OGGI “THE REAL THING” DEI FAITH NO MORE COMPIE 30 ANNI

 
20 Giugno 2019
 

Una fiamma in una goccia d’acqua. La copertina di “The Real Thing” è tutto fuorché bella, ma ha l’enorme pregio di riuscire a racchiudere in una semplice immagine la caratteristica essenziale della musica dei Faith No More: la contraddizione. Alla base del miscuglio eterogeneo di sonorità proposto dal quintetto californiano vi sono infatti influenze assolutamente inconciliabili; tracce genetiche in pieno contrasto tra loro da cui prende forma uno strabiliante mostro dai connotati indefinibili.

Come si fa a unire Burt Bacharach ai Black Sabbath, i Commodores ai Metallica, i Bee Gees ai Dead Kennedys senza passare per dei pazzi? È presto detto: basta essere dei geni. E questa band, almeno fino a “King For A Day…Fool For A Lifetime”, dimostrò di aver dalla sua parte una brillantezza e una creatività fuori dalla norma. Quanto prodotto tra il 1987 e il 1995 è oro puro: appena quattro album per plasmare l’alternative metal del futuro e dare un significato un po’ meno generico all’etichetta crossover.

Ma ha senso tirare fuori questo termine quando si parla dei Faith No More? Forse no, è riduttivo. Prendiamo a esempio il fresco trentenne “The Real Thing”, il primo disco registrato da Roddy Bottum (tastiere), Billy Gould (basso), Jim Martin (chitarra) e Mike Bordin (batteria) in compagnia del vulcanico Mike Patton, in sostituzione di Chuck Mosley. Un successo clamoroso che, ascoltato a tre decenni di distanza dalla sua uscita, continua a lasciare spiazzati.

Una domanda sorge spontanea: è invecchiato malissimo o mantiene intatta la sua carica innovativa? Tante cose suonano incredibilmente  datate – le tastiere di Bottum in primis, a tratti deliziosamente kitsch – o un po’ fuori posto: la voce nasale sfoggiata qui da un quasi irriconoscibile (ma già virtuoso) Patton è un piccolo mistero. Sono stranezze, elementi che disorientano e che hanno il potere di rendere l’album ancora più affascinante di quanto già non sia, sospeso com’è in una bolla di atemporalità e sfuggevolezza.

Ogni cosa è armoniosamente discordante; una collisione di generi che assume un senso solo se si comprende appieno la natura ossimorico-schizofrenica della band. Nella nonchalance con cui i Faith No More fondono metal, rap, funk e pop in brani come “From Out Of Nowhere”, “Underwater Love” e “Falling To Pieces” si cela un totale disinteresse nei confronti di qualsiasi tipo di definizione. Nel 1989 Mike Patton e compagni abbatterono con un micidiale scossone le barriere del rock dando vita a un tripudio di incoerenza, irriverenza e ironia che, forse prendendolo alla sprovvista, uccise il mainstream degli anni Ottanta per fare da apripista all’ondata alternativa del decennio successivo.

I Novanta sono appartenuti solo in minima parte al grunge: il resto è stato appannaggio dei figli bastardi generati da questi cinque eccentrici individui provenienti da San Francisco – nel bene ma soprattutto nel male. La critica con la puzza sotto al naso adora alla follia l’avanguardismo pattoniano – dai Mr. Bungle ai Fantomas, e tutto quello che c’è nel mezzo – ma non apprezza particolarmente “The Real Thing”, considerato una sorta di antenato dell’odiatissimo nu metal. Una considerazione assai superficiale, ma in parte vera: tra luci e ombre, band come Korn, Incubus e System Of A Down hanno provato a rifarsi in qualche modo all’eclettismo dei Faith No More.

Ma è difficile, se non impossibile, avvicinarsi al livello di un gruppo in grado di calpestare con la violenza del rap metal e ammaliare con passaggi ora quieti, ora maestosi, neanche fossero stati scritti per la colonna sonora di un kolossal (“Epic”, “Zombie Eaters”, “The Real Thing”, “The Morning After”); di triturare hardcore e progressive in due minuti e ventisei secondi di autentico delirio (“Surprise! You’re Dead!”); di omaggiare in maniera fedele i classici (la cover di “War Pigs” dei Black Sabbath) per poi fregarsene completamente di tradizioni e consuetudini, flirtando in maniera sfacciata con l’oriente nella strumentale “Woodpecker From Mars” o con il lounge e il jazz nella soffice “Edge Of The World”. Volevano tutto…e lo ebbero.

Faith No More – “The Real Thing”
Data di pubblicazione: 20 giugno 1989
Tracce: 11
Lunghezza: 54:58
Etichetta: Slash Records
Produttore: Matt Wallace

Tracklist:
1. From Out Of Nowhere
2. Epic
3. Falling To Pieces
4. Surprise! You’re Dead!
5. Zombie Eaters
6. The Real Thing
7. Underwater Love
8. The Morning After
9. Woodpecker From Mars
10. War Pigs
11. Edge Of The World

 

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