INTERVISTA DOPPIA IN CASA BRONSON RECORDINGS: SUNDAY MORNING VS CLEVER SQUARE

 
26 giugno 2019
 

In occasione della speciale serata gratuita dedicata a Bronson Recordings, che si terrà questa sera, mercoledì 26 giugno, al BOtanique di Bologna, dove suoneranno gli indie-rocker ravennati (ma di stanza nella città felsinea) Clever Square e i folk-rocker cesenati Sunday Morning, entrambi recenti protagonisti anche al Beaches Brew Festival di Marina Di Ravenna, abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere via e-mail con entrambe le band romagnole in un’interessante intervista doppia. Ecco cosa ci hanno raccontato:

SUNDAY MORNING:

Ciao e benvenuti sulle pagine di Indieforbunnies.com. Per prima cosa potreste gentilmente fare una breve introduzione della vostra band per i nostri lettori?

Andrea Cola (voce, chitarra, tastiere): Ciao, siamo i Sunday Morning ed esistiamo da un bel po’ di tempo. Abbiamo pubblicato il nostro primo disco nel 2006, poi – dopo sei anni di “pausa” – nel 2012 siamo ritornati a suonare insieme e da quel momento non ci siamo più fermati, pubblicando altri tre album dal 2015 a oggi.

Avete pubblicato recentemente un nuovo album: che cosa ci potete dire a riguardo? Quali sono state le vostre principali influenze per questa nuova prova? E quali, invece, i maggiori cambiamenti rispetto ai vostri lavori precedenti?

Il nostro ultimo disco “Four”, come tutti i dischi, riflette le esperienze che ogni componente della band ha vissuto sulla propria pelle prima di entrare in studio. In particolar modo per me, Andrea, sono stati due anni piuttosto densi di esperienze: ho lasciato il mio lavoro precedente per seguire a tempo pieno l’attività dei Sunday e dello StoneBridge (lo studio dove abbiamo registrato gli ultimi tre dischi), ho frequentato una scuola di produzione musicale a Saluzzo e ho vissuto un periodo di lavoro negli Stati Uniti in uno studio di registrazione di New Orleans, l’Esplanade, dove ho avuto l’enorme fortuna di poter assistere alla produzione di alcuni brani da parte di Daniel Lanois, il produttore di U2, Peter Gabriel, Bob Dylan, ecc. Ovviamente tutto questo ha segnato una nuova consapevolezza ed è stato un motore per un diverso approccio alla scrittura, la registrazione e la produzione dei brani di questo ultimo album.

Di cosa parlano i vostri testi? Sono personali? Che cosa vi ha ispirato maggiormente, mentre li stavate scrivendo?

I nostri testi hanno una relazione stretta con l’atmosfera che scaturisce dalla parte musicale, vengono conclusi solitamente dopo aver chiuso gli arrangiamenti. Dato che nella nostra musica l’aspetto emotivo è piuttosto preponderante, anche i testi hanno seguito questo corso affrontando temi sentimentali e, in qualche misura, spirituali. Dentro ci sono le nostre ansie, le nostre speranze o le nostre paure, il tutto senza riferimenti precisi o descrizioni accurate, è più un lavoro sulle sensazioni.

Come funziona il processo creativo all’interno della vostra band? C’è qualcuno in particolare che scrive i testi e la musica o si tratta di qualcosa di collaborativo? Cosa viene prima di solito, la musica o i testi?

È un procedimento consolidato da anni, anche se ovviamente subisce sempre qualche sana variazione disco dopo disco. Essenzialmente il grosso dello scheletro dei brani viene portato da me in studio e ci si lavora tutti insieme in egual misura, ci siamo dati la regola che chi “porta il brano” abbia diritto di veto sulle decisioni di arrangiamento ma è capitato più volte, e fa parte dell’essenza della band, che un’idea iniziale sia stata poi stravolta e si sia approdati a un qualcosa di completamente diverso o che alcune canzoni siano nate da jam e poi sviluppate successivamente tanto che, in ogni caso, risulta difficile se non inutile stabilire con certezza chi abbia deciso cosa e la parte musicale dei brani è firmata da tutti e quattro insieme, con uguale percentuale.

