“LE NOSTRE MIRE SONO DI FARE COSE ALTAMENTE ARTISTICHE ED ALTAMENTE ROCK’N’ROLL”. ROBERTO DELL’ERA CI RACCONTA GLI WINSTONS

 
29 Agosto 2019
 

Le interviste telefoniche non sempre mi piacciono, a volte sono come dire un po’ distaccate, visto a dividere me e l’artista c’è un telefono e migliaia di chilometri di distanza, ma questa volta posso dire che mi è proprio piaciuta! Non ho percepito la distanza, anzi tutt’altro. Ecco dunque che alcuni giorni fa mi ho intervistato Roberto Dell’Era nelle vesti di Rob Wistons, bassista degli Wistons, in occasione dell’uscita del secondo album degli Wiston: “The Wistons Smith”. Un album fichissimo,fluido che si ascolta senza nessun intoppo, a volte ci si domanda dove? come? e perché? ed si sta benissimo. Consigliatissimo per chi ha bisogno di distendere la mente e di avere qualche piccolo morsichino,come quello di una formica, per ripigliarsi e far circolare bene il sangue.  Qui sotto la nostra chiacchierata, appena prima di iniziare la telefonata Dell’Era si è acceso una sigaretta, forse una Winstons..

Ciao Roberto,come stai? Ci credi che ci siamo beccati qualche mese fa in un locale di Verona dove suonavi con un gruppo ad una serata rockabilly? Ecco vorrei partire proprio da questo,tu, Enrico Gabrielli,  e Lino Gitto siete tre poliedrici polistrumentisti, negli Wistons come fate a scegliere quale strumento suonare? 
Si beh io fondamentalmente suono il basso e la chitarra. Con gli Wistons la chitarra e nel mio progetto solista. Poi si magari suono il pianoforte per scrivere canzoni. Lino è un bravissimo pianista anche se lo suona poco dal vivo e batterista, ed Enrico è tastierista generale e fiatista. Ma non c’è nessuna difficoltà, molte cose le scriviamo insieme, molti pezzi del disco come anche del primo, sono usciti ai sound check. Prima dei concerti improvvisiamo, qualcuno registra con il telefono, poi risentiamo “Ah bella sta idea qua, ci lavoriamo sopra. Un metodo di scrittura super veloce”. Ognuno ha mille impegni e quindi non è mai graduale il lavoro con gli Wistons. Perché non è una band azienda. Ci sono dei giorni in cui siamo insieme e dobbiamo ottimizzare le cose che abbiamo raccolto.

Qual’è stata la scintilla che ha fatto nascere Gli Wistons?
La scintilla è stata quando sono entrato negli After [Dell’Era è il bassista degli Afterhours ndr], in modo totalmente casuale, anche perché ero appena tornato dall’Inghilterra, non conoscevo nessuno e non sapevo nemmeno che faccia avessero gli After, ho incontrato Manuel [Manuel Agnelli, cantante degli Afterhours ndr], ad una cena, mi ha detto che stava cercando un bassista, ho fatto un’audizione e mi ha preso. Pochi giorni dopo Manuel mi dice che un nuovo musicista era entrato nel gruppo, ed era Enrico Gabrielli. Io non lo avevo mai visto, non avevo idea di chi fosse. Poi scendo dalla macchina e nel parcheggio vedo questo tipo con una maglietta psichedelica che sembrava appena uscito da un video di una slot machine e mi dice “Ah ciao sono Enrico Gabrielli” “Ah tu sei quello che è entrato nella band” Un paio di anni dopo Enrico mi ha detto “Dai facciamo una band” e abbiamo chiamato Lino che era un  nostro amico.

Come sono andati i primi concerti?il pubblico come ha recepito il disco? e com’era stato recepito il primo disco omonimo?
Sta andando molto bene. Quando viene molta gente si ha sempre l’impressione che il concerto stia andando bene. Per quanto riguarda i dischi per me il primo è molto magico, nel secondo ci sono più canzoni ma è meno lineare. Il primo è andato cosi bene, è stato recensito benissimo anche a livello internazionale. Con il secondo abbiamo fatto un salto un po’ in una dimensione diversa. Mentre il primo era apparentemente più monotematico, qua ci sono più scritture diverse. Rock n roll, strumentali, è un po’ più bizzarro e difficile da digerire secondo me. Anche se ora mi dicono tutti che preferiscono il secondo, le recensioni sono ottime quindi si, siamo contenti. Poi sai quando fai i comunicati devi sempre un po’ imboccare i giornalisti, quindi ho detto vendiamolo come disco glam. Abbiamo fatto dei video un po’ bizzarri, travestiti. A settembre poi vorremmo fare uscire un altro video in costume probabilmente filmato all’aperto con costumi a metà tra fantascienza e costumi storici. Qualcosa di bizzarro che stiamo studiando a tavolino. Le nostre mire sono di fare  cose altamente artistiche ed altamente rock’n’roll.

