OGGI “HUMBUG” DEGLI ARCTIC MONKEYS COMPIE 10 ANNI

 
di
24 agosto 2019
 

Sul finire del 2008 gli Arctic Monkeys, già ampiamente sulla cresta dell’onda con il vessillo di nuovi salvatori del rock, decidono di cambiare rotta.
Presi armi e bagagli i quattro di Sheffield abbandonano quindi la ‘rassicurante’ Inghilterra e si lanciano oltreoceano dove ad accoglierli a braccia aperte troveranno Josh Homme e il deserto del Mojave.

La mano del Queens of the Stone Age, accreditato come produttore e co-compositore, le vibrazioni degli storici studi di Rancho De Luna, marchieranno a fuoco il terzo “Humbug”, lavoro, rispetto ai precedenti, arricchito da timbri oscuri e psichedelici.

Non tutti però grideranno al miracolo di fronte ad un disco decisamente più maturo… il nostro Bruno De Rivo per esempio dieci anni fa scriveva così…

Non riesco a smettere di ridere.
La band di Sheffield che sfotte Morrissey (tipo Checco Zalone di Zelig con Tiziano Ferro o Fabrizio Casalino di Colorado Cafe con Carmen Consoli) alla traccia 7 è qualcosa di davvero succulento. Ho cercato in internet ma nessuno fa menzione della cosa. Eppure proprio il Moz aveva tuonato contro il successo dei Wunderkinder dello Yorkshire del Sud dicendo che avrebbero dovuto farsi un mazzo tanto girando il Regno Unito in Ford Transit prima di rilasciare tutte quelle interviste. E loro hanno servito la vendetta su un piatto d’argento, con una certa classe, direi.
Se ascoltate “Cornerstone” non riuscirete a non ridere.

Il problema se vogliamo è questo: il disco di fatto è tutto qui. Quella carica esplosiva fatta di bass driven songs, testi ironici e british sound sembra essersi perso nelle desert session del Mojave, dove Alex Turner e soci si sono rinchiusi a registrare sotto la regia di Josh Homme dei Queens Of The Stone Age, che ha lasciato un evidente marchio di fabbrica: un suono ruvido e pieno, il basso più nascosto dietro alla texture di chitarra e quella voce, divenuta forse più adulta.
La scelta di registrare l’album oltre oceano dimostra chiaramente l’intento della band di espandere gli orizzonti, abbandonando sonorità britanniche poco gradite in America e Oceania.
Meno riff reggae tipo Clash di “Sandinista”, meno power chords tipo Smiths, più Mark Lanegan, Nick Oliveri e Beach Boys.

L’incipit è davvero heavy: “My Propeller” irrompe nel vostro soggiorno occupando tutta l’atmosfera. “Crying Lighting” ha un bel ritornello, parte in sordina e finisce in crescendo con una batteria pesante e cadenzata accompagnata da riff agressivi, presenti anche nella successiva “Dangerous Animals”.
Poi il disco cede un po’ nel finale, dopo il famoso sfottò.

Complessivamente la maturazione degli Arctic Monkeys lascia un po’ perplessi e non sembra essere un passo avanti. Qualche sprazzo di idee ben mescolato a tanta routine e mestiere. E’ un po’ come quei frutti coloratissimi, che una volta colti e addentati si rivelano acerbi.

MATURABILE

Pubblicazione: 19 agosto 2009 in Giappone, 21 agosto 2009 in Australia, Brasile, Irlanda, Germania, il 24 agosto 2009 in UK
Durata: 39:20
Tracce: 10
Genere: Rock alternativo
Etichetta: Domino
Produttore: James Ford, Joshua Homme

1. My Propeller
2. Crying Lightning
3. Dangerous Animals
4. Secret Door
5. Potion Approaching
6. Fire and the Thud
7. Cornerston
8. Dance Little Liar
9. Pretty Visitors
10. The Jeweller’s Hands

 

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