“ABBIAMO SEMPRE FATTO MUSICA POP”: CE LO DICE LA DELIZIOSA EVA HENDRICKS DEI CHARLY BLISS

 
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8 luglio 2019
 

Sarò sincero. Amo i Charly Bliss. La band di New York ha realizzato due album magnifici e se mi chiedeste qual’è, al momento, il mio disco dell’anno, beh, senza alcuna esitazione non potrei che rispondere “Young Enough”. Tante erano le cose che avrei voluto chiedere ad Eva Hendricks e, finalmente, ne ho avuto l’occasione. Se già la stimavo, lasciatemi dire che ora la stima è diventata adorazione. Intervista molto piacevole, sincera, ricca di spunti e con una bella volontà di chiacchierare (che non sempre si percepisce negli artisti, ve lo assicuro!). Eva sei favolosa! (Ps: ringrazio anche James Parrish per aver coordinato il tutto alla perfezione!)

Ecco quello che ci siamo detti…

Ciao Eva come stai? Da dove stai scrivendo?
Hey Ricky! Tutto bene! Siamo a casa, a Brooklyn, in questo momento, ma partiremo per un tour tra pochi giorni!

Ho letto le recensioni sul nuovo album: sono tutte molto positive. Immagino grande felicità. Ma le recensioni per voi contano ancora qualcosa!?
Siamo totalmente in estasi! Ci sentiamo davvero felici che le persone amino il disco e che siano entrati in sintonia con le canzoni e i testi. Ci interessano ancora le recensioni, certo, ma penso che sia più importante che ci piaccia l’album e ne siamo davvero orgogliosi. È così snervante buttar fuori qualcosa di così personale, ma, nello stesso tempo, ti aiuta a tranquillizzarti un po’ se sai che hai realizzato il miglior album che avresti potuto fare in un dato momento, poi beh, da li, il resto è un po’ fuori dal nostro controllo.

Siete stati recentemente in tour in Europa, come è andata? Cosa vi ha eccitato di più di questi concerti europei?
È stato incredibile! Abbiamo visto così tante città che non avevamo mai visto prima: è stato assolutamente unico arrivare a Parigi o Amsterdam e sapere che è stata la nostra musica a portarci lì. Mi emoziona sempre guardare in mezzo alla folla e vedere le persone cantare insieme a te le canzoni, specialmente quando siamo dall’altra parte del mondo.

Ti dico la verità. La prima volta che ho ascoltato il disco e l’inizio con “Blown To Bits” ho pensato: “OMG, sono pazzi! Questa è la loro canzone più bella di sempre e l’hanno messa in apertura del disco. l’album dovrà davvero essere bellissimo per restare a questo livello“. Mi è sembrato un rischio e invece la canzone è il biglietto da visita perfetto per il disco, perché ha già tutte le caratteristiche del vostro “nuovo” suono. Avete cancellato le mie paure. Avete pensato subito a questa canzone come brano di apertura?
Wow Ricky grazie!!! Mi è sembrata una scelta ovvia fin dall’inizio quella di metterla all’inizio, perché ha una costruzione che ci piace tantisismo. Inizia così, semplice e poi cresce a dismisura, quindi pensavamo che sarebbe davvero un ottimo modo per trasportare le persone nell’album. Inoltre, è una sorta di “canzone ponte” perfetta tra i nostri due dischi. Non è la canzone più pop dell’album, ma non è anche un ritorno al sound di “Guppy”, quindi è proprio quella canzone che facilita la transizione.

Mio figlio, che ha 9 anni, dopo aver ascoltato per la prima volta “Blown To Bits” mi ha detto: “Sai papà, questa canzone mi ricorda quella canzone che dice “oh, a, oh “e” Video “e “Star”” Haha! Stava parlando di “Video Killed The Radio Star”!! Credo che avere una canzone paragonata a “quel classico” sia una cosa bellissima, significa che la vostra canzone è scritta perfettamente ed entra subito in testa. Quasi quasi la potreste fare una cover di quel brano. Cosa ne pensi?
Oh mio dio, AMIAMO QUELLA CANZONE! Che onore! Ci piacerebbe davvero farla, ma il problema è che The Presidents of the United States of America hanno già fatto una cover perfetta di quella canzone. Non sono sicura che potremmo superare quello che hanno fatto!

