METALLICA: LA TOP 10 BRANI (PRIMA PARTE, GLI ANNI ’80)

 
24 Luglio 2019
 

La storia musicale dei Metallica può essere suddivisa in due parti, con il loro discusso “Black Album” come spartiacque. Di quel miscuglio veloce ed aggressivo di heavy metal, hardcore-punk e hard-rock a cui il mondo avrebbe dato il nome di trash metal, i Metallica furono tra i padri fondatori assieme ad altre storiche band quali gli Slayer, gli Anthrax o i Megadeth di Dave Mustaine, che fece parte proprio dei Metallica, come chitarrista, dal 1981 al 1983. I Metallica, però, a differenza di tante altre band metal dell’epoca, seppero allargare sin da subito i propri orizzonti musicali, introducendo, già a partire dal loro secondo album “Ride The Lighting”, elementi e sonorità più lente, pulite ed oscure e non disdegnando il confronto con le atmosfere delle ballad metal più classiche o con l’hard-rock. Questa TOP 10 fa riferimento ai primi quattro album della band di San Francisco (“Kill ‘Em All”, “Ride The Lighting”, “Master Of Puppets” e “…And Justice For All”).

BLACKENED

1988, da “…And Justice For All”

Spesso i Metallica, nel corso della loro lunga carriera, hanno affrontato nei loro brani il tema della guerra. In questo brano lo fanno in maniera apocalittica: la danza dei morti sarà illuminata dal fuoco atomico, a cui seguirà un lungo inverno che cancellerà, per sempre, le tracce del nostro passaggio su questo pianeta. Come già era avvenuto con il brano “Fight Fire With Fire” i Metallica individuano in una guerra nucleare le cause dell’estinzione dell’essere umano. Basti pensare, ad esempio, a ciò che è avvenuto dopo il disastro nucleare di Chernobyl. Quello che ci mostrano, oggi, a 33 anni di distanza da quel tragico evento, gli studi e le immagini dell’area evacuata, è che la Natura è riuscita comunque a fare il suo corso, ha saputo reagire, facendo sì che piante ed animali potessero adattarsi. Solo ad una creatura, la più pericolosa, non risulta ancora essere possibile vivere a lungo nell’area: l’essere umano.

MASTER OF PUPPETS

1986, da “Master Of Puppets”

Il velo della nostra auto-distruzione può essere davvero sottile, proprio come un ago che inietta e mette in circolo il suo veleno. Il suo sapore è dolce, ma ci rende dei burattini inermi, incapaci a controllare le proprie azioni, a scegliere le proprie strade ed imprigionati in un sogno fasullo. Un labirinto infinito da cui non sarà più possibile uscire.

FOR WHOM THE BELL TOLLS

1984, da “Ride The Lighting”

Ancora una volta la guerra, ma questa volta non è trattata in maniera universale, esprimendo il proprio dissenso e la propria condanna nei confronti di coloro che pensano possa essere il mezzo con cui risolvere dispute e dissidi. I Metallica si lasciano trasportare dal corposo fiume di parole di Ernest Hemingway e prendono parte all’azione; si schierano a fianco di una ben definita parte politica, quella dei quei cinque rivoluzionari spagnoli che morirono su una collina, senza avere alcuna possibilità di combattere e difendersi, perché la Morte, per mano di un nemico subdolo e violento, giunse improvvisamente e meschinamente dal cielo.

WELCOME HOME (SANITARIUM)

1986, da “Master Of Puppets”

Questa canzone guarda nei meandri più oscuri della nostra mente, cerca di comprendere quali siano i meccanismi interiori che producono inquietudine e dolore. Spesso, convinti di esser perfettamente sani e normali, non esitiamo a giudicare e puntare il dito contro chiunque ci appaia diverso, contro chiunque non sia come noi, contro chiunque non voglia conformarsi alle regole omologanti della nostra buona società. Li chiamiamo pazzi, reietti, anormali; li riteniamo esser troppo strani ed imprevedibili per poter restare, liberi, all’aria aperta. Di conseguenza per il loro stesso bene riteniamo sia preferibile rinchiuderli in una gabbia, convincerli che il mondo esterno sia un posto pericoloso e così non facciamo altro che alimentare la loro frustrazione, nutrire il loro dolore, accrescere la loro rabbia.

