OGGI “THIS IS WHAT YOU WANT… THIS IS WHAT YOU GET” DEI PUBLIC IMAGE LTD COMPIE 35 ANNI

 
6 luglio 2019
 

Johnny Rotten era insoddisfatto dei Sex Pistols e stanco delle richieste di Malcolm Mc Laren, il “borghese anarchico” del punk. La band, ormai, non aveva più alcun obiettivo artistico, non ascoltavano neppure i brani che John scriveva, era tutto profondamente falso e superficiale. Malcolm era riuscito persino a trasformare una creatura selvaggia ed imprevedibile, come Syd Vicious,  nella peggior caricatura possibile di una fottuta rockstar, una marionetta. Questi furono i motivi principali per cui John decise di abbandonare i Sex Pistols e creare una nuova band: i Public Image Ltd.

La rabbia urlata dei Sex Pistols si sarebbe trasformata nei PiL in un sottile, sferzante e pressante tormento interiore. Tormento che nasce dalla convinzione che non c’è alcun divertimento, nessuna possibilità di gioia o di salvezza. Il futuro è solo angoscia, il mondo intero è destinato ad auto-distruggersi e noi, stupidi e condizionabili esseri umani, indeboliti dalle religioni, assuefatti dalle tecnologie moderne, corrotti dal denaro, impauriti dal perdere quel poco che pensiamo di possedere, moriremo soli, in enormi inferni metropolitani, sommersi dalla plastica, dallo smog, dal cemento, dall’acciaio e da chissà quali altre merde sintetiche ed artificiali.

Iniziò così, nel 1978, la storia dei PiL, con lavori di rock straniante, fosco e psichedelico. Un suono fatto di sperimentazioni e rumori, sonorità che amavano confondersi e mescolarsi con il dub, la techno, il reggae e la musica etnica, con forti venature dark e new wave. La loro musica indagò sui vari aspetti che rendono l’animo umano turbolento ed ansioso, che spingono gli uomini verso l’alienazione più totale, uno stato nel quale l’unica possibilità di fuga è rappresentata dalla morte. Viviamo circondati dall’ipocrisia e la religione stessa è l’ipocrisia più grande, quella che ci condiziona, ci obbliga, ci divide e limita la nostra autonomia. La religione rende ciechi, ci fa vivere con pesanti statue di menzogna nella mente. In giro non c’è mai stata la vera fede, conta solo il denaro, l’unico Dio dei Maiali. È questa la loro religione a buon mercato, ottima ed infallibile per indebolire la volontà dei singoli individui e renderli docili, impauriti e controllabili. Intorno a noi, intanto, è tutto finto, son solo bugie, ogni parola scritta o pronunciata dai loro altari è solo l’ennesima bugia. Abbiamo tanto da perdere e pochissimo da guadagnare.

Queste, miei cari amici, non sono affatto canzoni d’amore.

Questo è quello che vuoi, questo è quello che ottieni… Un concetto semplice e diretto, la consapevolezza che sarà sempre molto difficile realizzare quello che auspichiamo; spesso dobbiamo accontentarci di quel poco che otteniamo e probabilmente la cosa migliore è non avere troppe aspettative, perché il rischio è quello di restare delusi. La cruda verità che, però, i PiL somministrano con la loro solita leggerezza ed il loro folle menefreghismo, ad iniziare dal pop-funky del brano d’apertura “Bad Life”.

“This Is What You Want … This Is What You Get” (1984) permette alla band di approcciarsi allo sonorità dance della disco music, facendo leva su una strutturazione dei brani più orecchiabile e radiofonica, rispetto al passato, con la celebre “This Is Not A Love Song” a brillare grazie al suo ritmo accattivante e contagioso.  Ma per quanto essa sia un brano di successo, capace di intercettare i gusti della massa, i PiL non rinunciano al loro solito sarcasmo ed alla loro sottile ironia; riescono, infatti, nell’impresa di accontentare, apparentemente, sia il grande pubblico, che la propria etichetta discografica, mettendo, però, in luce tutta la frivolezza, la falsità e l’inconsistenza di quelle che erano state le loro richieste, perché quello che conta non è quello che ci avete chiesto e che vi stiamo offrendo, ma esattamente tutto quello che vi stiamo negando. Musicalmente uno dei pezzi più interessanti degli anni Ottanta e contemporaneamente una presa per il culo di tutto ciò che rappresentò quel decennio.

Le atmosfere più cupe ed oscure hanno la meglio, invece, in “Tie Me To The Lenght Of That”, mentre nella successiva “The Pardon” gli effetti sonori, una asfissiante ed insolita batteria, conferiscono al brano un’atmosfera irreale, si avverte il bisogno di fuggire verso l’aria aperta ed il mondo esterno. “Where Are You” fa leva su un miscuglio di diversi suoni orchestrali sullo sfondo, un tamburo martellante e la voce di John Lydon più atroce e acuta del solito, in modo da rendere questo brano un pugno nello stomaco, qualcosa in grado di suscitare una reazione infastidita negli ascoltatori. La leggenda narra che fosse Lou Reed l’obiettivo degli strali sonori di John Lydon. Il finale dell’album è affidato alle suadenti melodie artificiali dei synth di “The Order Of Death” e alle stesse parole che si ripetono in continuazione, senza, però, mai essere fastidiose, ma riuscendo, invece, a creare una omogeneità con la musica, mentre la band non esita a inserire nel sound del brano elementi che richiamano alla mente il prog-rock del decennio precedente.

Pubblicazione: 6 luglio 1984
Durata: 36:36
Dischi: 1
Tracce: 8
Genere: Alternative dance, Post-punk, New Wave
Etichetta: Virgin Elektra / Asylum
Produttore: Public Image Ltd
Registrazione: 1983 – 1984

1. Bad Life – 5:14
2. This Is Not A Love Song – 4:12
3. Solitaire – 3:59
4. Tie Me to the Length of That – 5:17
5. The Pardon – 5:19
6. Where Are You- 4:18
7. 1981 – 3:57
8. The Order of Death – 4:59

 

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