THE CRANBERRIES: LA TOP 10 BRANI

 
26 Agosto 2019
 

E’ ancora assai doloroso ripensare al triste epilogo della band irlandese The Cranberries, coinciso in maniera irreparabile con la prematura morte della loro carismatica leader Dolores O’ Riordan. Voce potente ma aggraziata, figura minuta ma preponderante all’interno del gruppo, icona di un decennio e riferimento per altre interpreti venute dopo. Soprattutto era un’anima tormentata, che da sempre ha saputo trasmettere nelle proprie canzoni i suoi sentimenti più veri e i suoi stati d’animo.
A distanza di pochi mesi dal (piacevole) ultimo album in studio dei Cranberries (qui recensito) ci è sembrato giusto ripercorrere la loro storia, costellata di episodi di gran pregio, e almeno in un caso – ma pare quasi pleonastico ammetterlo – di un vero e proprio classico del rock.

BONUS TRACK – WAKE ME WHEN IT’S OVER

2019, da “In the End”

Il titolo dell’album è paradigmatico: si tratta appunto dell’ultimo mai realizzato dai Cranberries, in cui la O’ Riordan ancora una volta seppe tramutare in accorati versi – che somigliano in taluni casi a vere e proprie suppliche – il suo malessere (ma anche il suo desiderio di rifarsi, di lasciarsi tutto il brutto alle spalle). Questa canzone in particolare, sin dal primo ascolto, colpisce per le sue liriche così autentiche e personali.

10 – TOMORROW

2012, da “Roses”

Tratto da un album poco ispirato, dopo tanti anni di oblio nei quali congelarono la sigla sociale, è il singolo con cui gli irlandesi si ripresentarono al pubblico. Il brano mostra una buona verve e uno stile assai riconoscibile sin dalle prime note. Da sempre molto amati dalle nostre parti, furono ben accolti al rientro sulle scene, sul piano delle vendite, proprio in Italia. Ospiti quell’anno al Festival di Sanremo, furono sommersi da tanto genuino entusiasmo quando interpretarono il brano sul palco dell’Ariston.

9 – I CAN’T BE WITH YOU

1994, da “No Need to Argue”

Classico esempio in cui a una musica solare, melodica e trascinante, pop che più pop non si può, non corrispondono parole altrettante vivaci e portatrici di gioia. Infatti Dolores nel pezzo invoca un “lui” e si strugge nell’attenderlo e nel sapere che non può averlo vicino. Fu il terzo singolo estratto dal magnifico secondo album, quello della consacrazione su scala mondiale; uscì nel 1995 inoltrato e contribuì a mantenere vivo l’interesse del pubblico nei confronti della band.

8 – FREE TO DECIDE

1996, da “To the Faithful Departed”

Canzone tra le più delicate e cristalline mai scritte da Dolores, che però al solito non lesina in grinta e determinazione nel declamare i propri intenti. Fa parte di un album che seppe praticamente bissare il clamoroso exploit del precedente “No Need to Argue” ma per il quale la critica al tempo si era già ampiamente divisa. E’ di fatto però il più personale della cantante, in quanto ben 10 brani su 15 portano interamente la sua firma.

7 – NO NEED TO ARGUE

1994, da “No Need to Argue”

A intitolare questo celebre album, già più volte tirato in ballo nella nostra lista, è questa dolcissima nenia che vi giunge in chiusura, a sancire idealmente la pace nello scendere a patti con la persona amata, nonostante screzi e incomprensioni. Si tratta a mio avviso di una delle migliori performance vocali espresse dalla O’ Riordan, oltre che di uno dei brani più intensi prodotti dal gruppo.

6 – DREAMS

1993, da “Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?”

