“L’INCOGNITA DEL FUTURO DIVENTA UN AGGRAPPARSI AI RICORDI DEL PASSATO”: L’INTERVISTA A I BOTANICI

 
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15 Luglio 2019
 

L’uscita del brano “Nottata” ci aveva lasciato pieni di aspettative, domande, incertezze, dilemmi, e insomma per soddisfare il mare magno di quesiti alla fine siamo andato alla “radice” e abbiamo intervistato I Botanici che hanno parlato del nuovo disco, del tour, di tutto quello che è stato e sarà nei prossimi mesi.

Ciao ragazzi, innanzitutto come state?
Ciao Gianluigi! Un po’ accaldati!

State iniziando ad accumulare una serie di lavori molto coerenti e che hanno un’identità molto forte, ma come state affrontando gli inevitabili cambiamenti del tempo?
Abbiamo lavorato molto sulla scrittura e sull’arrangiamento dei nuovi lavori. Volevamo allontanarci il giusto, senza stravolgere completamente, quanto fatto con il primo lavoro. Come dici tu, siamo riusciti a raggiungere un equilibrio comune su tutti i brani. Il tempo non ci spaventa e lo affronteremo, come sempre, in modo naturale.

Un saggista piuttosto celebre come Stefano Mancuso ha scritto un saggio titolato “L’incredibile viaggio delle piante”, nella vostra biografia “l’incredibile viaggio dei Botanici” quali saranno gli eventi evidenziati che stanno accadendo in questi mesi?
Ancora non lo sappiamo, ma saranno sicuramente tantissimi. Stiamo passando l’estate a riscaldarci in vista dell’uscita del disco e del tour autunnale. Nel nostro incredibile viaggio il nuovo avvincente capitolo è sicuramente quello della rinascita. Da qui in poi, speriamo sia un saggio che non avrà mai fine.

Come vi rapportate con la nostalgia?
Come tutti, è un bel sentimento che però ha il potere di immobilizzarti, a volte per pochi secondi, altre per ore, a volte per giorni. A volte va via da sé, altre bisogna contrastarlo con un po’ di razionalità.

Per la nostra generazione cosa significano, secondo voi, parole come nostalgia, malinconia, solitudine?
Credo siano sentimenti che sono in qualche modo universalmente generazionali, cioè che hanno toccato un po’ tutte le generazioni di ventenni/trentenni. La nostra generazione però è forse la prima dall’avvento del liberismo che si trova a fare i conti con tante incognite, incertezze, abbandono da parte delle istituzioni, che non riesce ad essere rappresentata a dovere dalle opposizioni e quindi in qualche modo ci rende un po’ tutti slegati e quindi, in qualche altro modo, soli. Anche perchè tutto ciò ha ripercussioni anche sulle relazioni. Sono sentimenti però che fanno anche semplicemente parte di quel processo di crescita, dell’imparare a capire chi siamo e che posto vogliamo occupare nel mondo. L’incognita del futuro diventa un aggrapparsi ai ricordi del passato.

Come cercate di dialogare con queste parole nelle vostre canzoni? (Ad esempio, Nottata mi sembra che dialoghi molto bene con questo)
Preferiremmo non dialogarci! Hai però colto i veri temi del disco che uscirà dopo l’estate. Sia però chiaro (perchè a volte non traspare) che questi sentimenti diventano motivo di riflessione e quindi di lotta. Ne parliamo per esorcizzarli e sconfiggerli.

Voi, se non sbaglio, siete di casa a Bologna, cosa significa per voi questa città?
Solo uno di noi, Toni, vive a Bologna, anche se ormai ce ne sentiamo tutti cittadini. È il fulcro principale della nostra vita di band, dei lavori in studio, di qualche canzone, delle pause dei tour.

Ci sono situazioni, eventi, parole sulla quale avete provato a costruire canzoni ma non siete riusciti? Insomma, avete qualche rimpianto autoriale?
Le nostre canzoni nascono dal bisogno di raccontare qualcosa. Alcuni (bisogni) sono più forti di altri e riescono ad emergere con più decisione. Gli altri restano negli hard disk di qualche pc.

Il disco uscirà dopo l’estate, cosa avete messo dentro al vostro album? Quali sono le parole chiave del lavoro?
Hai praticamente già indovinato i temi. Musicalmente invece è molto variegato, siamo molto soddisfatti. C’è dentro tutto ciò che siamo, tutti i nostri lati, passa dal punk al post-rock alla ballad acustica. Detto così può sembrare sia un disco struggente e slegato ma in realtà è un disco dinamico, attuale, con tanti mood e con una forte connessione tra tutti i brani.

I nostri lettori per prepararsi al meglio al vostro disco cosa possono ascoltare, leggere o vedere?
(insomma, fate una rassegna delle cose che vi hanno colpito in questi mesi)
È un periodo in cui tutti noi Botanici abbiamo ripreso a leggere con decisione, in cui siamo rimasti un po’ delusi dalla piega che certa musica ha preso in Italia (*), personalmente non guardo neanche molti film né serie tv. È un disco assolutamente libero (grazie anche a Garrincha Dischi che non ci ha messo alcun freno), ci sono circa 80 anni (in 3) di vita nel disco, è difficile fare un sunto! In pratica il consiglio è quello di ascoltare il disco con quella curiosità che era tipica di noi da adolescenti.
* Specifico che non è un attacco della serie “io faccio rock, che schifo i synth”(ho sempre amato il pop). E’ stato deludente come il pop (che aveva qualche anno fa ritrovato davvero tanta dignità), sia stato ridotto nuovamente a formuletta “matematica”. E non mi riferisco ai grossi, parlo dei nuovi emergenti, certe playlist sembrano canzoni parodia de Le Coliche.

Credit Foto: Matteo Casill

 

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