THE WEEKENDER: ASCOLTA GLI ALBUM DEI KING GIZZARD & LIZZARD WIZARD, SLEATER-KINNEY, RIDE (E MOLTI ALTRI…) USCITI OGGI

 
di
16 Agosto 2019
 

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore ?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi… buon ascolto

KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD – “Infest The Rats’ Nest”
[Flightless]

Stu Mackenzie ha ammesso di aver sempre amato, in gioventù, l’heavy metal: partito dai Metallica è arrivato ai Sodom. I singoli apripista tracciano la via: si ritorna alle origini e agli amori musicali delle scuole superiori per Stu…e che heavy metal sia!!

RIDE – “This Is Not A Safe Place”
[Wichita]

Andy Bell parla di un ritorno alle atmosfere e al mood di “Nowhere” e, dobbiamo essere sinceri, quella copertina potrebbe anche richiamarci alla mente quello storico esordio. Se “Future Love” era più classica e avvolgente ecco che “Repetition” si muove su una battuta secca e una chitarra ruvida e rabbiosa, mentre le voci dei nostri sono morbide come sempre, volte a creare un contrasto tra dolcezze e graffi. L’attesa è tanta.

SLEATER KINNEY – “The Center Won’t Hold”
[Mom + Pop]

Decisamente sperimentale e spiazzante (con finale rabbioso e incazzato) il nuovo singolo delle Sleater Kinney che, strada facendo, hanno anche perso per strada la batterista Janet Weiss, che comunque è presente nell’album di prossima uscita. La produzione è stata affidata a St. Vincent e a quanto pare la via intrapresa è quella di un oscuro percorso post-moderno. Staremo a vedere.

FRANK TURNER – “No Man’s Land”
[Xtra Mile]

Recentemente il cantautore inglese ha scoperto la storia di Jinny Bingham, una strega vissuta a Camden nel 1600: ispirato da ciò, Turner ha iniziato a concentrarsi su altre donne che erano state emarginate dalla storia, tra cui Sister Rosetta Tharpe, l’attivista femminista egiziana Huda Sha’arawi e la ballerina del Dodge City dancehall Dora Hand.
Tutto questo finisce nell’ottavo disco del menestrello britannico. Prodotto da Catherine Marks “No Man’s Land” arriva a poco più di un anno dal precedente, “Be More Kind”.

JASON LYTLE – “Arthur King Presents Jason Lytle: NYLONANDJUNO”
[Dangerbird]

Nuovo lavoro solista per il leader e voce dei Grandaddy per l’occasione percorre nuove direzioni sperimentali.
“NYLONANDJUNO”, nato come parte integrante dell’installazione artistica firmata dal collettivo King Arthur, è stato interamente composto e suonato con un sintetizzatore analogico (appunto il Roland JUNO del titolo) e una chitarra classica imposizione stilistica che se inizialmente terrorizzava Lytle si è rivelata successivamente portatrice di molte ispirazioni:
L’intenzione di usare la chitarra con corde di nylon e il synth Juno in qualsiasi modo possibile mi preoccupava, ero terrorizzato di esaurire i toni o le opzioni … ma a questo punto mi sento come se avessi appena graffiato la superficie di ciò che questa combinazione di strumenti avrebbe potuto fare.

OH SEES – “Face Stabber”
[Castle Face]

Poteva mancare anche quest’anno in disco degli Oh Sees?
Ovviamente no. A distanza di un anno dal precedente “Smote Reverser” esce oggi il nuovo “Face Stabber”
anticipato dal solito filotto di singoli al fulmin cotone compreso l’ultimo “Captain Loosely” dedicato alle vittime della recente sparatoria di El Paso.

THE HOLD STEADY – “Thrashing Thru The Passion”
[Frenchkiss]

Un album molto solido, intenso e, come sempre, sincero: The Hold Steady non reinventano la storia del rock, ma sanno reinterpretare il genere molto bene e il ritorno di Nicolay nella band non fa altro che aggiungere preziosi dettagli al loro suono. Il risultato finale è assai gradito e positivo. It was definitely worth the wait.

BLANCK MASS – “Animated Violence Mild”
[Sacred Bones]

Benjamin John Power continua a lasciare nel cassetto i Fuck Buttons e riprende la via solista. Il nuovo capitolo dietro il moniker Blanck Mass è diario ‘rumoroso’ di un anno di lavoro passato a comporre e produrre in solitudine nel suo studio personale di Edinburgo.

 

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