“LA MUSICA, L’ARTE, LA CULTURA SONO COSE SERIE”: CE LO DICE UGO CAPPADONIA

 
25 giugno 2019
 

La nostra stima per Ugo Cappadonia è davvero alta. Artista di altissima qualità si sta distinguendo sempre per progetti in cui il suo zampino, da solista o componente della band, spicca e nobilita il tutto. Stiamo ovviamente parlando del suo ispirato esordio “Orecchie Da Elefante” (datato 2016) e della partecipazione, altrettanto ispirata, al progetto Stella Maris (con lui anche Umberto Maria Giardini, Gianluca Bartolo, Emanuele Alosi e Paolo Narduzzo). Cappadonia, che nel suo curriculum vanta comunque altre collaborazioni illustri, dimostra di avere una padronanza assoluta della scuola pop-rock, che guarda tanto al presente quanto al passato, in perfetto equilibrio.
Ci siamo permessi di disturbarlo per scambiare due chiacchiere via mail…

Ciao Ugo, come stai? Da dove ci scrivi?
Sto abbastanza bene, caldo permettendo, e scrivo da Bologna la mia città adottiva da 15 anni. Un posto magico.

La prima domanda è inevitabile. Emozioni, pensieri e batticuore dell’apertura a Johnny Marr…
E’ stata una bellissima giornata. Era la terza volta che lo incontravo e ogni volta mi ha lasciato qualcosa. Nel lontano 2007 dopo un soundcheck all’Estragon di Bologna in cui si esibì coi Modest Mouse andai li con la mia prima chitarra elettrica, sulla quale avevo imparato a suonare. Me la autografò scrivendoci sopra “Good luck..”. Adesso quella chitarra è appesa nel mio salottino ben in vista. Ci siamo rivisti alla presentazione del suo libro qualche tempo fa e abbiamo parlato del sound di Stella Maris e mi ha dato dei consigli preziosi. Quindi martedì scorso quando ci siamo rivisti è stato estremamente gentile, ha detto che dei riverberi di chitarra come il mio sono difficili da trovare in giro al giorno d’oggi. Un vero gentleman. Uno che ha fatto la storia della musica e sta li sotto al sole con te, band spalla, a parlare di chitarre. In Italia dovremmo imparare molto da personaggi come lui. Batticuore non direi, ero li per fare la mia cosa, quello che so fare. Ed è stato un onore.

Tra l’altro che tu, Ugo, forte di un disco come quello degli Stella Maris, abbia aperto per Marr, beh, mi pare quasi una cosa “scontata”. La sua influenza in quel progetto era altissima, no?
Esatto. Chi altro in Italia avrebbe dovuto aprire se non io? Penso sia stata la cosa più giusta. Non è arroganza, ma purtroppo stento a trovare artisti che si avvicinino al discorso musicale che sto portando avanti. A livello di immaginario, di estetica e di suono. Per quanto riguarda Stella Maris io e Umberto Giardini abbiamo creato l’intero progetto basandoci sulle sonorità create da Marr e Morrissey negli anni 80.

Visto che ci siamo la domanda è inevitabile: avrà un seguito quel magnifico esordio?
Vedremo…Stella Maris è una band enorme. Fatta da personalità forti e diverse, una band speciale e sopra le righe. Ognuno ha la sua strada e i suoi progetti, ma la magia che abbiamo creato sicuramente merita un seguito se le circostanze lo permetteranno. E’ già capitato di incontrarci e scrivere nuovo materiale solo per il gusto di farlo, quindi chissà…

