LA TOP 10 BRANI

 
18 giugno 2019
 

Vasco Rossi a 67 anni non smette di stupire e di superare sé stesso, almeno sul territorio dei live, laddove invece in studio l’ispirazione sembra ormai persa per sempre. Poco male però, se a parlare per lui non ci sono “solo” oltre 40 anni di carriera, dall’uscita del suo primo album recentemente ripubblicato “…Ma cosa vuoi che sia una canzone…” ma soprattutto l’ennesimo tour trionfale, con ben 6 date allo Stadio San Siro di Milano e due attesissime a Cagliari.
Proprio per questo ci sembra giusto dedicargli una retrospettiva mediante alcuni dei suoi pezzi più rappresentativi, la nostra “classica” Top 10 brani. Un artista che non è certo avvezzo a frequentare le nostre pagine indie ma che indubbiamente ha segnato la storia della musica italiana.

BONUS TRACK – VITA SPERICOLATA

1983, da “Bollicine”

E’ rimasta ben salda nella memoria e nell’immaginario collettivo la sua esibizione sanremese con “Vita spericolata”, diventata presto un caposaldo del suo repertorio. Nonostante l’inopinata posizione in classifica, fu proprio lui, il rocker di Zocca a entrare nei cuori dei giovanissimi. Il relativo album “Bollicine” che la contiene col pezzo omonimo e tanti altri piccoli classici fece il resto, sbaragliando la concorrenza al Festivalbar e lanciando nell’Olimpo il suo nome.
Una menzione fuori classifica la merita anche la celeberrima “Albachiara”, uscita giusto 40 anni fa e contenuta nel suo secondo album, che è diventata paradigmatica come “l’ultimo pezzo in scaletta, quello proprio immancabile”, potente a livello visivo e musicale oggi come allora.

10 – UN SENSO

2004, da “Buoni e cattivi”

Unico episodio in lista riferito al nuovo millennio, è una canzone sul versante “esistenzialista” tanto caro al suo autore. Con il suo crescendo imperioso e il grande arrangiamento d’archi, la canzone fu inserita magistralmente nel film “Non ti muovere” di Sergio Castellitto.

9 – LIBERI…LIBERI

1989, da “Liberi liberi”

Scritta assieme al fidato Tullio Ferro (come “Vita spericolata” e molte altre), è tratta dal disco che segnava una nuova fase nella sua carriera, senza lo storico produttore Guido Elmi e soprattutto senza la Steve Rogers Band a supporto. Vasco però dimostrò di non risentirne per niente, almeno dal punto di vista discografico e commerciale, avvalendosi di un nuovo team di collaboratori e proponendo un album coeso che farà letteralmente scintille nel relativo tour, poi immortalato nel mastodontico live “Fronte del palco”. La canzone in sé, una dolce ballata caratterizzata dal favoloso sax di Rudy Trevisi, mostra sì disillusione ma anche una nuova consapevolezza.

8 – C’E’ CHI DICE NO

1987, da “C’è chi dice no”

Un album che ancora una volta si fa portavoce di un sentire comune, stavolta esortando a ribellarsi o semplicemente a essere sé stessi. La trasformazione in rocker nostrano è ormai compiuta, per un album tra i migliori della sua sconfinata produzione. Rock più per attitudine, verrebbe da dire, che per suono, se è vero che l’album contiene un mix riuscito di canzoni veloci e lente, ballate da “accendino” e brani più irriverenti ma sempre marchiati a fuoco dal suo autore, ormai deciso a proseguire per la sua strada, nonostante il successo gli porti anche tante vicissitudini.

7 – RIDERE DI TE

1987, da “C’è chi dice no”

Una ballata agrodolce in cui Vasco smette i panni del “dannato” per rivelarsi nelle sue fragilità e amarezze. Sentimenti che ci abituerà in futuro a mettere sempre più a fuoco, fino a segnarne in maniera indelebile la sua poetica.

6 – SIAMO SOLO NOI

1981, da “Siamo solo noi”

La canzone che più di tutte, anche più di un’ “Albachiara” divenuta solo con gli anni il must che tutti conosciamo, è identitaria del rapporto tra il Blasco e il suo popolo. Piccole cose, gesti e trasgressioni e quella vita “poco regolare” qui rivendicata con orgoglio e a testa alta, senza la paura di sentirsi diversi e giudicati.