Avete mai ricevuto critiche negative per questo vostro modo di essere bizzarri?
No, magari qualche critica sul secondo disco. Qualcuno ha detto che era un po’ saltimbanco, saltava da un momento all’altro. Questa è stata la critica meno positiva. Però sul modo di apparire no, perché poi è una delle cose forse più intriganti della band. Sai poi i fratelli Winstons: Rob WinstonEnro Winston, Linnon Winston sono cose con cui abbiamo giocato, è divertente e funziona. C’è un punto di massima di voyeurismo totalizzante e una delle armi è quella dei social, del far vedere e raccontare tutto ciò che fai. Ormai è un sistema non lo poi neanche combattere.  Puoi fare semplicemente le tue osservazioni. Per noi è utile, noi coi social facciamo schifo però un pochino ci proviamo. Sapere cosa sta facendo in questo momento il tuo idolo, Bob Dylan, a me non interessa, non lo voglio sapere. Quando uscirà l’autobiografia andrò a leggermela. Il gusto del segreto comunque rimane forte, poi si possono combinare le due cose. Uno degli esempi più eccellenti in Italia è Liberato. Nessuno sa chi sia e appare in questi video-arte a tutti gli effetti, molto elaborati,  costosissimi. E’ figo. 

E invece l’idea della copertina? Com’è stata la creazione della cover di Winstons-Smith? Avete lavorato con l’art director della copertina oppure è stata una vostra idea?
La prima e la seconda copertina sono state entrambe fatte da questo artista giapponese che si chiama Gun Kawamura che abita a Roma, ed è un personaggione  veramente incredibile, sceso da una navicella ed atterrato qua sulla terra. Io lo avevo conosciuto, poi Enrico gli aveva chiesto farci fotografare. Poi per quanto riguarda il secondo disco abbiamo avuto per tanto tempo l’idea di fare un salto, cambiare completamente stile ed apparire in copertina. Abbiamo fatto una session fotografica e non eravamo contenti, e allora abbiamo pensato visto che musicalmente è un po’ diverso, per avere una linea di continuità tra il primo e il secondo di utilizzare un’altra opera di Kawamura.

The Wistons Smith è entrato a giugno nella classifica dei vinili più venduti in Italia…lo immaginavate?
Ma ancora non lo abbiamo capito esattamente. Però è una bella cosa si, magari è anche dovuta dal fatto che non siamo quel tipo di band che ha gli hardcore fan, quindi magari nel momento in cui è uscito tutti hanno ordinato e in quel momento li vai nella classifica. Quindi si, super segnale anche se poi nell’ordine delle copie siamo sulle 50.000.

Sono già tre anni che il vostro gruppo esiste (almeno al pubblico) e di collaborazioni ce ne sono state, come ad esempio con Alberto Ferrari e Marco Fasolo per “The piper at the Gates of Dawn” dei Pink Floyd, io purtroppo non sono riuscita ad esserci e mi sono mangiata le mani, ma com’è stato? le vibes sul palco? il pubblico ? il feeling tra di voi?
Li è stato “Perchè non facciamo una cosa intanto molto filologica? Molto di suono, di strumenti vintage” E abbiamo detto boh, chiediamo a Marco Fasolo[frontman dei Jennifer Gentle ndr]. Lui ha aderito subito, visto che si occupa di quel tipo di suono e di produzioni così. A sua volta lui ha proposto di chiamare Alberto [Ferrari dei Verdena ndr] per fare un guest. Poi ha fatto un guest e ha suonato tutto il concerto. Molto divertente, fighissimo. Poi trovo molto onorevole fare dischi di altri. Un’operazione complessa e anche gratificante…

…  Come Golden Brown dal primo disco …
si esatto che è venuta bene. Li è stato il primo apporto con lo studio di Nico. Dove è stato registrato “Tubolar Bells” [album in studio di Mike Oldfield ndr] nonché  primo disco della Virgin dell’etichetta di Richard Branson che ha varie ramificazioni molto prog. Infatti uno dei primi album fu proprio Tubolar Bells, che fece moltissimi soldi e quindi ci fu molta disponibilità negli anni a venire per produrre musica d’avanguardia e progressiva. Noi abbiamo potuto registrare li tramite un contatto, perché Mike Oldfield adesso è divorziato ed è alle Bahamas da 10 anni, ed è il figlio che gestisce il suo studio di tecnologia ’60/’70 dove registri su nastro, che è proprio l’impostazione che a noi interessa. È un po’ come fare le fotografie con la pellicola, ti metti in un’ottica di lavoro in cui non hai la possibilità di fare mille scatti. Hai un numero limitato. E con il nastro è la stessa cosa, ti dai due-tre take live, poi gli ascolti, tieni i migliori e gli altri li butti.  Ed è divertente. Ognuno si diverte come può.  

