TODAYS FESTIVAL, 2^ GIORNATA
Live @ Torino (24/08/19)

 
25 agosto 2019
 


The ease with which man adapts to weightlessness is a fascinating mystery.
(Primo Levi – Granta)

Le giornate di un festival, in un mondo ideale, sarebbero come dei film ricchi di personaggi, dei racconti di Roberto Bolano, delle storie di vita che si intrecciano e trovano assurde, non convenzionali, strutture. Il TOdays però, pur non trovandoci ad Atlantide o sull’isola di Utopia, crea un’atmosfera che rende lo storytelling del festival ogni giorno diverso, ma sempre coerente all’idea di fondo, che ormai è ben oltre il semplice (si fa per dire) racconto del contemporaneo in musica.

La capacità del TOdays è quella di far sentire ogni partecipante-ascoltatore senza peso, in uno stato di assenza di gravità, dove conta solo la circolarità, gli eterni ritorni e le strane coincidenze e deviazioni sonore. “Ladies and Gentleman we are floating in space”.

Il podio di oggi è ancora tutto legato a Spazio 211 e ai set del pomeriggio/sera: One True Pairing, i Low e Hozier hanno, in modo completamente diverso, un aspetto della loro musica che dialoga con il mondo reale e tocca macrotemi fino ad arrivare alle piccole violenze quotidiane, quelle che sono talmente ordinarie da passare per scontate e parte del sistema.

Va segnalata, nella seconda giornata, anche la scoperta di Adam Naas che in soli tre secondi di live incuriosisce, colpisce e rapisce.

One True Pairing

Un set che è un work in progress, una costruzione modellata su un disco in uscita per Tom Fleming (Wild Beasts). Per scoprire al meglio il suo progetto noi l’abbiamo anche intervistato (leggerete tutto la prossima settimana). Il suo è un live costruito sull’alterità spiazzante dell’elettronica combinata alla semplicità dei suoni che escono direttamente dalla chitarra di Fleming. Il tappeto elettronico non è soft, anzi preme e si scontra con dei bassi potenti, ma proprio in questo drappeggio spinto si inserisce un’enciclopedia di suoni delicati e più canonici.

Il live è da aggiustare, ampliare (non per lunghezza, quanto per contenuto e struttura), ma c’è una sfacciata genuinità che fa ben sperare, Fleming infatti stupisce perché riesce ad essere pulito ed onesto con se stesso e la sua attitude artistica, anche in questa prima avventura solista.

Low

Il set è un’apocalisse lenta. L’oscurità sul palco non pesa mai, ma viene trasformata in una sensazione multiforme e complessa che gioca con riverberi, echi infernali e tempi lenti, a cui è impossibile reagire con razionalità.
Si ha l’impressione di parlare con una divinità del tempo, si sente l’esigenza di fermare tutto, ogni singolo brandello di pensiero.

La struttura del live è snodata su una scarica di brani nuovi e storici, molto simile alla scaletta al tour invernale. I Low analizzano le tossicità del nostro pianeta e le rallentano in un set che fa stare tutti zitti, fermi, anche gli elementi naturali dell’area sono in stasi.

I Low sono ipnosi, cura, apocalisse e rinascita, sarà difficile superare un live così.
Questa canzone è dedicata ai vostri amici e se non li avete, saremo noi i vostri amici” ha detto Sparhawk: forse però nella musica dei Low non cerco amicizia quanto una confessione, un’estrema, splendente, unzione.

Hozier

Un racconto completamente diverso da quello dei Low per modi, stile e sonorità.
Hozier usa un vocabolario pop che si sposa con delle atmosfere aperte, affacciate sul mondo. L’eterno scontro dell’indie-folk diviso tra il locale e il globale, si risolve in una serie di storie di provincia, che parlando di disgrazie e disuguaglianze con estrema semplicità e con un suono che è un timbro, un simbolo.

Hozier è una festa di integrazione, musicale, sociale e generazionale. Il live va ben oltre i momenti esplosivi, dovuti ai pezzi “pop”, ma vive su un equilibrio sopraffino che è dettato da una band che guida alla grande il cantautore di Wicklow.

A notte fonda, dopo un passaggio all’Incet per il live imperscrutabile e difficilmente spiegabile dei Cinematic Orchestra, il tassista sulla via di casa ascolta Wynton Marsalis e allora tutta la sfuggevole circolarità della vita, dell’universo e del TOdays, si palesa e rende anche il viaggio un’ultima scena perfetta per il festival.

 

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