A proposito di cover, sto pensando a tutte quelle che avete fatto in passato, Blondie e The Killers, ad esempio, che sono forse band che hanno influenzato il vostro sound, ma ci sono anche scelte curiose come Len o Mariah Carey. Come decidete di coverizzare un determinato brano?
Penso che di solito vogliamo scegliere una canzone che possiamo rifare o addirittura totalmente trasformare o anche una canzone che sappiamo entusiasmerà e coinvolgerà la folla. È anche utile scegliere una canzone che rafforzi qualsiasi aspetto del tuo suono, proprio quello che magari stai cercando di evidenziare. Ad esempio, proprio ora nel nostro set stiamo facendo “Mr. Brightside” dei Killers, e la scelta ha un senso, perché sono una band che ha iniziato nel mondo del rock indipendente e, progressivamente si è spostata sempre più nella direzione del pop, che è esattamente quello che speriamo di fare anche noi!!

Quanto è stato importante il contributo di Joe Chiccarelli al nuovo album?
Non possiamo certo esagerare sull’utilità di Joe per questo album perché è davvero su livelli alti. Fin dall’inizio, ci siamo subito fidati di lui e quindi mi sentivo molto aperta ai suoi suggerimenti e pensieri riguardo alle canzoni. È meraviglioso lavorare con qualcuno che vuole spingerti a dare il massimo, ma non ha un ego così esagerato e non si arrabbierà se hai una divergenza di opinioni. Ha lavorato così duramente su questo disco e abbiamo amato ogni secondo in cui abbiamo collaborato con lui.

C’è stato un momento in cui avete pensato, durante la realizzazione del nuovo album: “Chissà se questi synth e il fatto che non ci sono così tante chitarre sporche spaventeranno quelli che hanno amato il primo disco…
Non proprio! Ovviamente ci è venuto in mente che alcune persone potrebbero storcere il naso all’inizio, ma avevamo anche la certezza di creare esattamente il disco che volevamo fare e anche se, inizialmente, qualcunop poteva essere spiazzato, beh, eravamo sicuri che alla fine la gente lo avrebbe capito. Sembra essere andata esattamente così! La cosa principale è che il fondamento alla base della nostra musica non è cambiato, abbiamo sempre fatto musica pop, lo abbiamo fatto solo attraverso il contorno di chitarre distorte su “Guppy” e attraverso l’uso dei synth su “Young Enough”.

Ascoltare i tuoi testi, Eva, è qualcosa che mi dà i brividi e forza anche nel mio lavoro. Io lavoro con adolescenti problematici. Spesso questi ragazzi sono divisi tra l’essere se stessi e il dover essere l’immagine perfetta che gli altri vorrebbero vedere. È una battaglia molto difficile. Mi sembra che tu insegni che, comunque, l’importante è manifestare sempre ciò che si sente e che non si dovrebbe aver paura di essere se stessi. La verità è, alla fine, la cosa più importante. Sbaglio?
Wow Ricky, è incredibile, grazie mille per avermi detto queste cose! Quanto hai scritto è esattamente giusto e vero. Durante tutta la mia vita, ho sempre sperimentato sollievo e catarsi affrontando le cose a testa alta invece di cercare di evitare conflitti, pensieri e sentimenti spaventosi. Ho bisogno di esprimere tutto per stare bene e più onesta sono con me stesso e con le persone intorno a me e più felice, più libera e più forte mi sentirò. Sai la nostra è comunque una musica estremamente personale e ti mette nella posizione di essere vulnerabile: è una forma estrema di connessione al mondo attraverso il tuo dolore, non è facile, ma nella mia esperienza è stato davvero gratificante.

Non chiedermi perché, ma ogni volta che sento “Under You”, penso ai Clash. Non lo so, è come se vedessi i Clash che suonano quella canzone! Sono pazzo?
That’s so cool! Non sei assolutamente pazzo! Adoro quando le persone trovano delle cose nella nostra musica che noi non percepiremmo!

“Young Enough” mi lascia senza parole. Melodicamente parlando, lo trovo uno dei vostri migliori brani di sempre! Per me è una canzone speciale per la capacità di essere ad ampio spettro: in qualche modo è sia esaltante ma anche malinconica, allo stesso tempo. Che ne dici?
Sam ha avuto un’idea di una canzone che avesse un accordo che potesse rimanere fisso per l’intera durata della canzone, con tutto il resto che lo completa e lo circonda, un po’ come una canzone dei LCD Soundsystem! Quando ha suonato la versione strumentale della canzone, beh, per me, aveva già un taglio molto emotivo e sentimentale. Mi sembrava una canzone che poteva stare alla fine di un film! Da lì, entrambi, abbiamo lavorato insieme sulle melodie e, quando ho scritto i testi, abbiamo concordato sul fatto che dovevano raccontare una storia molto chiara e comprensibile. Da lì, tutto si è sviluppato rapidamente e ha funzionato. La canzone parla della prima volta che mi sono innamorata e come non ha funzionato, anche se volevamo, paradossalmente, che funzionasse così male e continuasse a tornare a galla e a ricominciare, anche se poi finiva sempre allo stesso modo. Sono così grata di non essere più in una relazione del genere e di essermi smarcata da quel livello di drammaticità, ma, guardando, indietro dall’altra parte di quella situazione, beh, mi sono anche sentita fortunata di aver avuto quell’esperienza, perché comunque ero giovane, un po’ matta e totalmente senza esperienza. È una canzone che potremmo definire molto cinematografica e capace di guardare al passato!

