“MOLTO DEL MATERIALE SU CUI LAVORIAMO CONTIENE GIOIA E DIVERTIMENTO, MA ANCHE MOMENTI DI OSCURITà.” CE LO DICONO I PUP

 
12 Settembre 2019
 

I PUP hanno iniziato la loro attività nel 2010 ai tempi dell’università: allora il gruppo si chiamava Topanga. Il loro omonimo primo album, invece, è arrivato a fine 2013, quando il gruppo aveva già cambiato il suo nome, mentre l’anno successivo la SideOneDummy ha ripubblicato il disco e lo ha distribuito anche negli Stati Uniti, facendo crescere l’interesse per il progetto di Stefan Babcock e compagni. Nel 2016 la band punk-rock canadese ha realizzato il suo sophomore, “The Dream Is Over”, che l’ha portata in tour in giro per il mondo e gli ha fatto riscontrare un grandissimo successo praticamente ovunque. La prova con il terzo LP, pubblicato questa volta dalla loro Little Dipper, è arrivata lo scorso aprile: “Morbid Stuff” sta superando le aspettative e anche questa volta per i ragazzi dell’Ontario è un centro pieno. Il mese scorso il loro tour estivo europeo li ha portati alla Bay Fest di Bellaria Igea Marina (RN) e noi abbiamo approfittato di quella occasione per intervistare via telefono il chitarrista Steve Sladkowski subito dopo il loro concerto al festival romagnolo. In attesa di rivederli venerdì 15 novembre al Circolo Ohibò di Milano, ecco la nostra chiacchierata in cui abbiamo parlato del nuovo LP, dei loro concerti italiani, della loro etichetta, della depressione e ovviamente anche della musica canadese:

Ciao Steve, benvenuto su Indieforbunnies.com e grazie per il tempo che ci stai dedicando. Siete qui in Italia e state portando in giro il vostro terzo LP, “Morbid Stuff”, in Europa: posso chiederti come stanno andando le cose?

Ciao, stanno andando molto bene. Ogni volta che siamo qui siamo così grati di essere così lontani da casa e poter suonare per le persone e divertirci.

Tornerete qui in Europa e anche a Milano in autunno e suonerete insieme ai norvegesi Slotface, che sono una band fantastica, soprattutto live: che cosa vi aspettate da questo nuovo tour?

Speriamo che tutto funzioni bene e che la gente si possa divertire. Ogni volta che suoniamo in Italia stiamo bene, spero che la gente possa cantare insieme a noi e godere del nostro concerto. Sono veramente contento di poter tornare ancora qui da voi.

Mi ricordo di avervi visti all’inizio dello scorso anno al Locomotiv Club di Bologna insieme a The Mezingers e Cayetana. E’ stata veramente una serata fantastica.

Sì, mi ricordo. Abbiamo potuto vedere quanta gente fosse interessata alla musica punk, al rock n’ roll. E’ stata veramente una bella serata.

Il vostro terzo LP, “Morbid Stuff”, è stato realizzato lo scorso aprile per la Little Dipper, la vostra etichetta. Che cosa ha significato per voi poter realizzare da soli la vostra musica? E’ stato importante per voi?

Sì, ci ha reso liberi sotto l’aspetto creativo della nostra musica. Ciò ha fatto sì che la nostra musica potesse essere fatta nel modo in cui la volevamo fare. Non siamo più DIY come vorremmo essere, abbiamo un’etichetta, un booking agent, un manager, ma volevamo essere sicuri di aver il controllo sulla nostra musica. E’ fantastico avere la possibilità di fare ciò.

Parlando del processo creativo, come funziona nella vostra band?

Per la maggior parte delle volte qualcuno porta un riff o l’idea di una canzone e poi ci lavoriamo tutti insieme fino a che la canzone non è valida. Poi registriamo un demo e magari la ricostruiamo e proviamo a fare qualcosa di nuovo.

Avete lavorato insieme al produttore Dave Schifman (Weezer, Mars Volta): che cosa ne pensi di questa esperienza? Che cosa avete imparato da lui?

E’ stata una bella esperienza. Abbiamo appreso la sua passione e la sua etica lavorativa. Si è assicurato che nessuno fosse mai troppo frustrato. Ci ha aiutato a scegliere il miglior sound e i migliori ritmi. E’ anche una persona molto divertente ed è stato bello poter ascoltare le sue storie di quando ha prodotto altre rock band.

E’ stato interessante e probabilmente avete potuto anche imparare qualcosa da queste storie.

Sì, assolutamente. E’ una persona saggia e umile e un grande lavoratore.

Ti posso chiedere del titolo del vostro nuovo album, “Morbid Stuff”? Che significato ha per voi? C’è qualcosa dietro a questo titolo?

Abbiamo pensato che il disco fosse pesante e parlasse di cose serie, ma non abbiamo voluto essere troppo seri per tutto il tempo. Volevamo che la gente si divertisse e abbiamo lasciato entrare la luce del sole. Volevamo che la gente potesse godere della nostra musica e che si sentisse al meglio. “Morbid Stuff” credo che sia un modo per comunicare ciò. So che puo’ sembrare una cosa un po’ sciocca: le cose macabre di solito non sono sciocche, ma morbid stuff puo’ sembrare così.

Il vostro secondo LP, “The Dream Is Over”, è semplicemente un disco stellare, veramente fantastico. Non saprei che aggettivo usare per descriverlo.

