“NEL SECONDO ALBUM HO CERCATO DI CATTURARE I SENTIMENTI ALL’INTERNO DELLE CANZONI.” CE LO RACCONTA JULIA JACKLIN

 
2 luglio 2019
 

Julia Jacklin è una musicista indie-folk australiana, che recentemente ci ha graziato con il suo eccellente secondo LP, “Crushing”, uscito lo scorso febbraio via Transgressive Records. Martedì 2 luglio la ventottenne di stanza a Sydney suonerà, per la prima volta, nel nostro paese (al Circolo Magnolia di Segrate (MI) all’interno di Unaltrofestival, dove si esibiranno anche Eugenia Post Meridiem, Videoclub, Jade Bird e Anna Calvi). L’abbiamo intercettata via telefono a Milano, arrivata da pochissimo dalla nativa Australia. Nonostante la compresibilissima stanchezza dovuta al lungo viaggio, la gentilissima Julia ha scambiato due chiacchiere con noi e ci ha raccontato del suo esordio, delle sue influenze, del suo sophomore e anche della sua esperienza come regista. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Julia, benvenuta sulle pagine di Indieforbunnies.com e grazie per il tempo che ci stai dedicando. Per prima cosa ti chiedo se gentilmente puoi fare una piccola introduzione di te stessa per i nostri lettori.

Certamente. Mi chiamo Julia Jacklin e sono una musicista proveniente dalle Blue Mountains in Australia.

Il 2016 è stato un anno molto importante per te e in un certo senso ha dato una svolta alla tua carriera musicale. Sei stata molto a lungo in tour, hai suonato in festival importanti in giro per il mondo e hai anche aperto i concerti di band molto cool come First Aid Kit, Whitney e Okkervil River: che cosa ha significato per te il 2016? Ha portato un cambiamento radicale nella tua vita di musicista?

Sì, sicuramente. Inoltre ho anche realizzato il mio primo album, che credo sia stato l’inizio di tutto. Devo ammettere che suonavo già da circa sei anni, ma non era ancora un lavoro vero e proprio per me. Ora è diventato il mio mestiere e mi piace veramente molto. Ero quasi una bambina e non avevo idea di come funzionassero le cose. Ora sono diventata una bambina un po’ più grande e so qualcosa in più. (ridiamo)

Come mi dicevi poco fa, nel 2016 hai realizzato anche il tuo primo album, “Don’t Let The Kids Win”, prodotto da Ben Edwards: realizzarlo è stato un passo molto importante per te?

Sì, è stata una cosa grande. E’ costato molti soldi ed è anche stata la mia prima volta in uno studio, anche se avevo già fatto qualcosa prima di quello. Realizzarlo è stata una decisione importante da parte mia, specialmente perché allora non avevo ancora un’etichetta, un manager e nessun altra cosa. Ho deciso da sola, era un rischio, ma è stato bello e ha funzionato.

Il tuo esordio ha ricevuto parecchie buone recensioni dai giornali e da internet, ma anche ottimi riscontri dai fan. Posso chiederti che cosa ti aspettavi dal tuo debutto? Sei stata contenta dei giudizi positivi che hai ottenuto?

Non avevo aspettative, non sapevo cosa sarebbe successo o come sarebbe stato ricevuto, volevo solo realizzarlo. E’ stato fantastico, non pensavo di farlo ascoltare ad altri a parte i miei amici e la mia famiglia. E’ stato veramente bello, non avevo ancora altri piani per la mia vita e non sapevo se sarei potuta diventare una musicista.

Sei contenta del tuo lavoro di musicista in questo momento della tua vita?

Sì, è un modo di vivere interessante e che mi piace.

Negli ultimi anni sei stata a lungo in tour e hai incontrato tante nuove persone quasi ogni sera: posso chiederti se queste cose possono aver influenzato in qualche modo il tuo secondo album, “Crushing”?

Sì, sicuramente. Nel mio album parlo della mia vita, ma il mio disco non parla di andare in tour, ma delle mie relazioni con gli amici, con la famiglia e anche di quelle romantiche e di come sono cambiate a causa di ciò. Sono cose che mi hanno influenzato molto perché hanno cambiato sensibilmente la mia vita e anche le mie relazioni sono cambiate in modo molto drastico.

E’ difficile gestire tutti i tipi di relazioni, quando devi viaggiare così tanto, non trovi?