C’è qualcosa nel disco che non ti aspettavi?
Sam: La canzone “Fighting in the Dark” era totalmente non pianificata ed è stata registrata molto spontaneamente, una sera tardi in studio. Eva ha scritto bridge su una canzone che non avevamo finito di registrare, ma abbiamo voluto salvare ciò che aveva scritto e dargli uno spazio sul disco. Il feeling si è rivelato molto diverso dalla canzone che era originariamente e ci farà sempre pensare a quel momento speciale nello studio in cui il tutto è stato concepito.

Mi piace molto la tua copertina. Ha qualcosa di cinematografico. Anche l’uso della luce. Mi ha portato alla mente i thriller e film polizieschi degli anni ’70. Come è nata questa immagine?
Questo è esattamente quello che avevamo in mente! Prima di pubblicare il disco mi ha colpito il fatto che buttar fuori un album è come invitare le persone nella tua vita, in un modo simile a quello di entrare nel bel mezzo di un film. Avresti questa sensazione davvero intensa di un aspetto della storia, ma non saresti sicuro di ciò che è accaduto prima o di quello che verrà dopo. Volevo davvero giocare con quell’idea. Sono stata particolarmente ispirata da film come “Paris, Texas”, “Five Easy Pieces”, “Three Women” e “Badlands”.

Immagino che questa sia una domanda che, forse, ti avranno già fatto molte volte, ma ci provo. Nel mondo della musica abbiamo esempi di fratelli che hanno litigato, anche al culmine del loro successo (penso a Oasis o Jesus and Mary Chain). Qual è il tuo segreto per mantenere l’unità familiare?
Penso che il segreto sia l’onestà, l’empatia e la pazienza. Come in ogni relazione, se non fai mai il check-in e hai una conversazione onesta su quali aspetti della tua relazione stanno funzionando e quali aspetti ti pesano, beh, tutto diventa molto peggio perché accumuli, accumuli e inevitabilmente esplodi! Penso che cerchiamo di avere conversazioni regolari tra noi e cerchiamo di capire da dove veniamo e riflettiamo su come possiamo aiutarci. Sam è il mio migliore amico e penso che entrambi sappiamo che non vale la pena mettere a repentaglio tutto questo, quindi cerchiamo di prendere sul serio la nostra comunicazione.

So che “Guppy” è stato registrato due volte. Mi sono sempre chiesto se, da qualche parte, le registrazioni della tua prima versione siano ancora disponibili. Perché quelle prime registrazioni non ti hanno convinto?
Le registrazioni erano fantastiche! Il problema era che non avevamo ancora trovato la nostra identità come band e non scrivevamo abbastanza canzoni. Credo che molte band pensino che, una volta che hai dieci canzoni pronte, è già tempo di registrare un album! Ma è davvero meglio scrivere più di dieci canzoni e poi tornare indietro e decidere quali sono le migliori e quali funzionano meglio insieme. Insomma avevamo (e abbiamo) ancora del lavoro da fare!

So che siete stati in tour con i Veruca Salt. Amo quella band. Che ricordi hai di loro? Cosa puoi imparare suonando con una band come loro?
È stato un sogno diventato realtà quello di suonare con i Veruca Salt, è stato il nostro primo vero tour e la prima volta in cui abbiamo avuto modo di suonare di fronte a un sacco di estranei. Penso che abbiamo imparato molto dal loro rapporto molto stretto con i fan: quanto può essere gratificante crescere con le persone che hanno amato la tua musica fin dal primo giorno. Sono così bravi con i loro fan ed è stato fantastico vedere l’intenso livello di supporto, energia e gioia che ricevono dal pubblico ogni notte, proprio grazie a questo.

Grazie mille ragazzi. So di aver fatto tante domande, ma adoro la vostra musica e sono davvero felice che voi abbiate trovato il tempo di rispondermi. Spero di vedervi presto in Italia. C’è una tua canzone che vi piace particolarmente e che possiamo usare come colonna sonora per concludere questa intervista?
Grazie mille a te Ricky! Anche noi speriamo di venire presto in Italia, ci piacerebbe davvero così tanto! La nostra chiacchierata finiamola con “Young Enough”!

 

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