…AND JUSTICE FOR ALL

1988, da “…And Justice For All”

Questa è la vera giustizia? Le aule della giustizia, purtroppo, sono, spesso, lugubri ed aride, dominate da quei martelli che bramano solamente ridurre a brandelli la nostra umanità, i nostri ricordi più cari, i nostri sentimenti più fragili ed indifesi. Tutto quello che custodivamo nel nostro intimo ci viene portato brutalmente via, viene messo in mostra senza alcuno scrupolo e viene deriso con disprezzo. La giustizia, dunque, ha davvero abbandonato questo nostro mondo?

DISPOSABLE HEROES

1986, da “Master Of Puppets”

La guerra non la combattono gli eroi. Ma la gente comune, uomini e donne che avevano una propria vita, una casa, dei parenti, dei figli, degli amici e che si ritrovano, non per loro scelta, a essere i corpi inermi che riempiono campi nei quali si sente solo la voce della Morte. Le persone vengono trasformate in vittime ubbidienti, sono addestrate ad uccidere nell’attesa che qualcun altro, prima o poi, tolga loro la vita. Non c’è nulla di eroico o straordinario, è tutto già stato deciso, stabilito e pianificato altrove, nelle stesse stanze dove fabbricano le menzogne che ci tengono docili e sottomessi: gli eroi da buttare per queste loro guerre insensate.

THE FOUR HORSEMEN

1983, da “Kill ‘Em All”

I quattro cavalieri dell’Apocalisse sono già tra noi, devastano e consumano la Terra, ogni giorno, senza che non ce ne rendiamo conto e facciamo qualcosa per fermarli. Anzi, spesso, ci schieriamo dalla loro parte e decidiamo di fare il loro gioco, perché ciò è più comodo, è più sicuro, è più facile e soprattutto è più conveniente. In questo brano i loro nomi sono Peste, Tempo, Carestia e Morte. Essi approfitteranno del conformismo, dell’omologazione globale e della vecchiaia del nostro mondo (il Tempo), della debolezza del suo corpo e del suo spirito (la Carestia), per avvelenarlo e corromperlo un po’ alla volta (la Peste). Finché esso non sarà così debilitato e sofferente che l’ultimo cavaliere (la Morte) giungerà come la liberazione agognata.

CREEPING DEATH

1984, da “Ride The Lighting”

Le atmosfere veloci e rabbiose del trash metal fanno da sottofondo per la storia biblica delle piaghe che il Dio vendicativo e iracondo dell’Antico Testamento decise di infliggere al popolo degli Egizi. Il colore dominante è il rosso; il rosso del sangue degli uomini e delle donne che si opposero al volere di un Dio tirannico e che colorò le acque dello stesso Nilo, il fiume che da simbolo di vita e prosperità per un intero popolo si trasforma in un simbolo di condanna, di punizione e di morte.

SEEK & DESTROY

1983, da “Kill ‘Em All”

Solenne ed epocale sono questi gli aggettivi più adatti per descrivere questo brano, caratterizzato da una impressionante forza d’urto e che trasuda metallo da tutti i pori. La Bay Area dove tutto è nato si trasforma, ogni notte, nel territorio di caccia ideale della band. La malvagità si respira nell’aria, il ritmo del cuore accelera all’impazzata, è inutile scappare, è inutile nascondersi, non ci resta altro da fare che affrontare la notte, con i suoi incubi, con le sue fiamme che divampano nei nostri stessi cervelli, mentre un diavolo – che, forse, siamo noi stessi – ci invita, sorridente, a compiere il salto finale.

THE CALL OF KTULU

1984, da “Ride The Lighting”

In quest’ultimo brano strumentale, altro omaggio letterario, i Metallica mettono la loro musica al servizio delle atmosfere cupe ed orrorifiche descritte da Howard Phillips Lovecraft; il brano si fa sempre più oscuro e minaccioso, perché il suo scopo è invocare e dare forza a Cthulhu, il sacerdote, il cui unico scopo è quello di risvegliare e servire i Grandi Antichi, fare sì che il Tempo esaurisca il suo corso, che l’Universo arresti la sua crescita ed il loro blasfemo dominio di sangue e vendetta possa finalmente governare per sempre il cosmo.

Credit Foto: Ross Halfin

 

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