THE BETHS
Live @ Patterns (Brighton, 29/08/2019)

 
30 Agosto 2019
 

Dopo il loro tour di fine primavera – in quella occasione li avevamo visti al Best Kept Secret di Tilburg – The Beths sono ritornati in Europa: la loro performance al noto festival olandese ci era piaciuta tanto e abbiamo deciso di tornare a vederli, questa volta nel Regno Unito.

Stasera ci troviamo al Patterns di Brighton, venue a pochi passi dal famosissimo molo e dalle spiagge: i biglietti per il concerto sono andati sold-out negli ultimi giorni con grande piacere della band neozelandese.

Dopo l’esibizione delle inglesi Peaness, gruppo indie-pop tutto al femminile di Chester, di cui purtroppo riusciamo ad ascoltare solo un paio di brani causa nostro ritardo, pochi attimi prima delle nove sale sul palco la formazione di Auckland.

The Beths aprono il loro live-show con “Future Me Hates Me”, la title-track del loro album d’esordio, uscito nell’estate dello scorso anno per Carpark Records: in mezzo all’ottimo lavoro delle energiche chitarre, nasce una splendida melodia soft, ricoperta dalla dolce voce della frontwoman Elizabeth Stokes e graziata da piacevoli coretti pop. Una vera delizia per iniziare la serata nel miglior modo possibile.

“Not Running”, invece, ha una velocità decisamente più elevata con un drumming molto intenso e veloce, mentre la malinconia e un senso di nostalgia sembrano far parte dei toni vocali della cantante della band neozelandese.

“Less Then Thou” inizialmente ha un ritmo molto basso e sognante e la strumentazione per lungo tempo rimane piuttosto minimale (delizioso il suono cristallino delle sei corde): pian piano la velocità aumenta e si arriva all’apice, raggiungendo un perfetto equilibrio melodico.

Sentimentale, ma sempre con un pizzico di malinconia, “River Run: Lvl 1” è probabilmente il brano più calmo e riflessivo della serata, sempre graziato dalla dolcezza dei vocals della Stokes, mentre la nuova “Don’t Go Away”, aperta da una notevole linea di basso, pur delicata nei temi, ha un ritornello assolutamente catchy e irresistibile.

“Little Death” chiude il set con una grandissima dose di energia: power-pop dal sapore agrodolce, che è capace di farci muovere, ma anche di rimanere nel nostro cuore.

Poco più di cinquanta minuti di puro piacere con melodie chitarristiche sincere e deliziose e una voce – quella di Elizabeth – che sa trasmettere tante sensazioni: una serata da non dimenticare.

 

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