Ci sarà qualche altra collaborazione prevista per il futuro prossimo?
Adesso è appena uscito questo, ma c’è l’intenzione di fare un altro progetto. Intanto portiamo in giro questo, abbiamo fatto un evento particolare ad Albissola al Jazz-blues festival, dove abbiamo invitato Richard Sinclair con cui abbiamo già suonato una volta ed è ospite anche nel disco. Richard Sinclair è questo personaggio stralunato, uno degli storici fondatori della scena della Canterbury rock. Lui e suo fratello, sono quelli da cui poi sono esplose varie formazioni, i Gong da una parte con David Allen per esempio, e lui da dieci anni abita in un trullo. Abbiamo fatto,  visto il cinquantenario dell’allunaggio, se è veramente successo, uno spettacolo con una sezione centrale con delle proiezioni e vari reperti dell’allunaggio e un pezzo inedito solo per quella sezione li insieme a Richard Sinclair

Ho fatto una recensione di un disco psichedelico chiamato Forest Bathing dove i due musicisti si immergono nelle foreste e vanno totalmente in trip quando suonano le loro canzoni, e avevo potuto fare un ragionamento sul ritorno di una sorta di psichedelia….
…C’è secondo me in questo, un rifugio, uno staccarsi dalla realtà. All’estero tantissimo, da noi meno perchè siamo in un momento di down sulle rock’n’roll band, ce ne sono tante ma non escono. Però si anche Laszlo di Simone di Torino mi piace molto. Non so come scrive le canzoni, non lo conosco bene di persona, però anche li dietro c’è parecchia psichedelia.  C’è un andazzo a staccarsi dalle cose terrene, un po’ di mondo del sogno per staccarsi un po’ dalla realtà. Il mondo del cantautorato italiano non è molto psichedelico nella lirica. Per molto tempo è stata vista come una cosa leggera. Comunque devi trattare i temi del se, dell’essere. Insomma si va bene, ma anche no insomma. Qua in Italia pensiamo di essere leggeri, ma non lo siamo per niente. 

E tu ti fai mai influenzare dall’ ambiente che ti circonda quando scrivi le tue canzoni?
No, non mi sembra. Quando abitavo in Inghilterra, ho abitato 10-15 anni all’estero, li mi facevo influenzare molto, ascoltando quello che succedeva in giro per vedere se quello che facevo era al passo coi tempi.  Adesso sia nel mio progetto personale che nei miei dischi con gli Winstons, non dico che non importa niente, ma siamo un po’ dissociati dalla realtà. E anche sulle cose che faccio io magari tengo un occhio su quello che succede, magari se devo ascoltare qualcosa ascolto la trap, la cosa più punk che sta succedendo in Italia. Lo sfogo culturale più potente anche nella sua vuotezza. Però si non è che mi faccio ispirare, in questo momento sto un po’in fissa con un paio di dischi come l’ultimo degli Arctic Monkeys che è stato un po’ un flop abbastanza grosso e invece secondo me è un capolavoro totale. A me piacciono sempre i flop. Sia com’è scritto, sia come liriche scrivo con quella cosa li in mente, assolutamente si. Dei nostri tempi si, piuttosto che i lavori di Damon Albarn per esempio, o Jack White queste sono le cose che seguo, che secondo me sono fighe, internazionali e molto sul nostro tempo. Questi momenti sono momenti un po’ di picco di lontanza dalla cultura musicale anglosassone o straniera in generale.

Ultima domanda qual’e il tuo posto preferito dove ascoltare musica?
Intanto mi piacerebbe avere uno stereo serio che non ho in questo momento. Poi la musica la ascoltavo in macchina finché non ho perso l’unico mazzo di chiavi della macchina qualche settimana fa e quindi in questo momento la ascolto con le cuffiette in giro, se l’umore è buono e la musica è giusta è sempre il posto perfetto. 

Grazie mille e alla prossima!

 

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