Sulla tua pagina Facebook ci hai tenuto a mettere in mostra la tua band, pronta per Johnny. Mi pare un bel segnale di compattezza: il nome Cappadonia potrebbe intendersi quasi “al plurale” e non solo al singolare. Che ne dici?
Ti devo contraddire. Cappadonia sono io. E’ il mio mondo sonoro, le mie canzoni e la mia estetica. Il grosso vantaggio di essere un solista è quello di non essere vincolato a determinate dinamiche da band. Mi piace però creare un atmosfera di gruppo. Emanuele Alosi (già batterista di Stella Maris, e a mio parere il miglior batterista rock d’Italia) è stato l’unico a essere insieme a me in tutta la registrazione del mio nuovo disco. Mi piace rinfrescare l’atmosfera intorno a me, e soprattutto mi piace “rubare” musicisti validi alle altre band. In questo caso con me al momento, oltre a Emanuele, ho con me Filippo La Marca dei Johann Sebastian Punk e Alessandro Cairo e Michele Zappoli degli Aabu. Ma la visione totale è la mia, altrimenti non userei il mio nome.

“Orecchie Da Elefante” è del 2016, un disco che ci mostrava un tuo lato musicale in ottimo equilibrio tra cantautorato, pulsioni rock e riverberi folk. A distanza di 3 anni, nello scrivere nuova musica, quel disco è stato un punto di partenza o un elemento con cui confrontarsi?
“Orecchie da Elefante” è nato dalla collaborazione con Alessandro Alosi. La sua impronta è evidente sia a livello di scrittura (molto brani li abbiamo scritti insieme) sia dal punto di vista della produzione. E’ stato un ottimo risultato e ne sono contentissimo, ma ho voluto prendere un po’ le distanze questa volta da quel disco. Il mio nuovo album è interamente prodotto e scritto da me, e ha esattamente il suono che immaginavo sin da quando ho iniziato a scriverlo. Ci sono diversi featuring nei nuovi brani (Federico Poggipollini, Alosi, Umberto Giardini…) ma in questo caso avevo già chiaro il contributo che avrei voluto dalla loro performance sempre in sintonia con il resto del disco e del suono.
Questo nuovo album sono io al 100% e al momento è l’opera di cui sono più soddisfatto. Non vedo l’ora che esca.

Ho sentito che stavano facendo un casting per cercare un attore che potesse interpretare Liam Gallagher nel nuovo film dedicato alla Creation Records…ma tu, con il tuo look e la tua pettinatura, non ci hai pensato?
No

Adoro quella piccola frase che compare sulla tua pagina Facebook che indica il tuo stile: “Rock in Direzione Opposta“. Andare in direzione opposta è faticoso a volte. Ti viene mai l’idea di guardare com’è la direzione che va dall’altro lato, in apparenza più facile?
Faticosissimo. Ma la musica, l’arte, la cultura sono cose serie. Almeno per me. Io ci sto mettendo la mia vita, la mia salute, la mia dignità. Soprattutto in questo momento storico, socio-politico, non c’è proprio un cazzo da ridere e da scherzare. L’arte in questo momento dovrebbe avere un ruolo sociale cruciale, importantissimo. Siamo noi artisti e uomini di cultura a tenere viva l’ultima fiammella che ci separa dal buio della barbarie. Io scrivo quello che vedo e percepisco dentro di me, e suono quello che mi va di suonare senza seguire mode, trend e cazzate varie. Se questo vuol dire andare in direzione opposta ben venga. Se la direzione che va dall’altro lato consiste nel fare “musica” agghiacciante con testi che parlano del piano cottura della cucina e conciarsi come un pagliaccio sul palco, mi spiace ma quello non è il mio mondo e neanche mi interessa.

Grazie ancora Ugo, progetti per l’estate?
L’estate e il caldo mi uccidono. Al momento sono in tour con Alosi, e stiamo portando in giro il suo bellissimo album rock’n’roll “1985”. Dopodichè mi concentrerò sull’uscita del mio nuovo album come detto prima. Spero in autunno di avere già pubblicato il primo singolo.

Con quale brano possiamo chiudere la nostra chiacchierata?
Grazie mille per tutto Ricky.
Come brano puoi mettere “Orecchie da elefante” o “Bigmouth strikes again”.

 

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