E’ particolare la storia di questo bellissimo singolo ma direi pure di tutto il debut album dei Cranberries. Quando i fratelli Noel e Mike Hogan e Fergal Lawler, appena ventenni, scoprirono le doti della coetanea Dolores O’ Riordan (dopo che furono abbandonati dal primo cantante), erano ancora dei timidi ragazzi della campagna irlandese che faticavano a farsi notare nel music business, nonostante indubbie qualità melodiche e quei suoni memori della tradizione locale ma in chiave pop moderna, eterea e limpida. Ma, come accaduto nello stesso periodo ai Radiohead, ebbero anche loro clamorosamente successo prima negli USA che in patria, riuscendo a spodestare nella scaletta del tour oltreoceano, i più attesi e lanciatissimi Suede. “Dreams”, da titolo sognante e melodicamente irresistibile, entrò addirittura nella top ten delle classifiche americane e fece rivalutare anche in Europa la bontà dell’intero lavoro.

5 – ODE TO MY FAMILY

1994, da “No Need to Argue”

Questa canzone, che apre meravigliosamente il secondo album, è di una dolcezza disarmante nel canto, che trasuda passione ad ogni nota, assecondato dalle musiche del chitarrista Noel Hogan, con cui Dolores la compose. In realtà fu ben presto interpretata secondo più piani di lettura, man mano che il personaggio O’Riordan stava emergendo, e con lei i lati oscuri del suo passato. In ogni caso nei versi è innegabile come la protagonista voglia appropriarsi ormai della sua vita, andando avanti a testa alta e senza dimenticare le origini.

4 – WHEN YOU’RE GONE

1996, da “To the Faithful Departed”

Tutto l’album è intriso di rabbia e malinconia per vicende personali della cantante o comunque vicine al gruppo. Questo brano, in forma di toccante ballata, è perfetta a rappresentarlo, includendo una vasta gamma di sentimenti, a partire da quel senso di tremendo vuoto che viene a concentrarsi quando non si ha più la possibilità di avere a fianco le persone a cui vogliamo più bene.

3 – ANIMAL INSTINCT

1999, da “Bury the Hatchet”

I Cranberries chiudono il millennio da stelle consacrate, ormai molto lontane dall’indie pop caro agli esordi. Eppure, nei solchi di un disco comunque più morbido – sia per tematiche che per sonorità  rispetto a certo rock del precedente –  è possibile ritrovare la verve di quei tempi. “Animal Instinct” seppe infatti toccare le anime dei fans del gruppo come non accadeva da tempo. L’incedere è incalzante, ma la musica (scritta dal bassista Mike Hogan) non è mai opprimente ad accompagnare un testo non certo facile, che di fatto andrà a identificare al meglio la sua autrice, all’epoca già madre.

2 – LINGER

1993, da “Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?”

Al secondo posto si piazza questa canzone, dalla magnifica melodia e dall’arrangiamento d’archi sublime. Scritta da Dolores e Noel Hogan mostra tratti acerbi, in versi che profumano di adolescenza, ma assolutamente a fuoco e consapevoli. Nell’accostarci a questa versione primordiale e genuina della band, sembra quasi impossibile cogliere la metamorfosi occorsale poi nel giro di un anno. Qui la personalità dei Cranberries stava appena emergendo, c’era insita la fragilità della crescita ma anche una straordinaria forza e un talento puro: tutti ingredienti che contribuirono a farne un capolavoro.

1 – ZOMBIE

1994, da “No Need to Argue”

Non ho citato il titolo nell’introduzione (non ce n’era bisogno in fondo, vero?) ma in cima alla nostra Top 10 non poteva che issarsi questa canzone, alla quale – come in tutti i classici che si rispettano –  bastano pochi accenni, le prime minacciose note per rendersi subito riconoscibile e farci rievocare un sacco di situazioni e di suggestioni. Si chiudono gli occhi, ci si lascia trasportare da quelle rumorose chitarre, dalla batteria grunge di Fergal Lawler, da quel ritornello ossessivo come un mantra, e vediamo riavvolgerci come in un nastro, dall’inizio alla fine, le immagini di quel mitico video e dei nostri anni ’90.

 

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