Il vostro disco è stato realizzato da Bronson Recordings: Chris Angiolini e soci sono una vera istituzione in Romagna e, grazie alle loro iniziative sempre interessanti, alle loro venue, alla casa discografica e ai numerosi live-show che presentano, negli anni sono diventati un punto di riferimento per la musica indipendente anche in Italia (e con l’Hana-Bi, dobbiamo ammetterlo, in tutto il mondo). Che cosa ne pensate? Come vi trovate a lavorare con loro?

Cosa possiamo dire di chi da quattro anni sta scommettendo su di noi, infondendoci fiducia, appoggio morale ed economico, lavorando costantemente giorno dopo giorno affinché sempre più persone si accorgano della nostra musica e regalandoci l’occasione di poter vivere ogni eventuale soddisfazione? Fare un disco avendo la sensazione che faccia parte di un percorso più ampio, sarà trattato con amore e sarà ascoltato da qualcuno una volta finito, è una sensazione grossa, e se la proviamo è grazie a Chris e Bronson Recordings.

Avete recentemente suonato al Beaches Brew, un fantastico festival dai forti sapori internazionali, che ogni anno porta in Romagna migliaia di persone provenienti da ogni parte del globo: è una realtà davvero molto bella, credibile e importante a mio avviso. Che esperienza è stata per voi? Che sensazioni avete avuto a poter condividere lo stesso palco con gente come Courtney Barnett, Ron Gallo e Big Thief (solo per citarne alcuni)?

Siamo, per ovvie ragioni, piuttosto avvezzi a suonare all’Hana Bi e diamo sempre il massimo in quel contesto, è abbastanza naturale e c’è qualcosa nell’aria che si respira su quel palco sotto la tettoia che tira fuori una bella carica emotive; durante il Beaches Brew diventa qualcosa di diverso e ancora più potente per la presenza di gruppi di provenienza internazionale e per la bella e strana sensazione di essere a due passi da casa, ma allo stesso tempo mille miglia lontani. Sono andato a vedere Courtney Barnett, che mi è piaciuta moltissimo, ma devo ammettere che suonare lo stesso giorno dei Big Thief, che sono una delle mie band preferite, è stata davvero una bella soddisfazione.

Tra pochi giorni suonerete al BOtanique di via Irnerio a Bologna in una serata a tema Bronson: che cosa ne pensate? Cosa vi aspettate da questo concerto?

Siamo particolarmente elettrizzati e curiosi, anche perché finalmente condivideremo il palco per la prima volta con i nostri compagni di etichetta Clever Square, daremo il massimo e cercheremo di divertirci.

Avete qualche nuova band o musicista interessante – italiana o straniera – da suggerire ai nostri lettori?

Beh, quello che ascolto continuamente in questo periodo sono Big Thief, Kurt Vile, Kevin Morby e Young Jesus. Li consiglio, chiaramente.

Un’ultima domanda: per favore potete scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come colonna sonora di questa nostra intervista?

A: “If I Go”, il nostro primo singolo da “Four”.

CLEVER SQUARE:

Ciao e benvenuti sulle pagine di Indieforbunnies.com. Per prima cosa potreste gentilmente fare una breve introduzione della vostra band per i nostri lettori?

Giacomo D’Attorre (voce, chitarra): I Clever Square nascono a Ravenna e fanno indie rock dal 2005, e nel corso degli anni vedono diversi cambi di formazione, attorno a me e Stefano Vespa, che avevamo fondato il gruppo. Dopo lo scioglimento del 2015, ho riformato la band con una line-up completamente rinnovata, e un mese fa è uscito il nostro ultimo album, omonimo.

Avete pubblicato recentemente un nuovo album: che cosa ci potete dire a riguardo? Quali sono state le vostre principali influenze per questa nuova prova? E quali, invece, i maggiori cambiamenti rispetto ai vostri lavori precedenti?