A volte sei con le persone per tutto il tempo e altre volte sei sempre via. Non c’è molto equilibrio.

In passato sei stata accostata a musiciste come Angel Olsen e Sharon Van Etten: ti trovi a tuo agio con questi paragoni? Ti piacciono queste due musiciste?

Sì, mi piacciono molto, sono ottime musiciste, ma non ci penso molto. Spesso internet deve fare dei paragoni, ma non ci penso davvero molto. (ridiamo)

Il tuo secondo disco, “Crushing”, è stato prodotto da Burke Reid, che ha già lavorato con Courtney Barnett e con i DZ Deathrays, tra gli altri: che esperienza è stata per te? Posso chiederti se il tuo approccio alla musica è cambiato per questo tuo sophomore?

E’ stato fantastico lavorare con lui. E’ un’ottima persona e un grande produttore. Sì, il mio approccio alla musica è cambiato molto. Quando ho iniziato pensavo che registrare la musica significasse catturare la migliore versione delle mie canzoni in modo che il sound fosse molto buono. Il mio primo disco non penso fosse molto emotivo perché ero troppo concentrata a rendere le cose perfette, mentre nel secondo album ho cercato di catturare i sentimenti all’interno delle canzoni.

Quando hai presentato il tuo nuovo disco, hai detto che hai cercato di catturare un periodo in particolare della tua vita: posso chiederti qual è l’umore di questo album?

L’umore? Il disco parla di me, di cuori infranti. Niente di nuovo in particolare. Credo che sia di umore speranzoso. E’ un disco speranzoso. Penso che sia piuttosto triste, ma vuole essere onesto nei confronti delle mie esperienze. E speriamo che l’amore non sia morto. Non lo so, ma forse. (ridiamo)

Quali pensi siano stati i maggiori cambiamenti tra i tuoi due album?

Sicuramente la mia voce è migliorata e ora canto meglio. Anche il mio songwriting è migliore ora. (Il nuovo disco) mi rispecchia di più e parla sempre di me. Fa sempre parte del genere singer / songwriter, ma ora ho molta più sicurezza nel prendere delle decisioni e sono più sicura di me stessa.

Ti posso chiedere del titolo del tuo nuovo LP, “Crushing”? Da dove proviene? Ha un significato particolare?

Non proviene da nessuna parte in particolare. Stavo semplicemente cercando un titolo. Cercavo una parola che potesse in qualche modo definire il disco e credo che questo album sia davvero forte (“crushing”) a livello emotivo. Questa parola in inglese puo’ significare tante cose e l’album parla di tante emozioni differenti.

All’inizio dell’anno hai anche co-diretto un video per Stella Donelly: che cosa ci puoi raccontare di questa esperienza? Che cosa ne pensi di questo lavoro? Potrebbe essere un’altra parte dell’arte che potresti esplorare nel prossimo futuro?

Sì, penso di sì. E’ una cosa ancora molto nuova per me, ma mi piace molto creare visual per la musica. E’ qualcosa che mi diverte molto, alcune volte anche più di scrivere musica. Mi piace e penso che, se non scrivessi musica, mi potrei dedicare a questa attività. In futuro potrei tornare a fare la regista.

E’ la prima volta che vieni a suonare qui in Italia, Julia?

Sì, è la mia prima volta. Sono già stata nel vostro paese come turista, ma non ho mai suonato qui e sono molto contenta di essere arrivata qui da voi ora.

Che cosa ti aspetti dal tuo concerto di domani a Milano?

Credo che sarò meno stanca e sarà bello.

Spero che tu ti possa riposare oggi, così domani ti troveremo in piena forma! Ho un’ultima domanda prima di lasciarti andare: parlando dell’Australia, oggi c’è una scena indie-rock davvero molto interessante con gente come Courtney Barnett, Tame Impala, Stella Donnelly, Dune Rats e tanti altri che hanno ottenuto buoni riscontri anche al di fuori del vostro paese. Ti fa piacere essere parte di questa scena, che in questo momento è in continua crescita? Hai qualche nome interessante da suggerire ai nostri lettori?

Sì, mi fa piacere. La scena australiana è molto interessante e rispettata in giro per il mondo in questo momento e credo che sia un’ottima cosa. Ti posso consigliare Angie McMahon, che è veramente molto brava, ma ce ne sono anche molti altri.

Grazie mille. Spero di vederti domani al Circolo Magnolia a Milano.

Grazie a te.

Foto Credit: Nick Mckk

 

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