WILD BEASTS: LA TOP 10 BRANI

 
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21 Giugno 2019
 

di Stefano Bartolotta

Ci sono diversi modi di intendere lo scopo di una top 10. Nel mio, c’è necessariamente spazio per la rappresentazione di ogni periodo rilevante, nei limiti del possibile, della band in questione, ovvero la classifica non deve essere un mero elenco delle 10 canzoni più belle, ma deve far capire a chi la legge quali momenti della carriera della band sono emersi rispetto agli altri. Per i Wild Beasts, il discorso è molto semplice: ogni singola pubblicazione di questa band ha rappresentato qualcosa di davvero significativo e che merita, ancora oggi, almeno un ascolto, quindi mi sono mosso col criterio democristiano dei tagli orizzontali. Cinque album, 10 canzoni da inserire in classifica, ergo due canzoni ad album. L’ordine, poi, è stato fatto seguendo semplicemente il mio gusto personale, ma il concetto è he se non conoscete i Wild Beasts, potete ascoltare queste 10 canzoni nell’ordine che vorrete e sono certo che vi verrà voglia di passare a tutti e cinque i dischi per intero.

10 – THE DEVIL’S CRAYON

2008, da “Limbo, Panto”
Uno dei primi singoli della band, in un periodo in cui l’art-pop britannico andava per la maggiore, fa subito drizzare le orecchie grazie alla ritmica accattivante, alla grande fluidità con cui scorre la canzone, pur composta da diverse parti e non certo aderente allo schema strofa – ritornello, e al coraggio nel non voler necessariamente riempire il suono, che sembrava obbligatorio in un certo tipo di proposta, mentre qui i vuoti sono molto presenti e ben dosati

9 – VIGIL FOR A FUDDY DUDDY

2008, da “Limbo, Panto”
Se qualcuno si fosse perso singoli come quello qui sopra e avesse iniziato ad ascoltare i Wild Beasts partendo dal primo disco, non ci poteva essere un’apertura migliore di questa per mettere subito l’ascoltatore a proprio agio. Melodia cristallina, ritmo controllato ma suadente, saliscendi vocali molto marcati eseguiti con estrema naturalezza ed espressività.

8 – 2BU

2016, da “Boy King”
L’ultimo disco dei Wild Beasts non è stato accolto benissimo da critica e fan, essenzialmente perché suona un po’ freddo rispetto ai precedenti. Indubbiamente i precedenti danno più emozioni, ma si tratta comunque di un signor album e di un buon tentativo di approcciarsi alla pulizia sonora, materia non sempre facile da gestire. In questa specifica canzone, poi, l’emotività viene fuori eccome, sicuramente di tipo diverso rispetto a ciò a cui la band ci aveva abituato, ma sfido chiunque a non sentirsi coinvolto da questa mid tempo in cui la cura dei dettagli valorizza proprio lo spiccato carattere emozionale del brano.

7 – PREGNANT PAUSE

2014, da “Present Tense”
Lo stato di grazia delle Bestie selvagge era qui probabilmente all’apice, ed è davvero difficile scegliere solo due canzoni da questo disco meraviglioso e importante. Vado con questa per il modo spettacolare con cui la band crea una sorta di ritmo interno, pur usando pochissimo la parte ritmica, dando alla canzone un impatto emotivo fortissimo. In generale, questo è un perfetto esempio di come si possa colpire duro al cuore dell’ascoltatore con un impianto sonoro relativamente ridotto.

6 – ALBATROSS

2011, da “Smother”
Ormai, il fatto che il terzo album sia quello della maturità è un luogo comune più o meno abbandonato. Ci sono ancora, però, dei casi in cui questa affermazione ha più di un fondo di verità, e questo è uno di quelli. I Wild Beasts riescono, qui e con il disco successivo, a mantenere la propria natura arty ma mettendola al servizio di canzoni talmente a fioco nella melodia e nel cantato da poter funzionare con qualunque veste. Questa canzone fu il primo assaggio di questa svolta e, proprio dal punto di vista melodico e vocale, ha pochi eguali nel repertorio della band.

5 – ALL THE KING’S MEN

2009, da “Two Dancers”
Qui mi permetto un piccolo vezzo personalistico, nel senso che il motivo principale per cui ho scelto questa canzone è quel “watch me, watch me” messo in punti strategici della canzone e che, per ragioni che non riesco bene a spiegare, mi fa letteralmente impazzire e me lo canto in testa spessissimo ancora oggi quando mi ritrovo da solo senza niente da fare o da pensare. Comunque, in generale, questo è un gran bell’esempio di come usare le armonie strumentali e vocali con efficacia e personalità.

4 – HOOTING & HOWLING

2009, da “Two Dancers”
Questa, invece, l’ho scelta per premiare il lato live della band, del quale, per mia fortuna, ho goduto diverse volte, e in cui la canzone emerge in modo particolare grazie alla sua progression dolce e irresistibile al tempo stesso. Rimane, ancora oggi, una delle canzoni, se non la canzone, più catchy del gruppo, una di quelle che ascolti mezza volta e non ti si leva più dalla testa.

3 – ALPHA FEMALE

2016, da “Boy King”
A proposito di catchyness, anche qui siamo su alti livelli. Come detto, la canzone è inserita in un disco in cui si cerca di venire a patti con la voglia di una maggior pulizia sonora, e qui il suono vivido è il modo migliore per dare il giusto impatto alla combinazione melodia – ritmo particolarmente azzeccata. Non si osa molto dal punto di vita vocale, ma è la scelta giusta, visto che la combinazione di cui sopra merita il massimo della valorizzazione e l’uso della tastiere e della chitarra dà il giusto colore nei punti giusti per rendere il brano sempre sorprendente.

2 – MECCA

2014, da “Present Tense”
Singolone se ce n’è uno, e che sfoggia il sopra descritto stato di grazia, con la capacità di dosare ritmi, armonie, dinamismo e versatilità vocale senza mai andar fuori dalle righe ma creando una combinazione impeccabile e che lascia a bocca aperta con l’abilità di rendere dare molto più valore ai singoli elementi per il modo in cui sono messi insieme. Un vero e proprio pezzone che mette voglia di essere ascoltato all’infinito.

1 – LION’S SHARE

2011, DA “Smother”
L’audacia di iniziare un disco che dovrebbe essere quello che ti può davvero dare la svolta di popolarità con una partenza leggermente e volutamente in disarmonia per poi mettere tutto insieme nel corso della canzone con la massima naturalezza, aggiungendo sapientemente diversi elementi sonori e variazioni melodiche. Questa canzone è la dimostrazione che se sei un artista a cui interessa per prima cosa la tua arte, sei in grado di costruire una canzone del genere, che è un ero e proprio viaggio, al termine del quale vorresti ringraziare chi ha suonato e cantato e, potendo, li abbracceresti pure.

 

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