5 – COLPA D’ALFREDO

1980, da “Colpa d’Alfredo”

Divenuta iconica sin dal “clamoroso” incipit, fece conoscere nel bene e nel male il nome di Vasco Rossi, dopo che i primi due album riscossero sì qualche consenso ma pur sempre in ambito di nicchia. Nel bene perché ci fu chi capì il suo intento goliardico e ne apprezzò la verve e la sfacciataggine nel raccontare un episodio in fondo comune a molti di noi; nel male perché esponendosi in modo così diretto, gli giunsero svariate accuse, le più note quelle di razzismo e sessismo. Fu proprio a quei tempi che Vasco capì quello che esattamente voleva essere: un rocker senza peli sulla lingua, pronto a sfidare le convenzioni di un’Italia per certi versi ancora molto bigotta e bacchettona, e soprattutto i benpensanti. Una canzone ancora adesso amatissima dai fan, come si evince dalla storica esecuzione al Modena Park nel 2017.

4 – …STUPENDO

1993, da “Gli spari sopra”

Scritta con Tullio Ferro e il compianto amico Massimo Riva, suo alter ego musicale sul palco, è la canzone della presa di coscienza, dell’indignazione, un guardarsi allo specchio per quella generazione da cui proviene anche il Nostro, e un constatare che non tutti hanno saputo mantenere la vis pugnandi mostrata in gioventù. Ce lo fa intendere bene in un verso magistrale come “E mi ricordo chi voleva/Al potere la fantasia/Erano giorni di grandi sogni sai/Erano vere anche le utopie”, ma è un Vasco che non colpevolizza apertamente nessuno e forse si rivolge un po’ anche a sé stesso.

3 – SALLY

1996, da “Nessun pericolo…per te”

Una canzone diventata una evergreen della musica italiana, standard, non solo per giovani talenti in erba che spesso la interpretano nei millemila talent, ma anche per affermate cantautrici come la Mannoia che, se da una parte tanto ha dato alla fortuna di questo singolo, indubbiamente moltissimo ne ha anche ricevuto. Gli ingredienti in fondo c’erano già tutti, in questo riuscitissimo ritratto al femminile, dove negli anni abbiamo capito nascondersi probabilmente lo stesso Vasco, in un resoconto amaro e disincantato della propria vita, ormai uomo di mezza età a metà degli anni ’90. La canzone ha anche il merito di accendere i fari su un album, appena meno reclamizzato del precedente “Gli spari sopra” e del successivo acustico “Canzoni per me”, ma altrettanto valido e riuscito, sia nei pezzi più “urgenti” e rock (“Mi si escludeva”, “Un gran bel film”, “Praticamente perfetto”) che in quelli malinconici (la stupenda “Gli angeli”, “Io perderò”, “Marea”).

2 – ANIMA FRAGILE

1980, da “Colpa d’Alfredo”

Una canzone in grado di emozionare a ogni ascolto e di assumere significati sempre nuovi e profondi. Se è vero che Rossi la scrisse per l’amato padre, morto prematuramente per un infarto, è indubbio poi che il brano visse di luce propria e divenne via via perfetto a descrivere la malinconia, la lontananza, la rabbia per la perdita, in un climax narrativo e musicale da brividi.

1 – CANZONE

1982, da “Vado al massimo”

E’ vero, in questo album è inserita anche la commovente “Ogni volta”, canzone in grado di valere un’intera carriera, ma sul punto più alto del podio piazzo quella che non ha bisogno nemmeno di un vero titolo, anche perché qui, in ambito di musica leggera italiana, si rasenta davvero la perfezione. “Canzone” è infatti una ballata struggente, malinconica e intrisa di splendida dolcezza, quella che Vasco confeziona su magnifica musica del chitarrista Maurizio Solieri.
Anche questo brano, come “Albachiara” non può mai mancare nelle sue esibizioni e da “attesa di Albachiara” (visto che in pratica spesso e volentieri vi sfocia nel pezzo), è diventata essa stessa “attesa”, quando si sa che prima o poi partiranno le note prolungate di piano e il cenno di Vasco che poi inevitabilmente lascerà cantare lo straordinario inciso al “suo popolo”, in una grande resa collettiva (come si sente ad esempio qui in un video tratto dal Live Kom 011).

Credit Foto: Francesco Rossi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

 

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