MARTIN ROSSITER, LE VECCHIE GLORIE BRITPOP E LA (NOSTRA, DANNOSA) NOSTALGIA CANAGLIA

 
26 agosto 2019
 

di Stefano Bartolotta

Quando ero piccolo (no, nessuno mi scherzava per le dimensioni del mio pene), i miei guardavano sempre una trasmissione su una qualche rete Mediaset che si intitolava “Una Rotonda Sul Mare”, che era una sorta di contest tra vecchie glorie musicali di quando loro erano giovani. Io guardavo la TV con loro e pensavo “chissà se anche io, in età adulta, mi farò prendere da questa cosa della nostalgia”. In realtà, prima di farti prendere da essa, ci dev’essere un periodo musicale al quale sentirsi legati a doppio filo, e a me è successo col britpop, per cui, quando ormai diversi anni fa, la macchina del revivalismo è partita e, pian piano, ha iniziato a girare sempre più intensamente, io ci sono cascato con tutte le scarpe e ho iniziato a seguire il più possibile gli eroi che tornavano sulle scene dopo anni di dimenticatoio e di mestieri improbabili svolti per sbarcare il lunario. Quindi sì, anche io mi sono fatto prendere dalla nostalgia.

Non ci ho mai trovato niente di sbagliato, a dirla tutta: che danno poteva fare, a me, a chi si faceva prendere come me, e a tutto il giro musicale che seguo? Non è che per questo ho dato meno soldi e meno attenzioni alle cose attuali che mi piacevano, ho “solo” aumentato le spese e il tempo da dedicare alla musica, però è sempre stata una cosa bella, che mi piaceva, e queste vecchie glorie, se la cavano ancora oggi, eccome, quindi comunque stavo dedicando tempo e denaro a gente ancora brava, non a personaggi bolliti.

Qualche voce di dissenso tra gli appassionati musicali più giovani e anche tra le band più attuali si è levata, e io ho sempre trattato queste persone come gente che voleva solo rovinare la festa, senza portare argomentazioni davvero valide. Ho anche dibattuto sul profilo degli Sleaford Mods quando hanno scritto una cosa del tipo “we need a new vision, not Shed Seven at number 1 on the charts”, confrontandomi con la band stessa in una serie di commenti, molto civili a dire il vero, nei quali il mio argomento era: ma perché ci dovete rompere le palle? Noi ci godiamo i nostri eroi che sono tornati e non creiamo alcun danno nei confronti di chi sta provando a emergere ora. Vendono di più i nostri rispetto a voi? Evidentemente i giovani non comprano più dischi e noi che invece li compriamo non sappiamo che farci.

Tutto ciò fino a oggi, giornata nella quale le mie convinzioni hanno iniziato a vacillare e ho pensato, per la prima volta, che questa cosa della nostalgia sta diventando tossica e dannosa.
Mi spiego: nei giorni scorsi, l’account dei Gene e quello di Star shaped, organizzazione di serate e concerti a tema britpop, hanno creato un grosso hype su un annuncio da dare, appunto, oggi. Visto l’utilizzo dell’account della band, si pensava a qualcosa legata alla band, non solo a Martin Rossiter. Si sognava un tour, o comunque una reunion in qualche forma. Invece, l’annuncio è che il 13 giugno (notare che siamo al 26 agosto), Martin farà un concerto di fine carriera molto lungo con band. E una serie di pensieri ha iniziato a girarmi in testa.

Concerto di fine carriera? Ma perché, la carriera stava andando avanti? L’ultimo suo disco è di una vita fa, l’ultima volta in cui ha suonato dal vivo sicuramente non è recente nemmeno quella, cosa vuol dire fine carriera? La carriera, se non la continui, è finita da sola, e non c’è niente di male in questo. Ma soprattutto, se tu dichiari una data di fine di una carriera ferma da moltissimo tempo, e questa data è DIECI MESI più avanti rispetto al momento dell’annuncio, permettimi, fai ridere. E l’unica cosa che ti interessa è cavalcare l’onda della nostalgia. E poi magari tra 5 ani fai altre cose, perché diciamocelo, cosa cavolo vuol dire annunciare la fine di una carriera, quando tutti sanno benissimo che ci puoi sempre ripensare e dire “ah sì, avevo detto fine carriera, ma sapete cosa, l’ispirazione, il fuoco dell’arte, della musica…”. Dai, su.

È qui che la nostalgia diventa tossica e dannosa, perché il tirare la corda fino a questo punto significa che si stanno instaurando dinamiche molto lontane dal concetto di genuinità legato alla bellezza di provare nostalgia. Mi direte, cosa fai, cadi dal pero? Pensi che davvero tutti questi siano tornati per il puro gusto di farlo? No, certo che no, ma la corda non è mai stata tirata fino a questo punto. Mi dispiace, un annuncio di un concerto di fine carriera tra dieci mesi quando la carriera è ferma immobile da anni non lo accetto, e lo ritengo pericoloso per tutto il giro che si è creato. Perché gli Shed Seven sono tornati e suonano in giro ogni due anni e hanno pure fatto un gran disco, i Bluetones anche loro suonano spesso e strabene, dei Dodgy non posso giudicare i concerti perché non ci sono stato, ma coi dischi stano portando avanti un percorso musicale nuovo e interessante, e i ritorni più sporadici, tipo Johnny Dean o i Marion o i Geneva, o i Salad o gli Sleeper, tali sono stati, e non sono stati preceduti da annunci a effetto dal contenuto così vuoto come quello per il ritorno sporadico di Martin Rossiter. E il problema è che, se questo concerto avrà successo, quanto forte sarà la tentazione di altri di fare annunci simili in pompa magna, quando se vai poi a guardare la sostanza, è tutta fuffa (non dico il concerto in sé che sarà senz’altro bellissimo, dico il contesto dell’annuncio)?

No, non va bene, dobbiamo iniziare a stare attenti e a non farci intossicare dal morbo. Che non significa non andare al concerto, perché capisco che al cuore non si comanda. Ma stiamo attenti, che la deriva è lì dietro l’angolo, e un annuncio del genere, per la prima volta, ci fa capire quanto tutto ciò potrebbe finire male. Ripeto, stiamo attenti e facciamo tutto ciò che possiamo affinché il bel gioco non si rovini. Non sarà facile, lo so.

 

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