Grazie mille.

Siete tornati a lavorare su nuovo materiale: come vi siete sentiti? Dopo quegli ottimi riscontri, pensi che fosse difficile fare qualcosa che non deludesse i vostri fan? Siete soddisfatti del vostro nuovo lavoro?

Non puoi mai predire come la gente risponderà alla tua musica. Devi cercare di scrivere musica per le altre persone. Così abbiamo messo tanta pressione su noi stessi in modo da fare qualcosa di diverso, ma che suonasse ancora come nostro. Abbiamo cercato di guardare avanti e credo che sia una cosa sensata, quando sei in una band. Non volevamo ripeterci, volevamo fare qualcosa di nuovo e fare progressi. Quando abbiamo condiviso le prime canzoni, siamo stati soddisfatti di come le persone hanno risposto.

I vostri testi parlano soprattutto dei vostri problemi con la depressione. Che cosa è significato per voi scrivere un disco che parlasse di questo argomento?

Penso che sia una cosa molto importante di cui parlare perché molto spesso le persone si trovano a disagio a parlare di ciò. Noi troviamo nella musica un modo per supportarci l’uno con l’altro.

Nella vostra musica ci sono anche momenti più gioiosi: ti posso chiedere come fate a mettere insieme contemporaneamente queste due parti di voi stessi e farle funzionare?

Come ti dicevo prima, il titolo “Morbid Stuff” è significativo, c’è un bilanciamento tra la tristezza e la vita. Molto del materiale su cui lavoriamo contiene gioia e divertimento, ma anche momenti di oscurità. Non so se tutti gli artisti facciano così. Non voglio dire la nostra musica sia migliore per questo, ma a me piace di più questa. Ci piace il pop come l’hardcore, il rock come il rap, bisogna sempre trovare un bilanciamento giusto.

Condivido la tua opinione e credo che questo possa essere uno dei motivi principali per cui la gente ama i vostri dischi e la vostra musica.

Grazie, Antonio. Apprezzo molto ciò che hai appena detto.

Posso chiederti quale sono stati i vostri principali cambiamenti per questo disco, secondo la tua opinione?

Non lo so. Credo che siamo stati molto spesso in tour insieme e quindi siamo più capaci di aiutarci. Ora siamo più a nostro agio e siamo capaci di fare dei live-show migliori, di trovare l’energia e la passione che la nostra band e la gente meritano.

Posso chiederti del video di “Free At Last”, che è decisamente bello. Come vi è venuta l’idea di chiedere alle persone, che non avevano ancora mai sentito la vostra canzone, di farne una loro versione?

Abbiamo pensato che fosse una cosa divertente, così abbiamo diffuso gli accordi e i testi prima che il disco uscisse. La gente ci ha continuato a mandare tantissime mail con video in cui stavano registrando la loro versione della nostra canzone. Era tutto così bello. Abbiamo dovuto tagliare alcuni video per crearne uno. E’ stato divertente mettere insieme un’idea con un’altra e un’altra ancora.

Una delle mie canzoni preferite del vostro album è “See You At Your Funeral”. E’ molto intensa, ma alla fine c’è questo momento più soft, poppy, solare e sembra avere visioni psych-pop vecchia scuola. Da dove proviene questa influenza?

Questa volta siamo stati più fortunati a poter spendere più tempo in studio rispetto al passato. Abbiamo passato sei settimane a registrare il nostro nuovo disco. Abbiamo voluto spostare la direzione e provare un suono completamente diverso. E’ una cosa naturale, abbiamo dovuto lavorarci su e mi sembra che abbia funzionato. E’ uno dei momenti più gentili del disco, anche se magari live sarà diversa. Per la prima volta abbiamo usato lo studio come uno strumento.

Ti posso chiedere dell’artwork del vostro nuovo album? Chi lo ha disegnato? C’è un significato particolare dietro alla vostra cover-art?

E’ stato disegnato da Nes Vuckovic. Ha lavorato in maniera simile al nostro stile: ha una parte scura, ma anche sense of humor. Alcuni disegni li ha creati dopo aver ascoltato le nostre canzoni. Il suo lavoro ci è piaciuto sin dall’inizio, ci sembrava un completamento. E’ davvero brava, ha molto talento e il suo lavoro è ottimo e sono contento che abbiamo collaborato con lei per questo disco.

Che cosa ne pensi della scena musicale indipendente canadese? Ci sono tantissime ottime band, come Arcade Fire, The New Pornographers, The Besnard Lakes, The Arkells e tantissimi altre.

Ci sono tantissime persone che stanno producendo lavori fantastici nel nostro paese. Ci sono voci che vengono da tante culture differenti. Persone di lingua francese, altre di lingua inglese. Ci sono tantissime persone che stanno realizzando ottima musica in Canada ora. Ciò accade in parte perché il governo dà fondi per l’arte e anche noi li abbiamo ricevuti. Credo che sia una cosa molto importante per la creatività. Ovviamente poi le band si ispirano l’una con l’altra.

Hai qualche nuova band interessante da suggerire ai nostri lettori?

Certo. I nostri amici Pkew Pkew Pkew. Poi c’è questa artista canadese che si chiama Tanya Tagaq, che è veramente fantastica. C’è tantissima ottima musica in Canada in questo periodo.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa nostra intervista?

Direi “Scorpion Hill”. Speriamo di vederci a Milano in novembre. Grazie.

Photo Credit: Vanessa Heins

 

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