Francesco Lima (chitarra): “Clever Square” è un disco in tutti i sensi “nuovo” per i Clever. È cambiata interamente la band e abbiamo lavorato in modo diverso dal solito, dai tempi di produzione più lunghi alla scelta dei suoni. È un disco in continuità con i lavori precedenti, perché mantiene una forte impronta autorale, ma anche decisamente di rottura, in quanto un nuovo inizio con un’intenzione e una consapevolezza abbastanza diverse.

Di cosa parlano i vostri testi? Sono personali? Che cosa vi ha ispirato maggiormente, mentre li stavate scrivendo?

G.D.: È sempre difficile parlare di cosa si scrive e si canta… Direi che i testi parlano, molto semplicemente, di tutto ciò che mi succede e che mi passa per la testa, e sono quindi ispirati dalla mia vita di tutti i giorni, se così si può dire…

Come funziona il processo creativo all’interno della vostra band? C’è qualcuno in particolare che scrive i testi e la musica o si tratta di qualcosa di collaborativo? Cosa viene prima di solito, la musica o i testi?

F.L.: Il processo creativo parte da Giacomo che scrive i pezzi, chitarra acustica e voce. I pezzi finiscono appuntati in provini molto lo-fi, da cui poi iniziamo a lavorare. Da lì decidiamo che strade prendere nella composizione musicale, che strumenti devono essere suonati, le dinamiche, i riff, le strutture.

Il vostro disco è stato realizzato da Bronson Recordings: Chris Angiolini e soci sono una vera istituzione in Romagna e, grazie alle loro iniziative sempre interessanti, alle loro venue, alla casa discografica e ai numerosi live-show che presentano, negli anni sono diventati un punto di riferimento per la musica indipendente anche in Italia (e con l’Hana-Bi, dobbiamo ammetterlo, in tutto il mondo). Che cosa ne pensate? Come vi trovate a lavorare con loro?

G.D.: È un onore, ma prima di tutto un piacere. Sono cresciuto a Ravenna e mi sono formato tra Bronson e Hana-Bi, un concerto dietro l’altro. Immagino fosse arrivato il momento, dopo tanti anni, di provare a lavorare assieme. In casa Bronson Recordings c’è tanta passione e tanta voglia di fare, senza compromessi… Penso sia merce rara.

Avete recentemente suonato al Beaches Brew, un fantastico festival dai forti sapori internazionali, che ogni anno porta in Romagna migliaia di persone provenienti da ogni parte del globo: è una realtà davvero molto bella, credibile e importante a mio avviso. Che esperienza è stata per voi? Che sensazioni avete avuto a poter condividere lo stesso palco con gente come Courtney Barnett, Ron Gallo e Big Thief (solo per citarne alcuni)?

F.L.: Condividere un cartellone con nomi così rappresentativi della scena indie rock internazionale è stato sicuramente un grande onore per noi. Il Beaches Brew è un festival speciale: lo seguiamo da anni e ogni volta ci stupisce per la coerenza intellettuale che c’è dietro le scelte musicali. Per l’occasione avevamo preparato un set speciale con Bruno Dorella (OvO, Ronin, Bachi Da Pietra), alla batteria, quindi è stata un’esibizione unica.

Tra pochi giorni suonerete al BOtanique di via Irnerio a Bologna in una serata a tema Bronson: che cosa ne pensate? Cosa vi aspettate da questo concerto?

F.L.: È la nostra prima data in casa, con questa formazione e questo disco. Siamo piuttosto emozionati, non vediamo l’ora.

Avete qualche nuova band o musicista interessante – italiana o straniera – da suggerire ai nostri lettori?

G.D.: Tra le uscite più recenti, direi Hollow Hand, Uranium Club e Tropical Trash, tutti nomi relativamente nuovi. Di italiano direi invece i Qlowski, che hanno da poco pubblicato un bel 7″ per Maple Death Records: li ho visti live da poco e hanno spaccato.

F.L.: I nuovi singoli di Fog Lake e di Slaughter Beach Dog. In Italia, i Malihini e il nuovo album dei Be Forest.

Un’ultima domanda: per favore potete scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come colonna sonora di questa nostra intervista?

G.D.: Il nostro ultimo singolo “Cringe”.

 

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