CHERNOBYL: TRA SERIE TV E REALTA’

 
4 luglio 2019
 

A Pripyat la vita scorreva serena ed uguale a sé stessa; le coppie passeggiavano nel parco, uomini e donne svolgevano le loro quotidiane attività lavorative, i bambini giocavano, gli anziani lasciavano che il tempo si portasse via i loro ricordi, che, spesso, erano tormentati e impregnati del sangue della guerra. E proprio mentre la città era immersa nel sonno, nella centrale dedicata a Vladimir Ilyich Lenin si stava svolgendo un normale test di sicurezza al reattore numero 4.

“Chernobyl” non è stata pensata e prodotta come una serie contro il comunismo o contro quella che fu l’Unione Sovietica; non è assolutamente una serie incentrata esclusivamente sul passato e su un evento tragico che tenne l’Europa col fiato sospeso. “Chernobyl” è una storia attuale, perché è la denuncia di ciò che accade ogniqualvolta i governi – indipendentemente dal loro colore politico – si trincerano dietro le falsità e le menzogne. Possiamo dire di esserne immuni oggi? Non credo, perché oggi, come allora, i governi hanno il bisogno del consenso delle persone comuni e per farlo, spesso, costruiscono, ad arte, i nemici da combattere e gli eroi da santificare. La situazione attuale è ancora più pericolosa grazie alle enormi possibilità offerte dalla così detta tecnologia dell’informazione; oggi, infatti, è molto semplice costruire bugie o “fake news”, se più vi aggrada, e condizionare così le opinioni e le scelte di milioni di persone nel mondo. Crediamo di essere più liberi, crediamo di essere più consapevoli, crediamo di avere a disposizione tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, ma in realtà siamo ostaggio d’una cortina, che non è più fatta di ferro, ma di bit e byte che qualcuno manipola ed utilizza a suo esclusivo vantaggio.

L’Unione Sovietica era convinta che la Verità fosse pericolosa per il popolo; cosa pensate che pensino, oggi, personaggi del calibro di Donald Trump, Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdoğan, Kim Jong-un o i tanti piccoli, grandi leader nazionalisti in giro per il mondo? La Verità non è mai dannosa per qualcuno; la Verità può essere difficile da accettare, può essere sconveniente e perciò è ovvio che queste élite di potere, desiderose solamente di auto-sostenersi e mantenersi in vita, trovino più facile e comodo affidarsi ad una convincente bugia.

L’esplosione avvenuta a Chernobyl fu un disastro terribile, ma ciò che avvenne dopo, fu molto, molto peggio. Alcuni, una minoranza influente e potente, tentarono in tutti i modi possibili, leciti ed illeciti, di convincere la maggioranza che andasse tutto bene, che gli allarmismi erano del tutto infondati e messi in giro da chi non voleva il bene del paese. Un po’ come avviene anche adesso quando, nonostante questo pianeta stia andando letteralmente a fuoco, qualcuno cerca di convincerci che è esattamente il contrario: è normale che ogni tanto faccia un po’ più caldo e chi sostiene il contrario vuol solamente destabilizzare, incutere timori infondati e confondere le persone per bene.

La serie HBO non è solo una storia drammatica da guardare con interesse; non serve solo a farci sentire vicini, umanamente, agli sfortunati pompieri che, ignari di cosa stesse accadendo e convinti dalle autorità che si trattasse di un semplice tetto in fiamme, scambiarono grafite per comune asfalto e morirono, tra atroci sofferenze, dopo pochissimo tempo dal disastro; ma serve, soprattutto, come ammonimento per il futuro, perché i rischi, i numeri, le previsioni, le tabelle, gli studi che, spesso, vediamo scritti sui fogli di carta o sugli schermi dei nostri computer possono trasformarsi, immediatamente, senza che ce ne rendiamo assolutamente conto, in morti. E ciò non vale solo per una centrale nucleare o un ponte o qualsiasi altra opera civile, ciò vale anche per le scelte politiche, economiche e strategiche dei nostri governi, interessati solo a rovesciare regimi ostili; a distruggere, senza sentire la responsabilità morale di ricostruire e soprattutto interessati solamente a spartirsi potere e ricchezze naturali, fregandosene delle case distrutte, delle città sventrate, della gente senza più alcuna speranza che, pur di non restarsene lì a morire lentamente o finire vittima di linciaggi e violenze gratuite, preferisce affidare il proprio destino alle onde del mare o alle vorticose correnti di un fiume.

Ed oggi? Alcune stime parlano di circa quattrocentocinquanta impianti nucleari attivi nel mondo, un’altra cinquantina in costruzione, mentre le politiche sovraniste e nazionaliste – in questo momento dominanti – spingono sempre più in questa direzione – con finalità civili, ma soprattutto con finalità militari – ed aldilà delle banali frasi di facciata, non sembra che questi governanti siano particolarmente sensibili alle modifiche climatiche, al riscaldamento del pianeta, ai disastrosi eventi sismici e metereologici che sconvolgono, sempre più frequentemente, la Terra.

Oggi a Chernobyl la vita è tornata; la natura non è stata sconfitta, ma è riuscita ad adattarsi e permettere a specie vegetali ed animali di vivere e riprodursi; a tutte, tranne che ad una, la più pericolosa e auto-distruttiva: l’essere umano.

 

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