OGGI “ZEN ARCADE” DEGLI HüSKER Dü COMPIE 35 ANNI

 
di
1 luglio 2019
 

Si conubbero nella seconda metà degli anni 70 Bob Mould, Greg Norton e Grant Hart: sul finire del decennio nacquero gli Hüsker Dü, il cui nome deriva da un gioco da tavolo svedese (una sorta del nostro Mercante in Fiera) visto chissà dove. La formazione, tanta sala prove, qualche concerto, un DNA sicuramente punk e hardcore. Poi, soprattutto nei testi, entra un sentimento, un’intimità, una debolezza ed un senso di inadeguatezza urlati, sulle ansie e le irrequietezze tipiche dell’adolescenza, magari già più che sperimentate nel pop ma che fino al momento difficilmente la gente si sarebbe aspettata in una musica distruttiva come il violento, sloganistico e politicizzato punk.

“Zen Arcade”, uscito nel 1984, è il secondo album: a detta di molti il loro migliore, quasi per tutti un capolavoro, sicuramente un passaggio fondamentale. Registrato in pochissime ore e mixato in meno, come d’impeto. Che più genuino è difficile fare. Mould urla la paura, le angosce e le incertezze di una generazione tutta, le canzoni (e i live) avvicinano la gente, interessata e magnetizzata, che si fa catturare dal concept del ragazzo, insicuro e turbato, che scappa di casa e incontra religione, esoterismo, amore, droga e morte, in viaggio frenetico verso l’età adulta. Per quanto questo alla fine si riveli essere solo un sogno ricorrente, disegnerà una straordinaria opera scenica in musica, variegata, imprevedibile. E segnerà uno snodo fondamentale per gli anni a venire.

Pieno di furore, avvincente, passionale, “Zen Arcade” non ha un compromesso, nemmeno sonoro: la chitarra Flying V di Mould alza muri sonici, deraglia, si intreccia, si rincorre, ruota intorno ad un eclettico, geniale, instancabile Hart (pace all’anima sua), dove il basso di Norton dalle retrovie tesse trame di caratura incredibile. Virtuosismi ridotti al minimo in circolo virtuoso, verrebbe da dire.

Ma è l’essere variegato il tratto distintivo principale di questo lavoro, l’allargare i confini del genere senza paura di uscire dal seminato: sintomatico come lo scatenato uno-due iniziale “Something I Learned Today” e “Broken Home, Broken Heart” sia subito ribaltato da una fiammata acustica à la The Who come “Never Talking To You Again”. L’urgenza di ridisegnare i confini del punk come lo si conosceva diventa ora evidente. “Chartered Trips”, la nevrotica “Indecision Time “, la rabbia d’amore di “I’ll Never Forget You”, disegnano un mondo a suo modo perfettamente armonico, dove si incastonano il jam da incubo delirante di “Dreams Reoccurring”, “Hare Krsna” che quasi scimmiotta “I Want Candy” dei The Strangeloves, il pianoforte (!) come a spingere la stravagante “What’s Going On”, carezzare “One Step At A Time” e disegnare il calmifico dormiveglia di “Monday Will Never Be The Same “.

Ancora, l’attacco di “Newest Industry” è shoegazing ante litteram, l’aliena e metafisica “21 The Tooth Fairy And The Princess”, lo spietato garage di “Turn On The News” , la lunga e leggendaria coda in saliscendi di “Reoccurring Dreams” (ed un secondo terzo dell’album tutto) allargano ancor di più il tiro ma senza mai dare la sensazione del pastiche.

L’album sarà un successo inaspettato di vendite per un disco prodotto da un’etichetta indipendente (oltre 100.000 copie) e vedrà gli Hüsker Dü  di lì a un paio d’anni approdare ad una major (la Warner) per poi sciogliersi. E nel mentre, diventare un qualcosa tra il punto di riferimento, l’ispirazione ed il mito.

Se pensiamo ad un gruppo che possa identificare ideali traghettatori del punk dalla sua originaria esplosività e rabbiosa frenesia verso i lidi più intimi e melodici – per quanto la tensione resti alta, nervosa ed evidente – del pop-rock, indicare degli alfieri della sperimentazione che va a toccare il metal come il prog, ad una firma sulla transazione che servirà da linfa a dozzine e dozzine di band a venire di generi come grunge, emo, punk melodico e gran bella fetta dell’alt rock che conosciamo oggi e che ancora sentitamente ringraziano, quello degli Hüsker Dü, pur nella loro vita così intensa e così breve, non può che essere uno dei nomi in cima alle nostre scelte.

 

Hüsker Dü – Zen Arcade
Data di pubblicazione: 1 Luglio 1984
Tracce: 23
Lunghezza: 70:26
Etichetta: SST Records
Produttore: Glenn “Spot” Lockett

Tracklist:
1. Something I Learned Today
2. Broken Home, Broken Heart
3. Never Talking To You Again
4. Chartered Trips
5. Dreams Reoccurring
6. Indecision Time
7. Hare Krsna
8. Beyond The Threshold
9. Pride
10. I’ll Never Forget You
11. The Biggest Lie
12. What’s Going On
13. Masochism World
14. Standing By The Sea
15. Somewhere
16. One Step At A Time
17. Pink Turns To Blue
18. Newest Industry
19. Monday Will Never Be The Same
20. Whatever
21. The Tooth Fairy And The Princess
22. Turn On The News
23. Reoccurring Dreams

 

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