“ABBIAMO PORTATO LA NOSTRA ENERGIA CREATIVA NELLO STUDIO E ABBIAMO POTUTO ESSERE PIù SPERIMENTALI.” CE LO RACCONTANO I LIFE

 
di
19 Settembre 2019
 

di Fabrizio Siliquini e Antonio Paolo Zucchelli

I Life sono una delle migliori nuove punk band del Regno Unito: dopo le attenzioni ottenute con il loro esordio sulla lunga distanza, “Popular Music” (2017), il gruppo dello Yorkshire tornerà con un nuovo esplosivo album, “A Picture Of Good Health”, in uscita venerdì 20 settembre via Afghan Moon / PIAS. I ragazzi di Hull, inoltre, arriveranno in Italia a presentarlo con una data prevista per sabato 12 ottobre al Freakout Club di Bologna. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di queste due occasioni per contattare al telefono il frontman Mez Green per parlare, oltre che del loro sophomore, anche di politica, delle band punk inglesi, del loro concerto italiano e della scena indipendente dello Yorkshire. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Mez, benvenuto sulle pagine di Indieforbunnies.com. Il vostro nuovo LP, “A Picture Of Good Health”, uscirà il mese prossimo. Posso chiederti da dove proviene questo titolo e quale è il suo significato?

Il secondo album è più personale, specialmente per me che ho scritto tutti i testi e parla delle nostre vite e delle vite intorno a noi. Parla dei nostri sentimenti e rappresenta noi stessi. E’ un titolo personale che ha un significato importante. Cerchiamo di condurre una vita migliore.

Ti posso chiedere della vostra evoluzione per questo nuovo lavoro? Il vostro nuovo disco sembra più maturo rispetto al vostro debutto. Ci puoi spiegare come è andato il vostro processo creativo questa volta? Ci sono stati dei cambiamenti importanti rispetto al passato?

Per questo album il processo creativo è stato piuttosto libero. Il primo disco, “Popular Music”, è stato creato in un lungo spazio di tempo, ma spesso si trattava di due giorni qui e due giorni là, mentre il nuovo LP lo abbiamo creato in quattro settimane in una volta sola. Ci siamo trasferiti a Londra, abbiamo portato la nostra energia creativa nello studio e abbiamo potuto essere più sperimentali. Siamo migliorati perché ora siamo insieme da più tempo. Ci è veramente piaciuto stare in studio insieme. Il disco rappresenta questo momento delle nostre vite e questi anni che sono stati parecchio difficili.

In questo vostro nuovo disco c’è una visione politica e, come mi dicevi poco fa, i tuoi testi sono più personali. Per esempio “Half Pint Fatherhood” ha questo retrogusto amaro, ma puo’ anche essere interpretato come critica sociale. Sei d’accordo?

Credo che i testi di questo album siano politici, perché parliamo di Donald Trump e di quello che sta accadendo nel mondo. Una canzone come “Half Pint Fatherhood” parla molto di me, che sono un papà single, che vivo in un appartamento da solo con il mio bimbo piccolo. Parla di isolamento, dei nostri problemi mentali, delle nostre cose personali. I nostri testi raccontano molto di come noi vediamo il mondo.

“Moral Fiber” è molto catchy e i suoi testi sono pieni di ironia: ti posso chiedere chi sono i “pissants”, che citi spesso nella canzone?

E’ una canzone ironica, dove cerchiamo di essere divertenti parlando di cose serie. “Moral Fiber” parla di come l’industria musicale a volte possa essere un po’ naif, cerchiamo di farlo in un modo divertente. Un “pissant” puo’ essere una persona fastidiosa.

Il titolo di questa canzone avrebbe dovuto essere “Pissants”?

Sì, originariamente era quello.

Come mai avete deciso di cambiarlo?

Abbiamo cambiato il titolo in modo che la canzone potesse passare in radio. Adesso la possono suonare.

Ti posso chiedere cosa ne pensi della Brexit? Come la vedi? E inoltre cosa ne pensi del vostro nuovo primo ministro Boris Johnson?

Credo che la Brexit sia una cosa orribile e che sia un disastro per il Regno Unito. Se devo essere onesto è un drammatico tentativo di suicidio e le cose possono solo peggiorare. E’ un disastro. Anche Boris Johnson è un disastro. Non crede in nulla, vuole solo il potere. Anche in America le cose non stanno andando bene. Il mondo sta diventando un posto pericoloso. I leader del mondo, specialmente quelli di estrema destra, sembrano andare nella direzione sbagliata.

Oggi le punk band hanno testi intelligenti e parlano di problematiche sociali – mi sto riferendo a voi, ma anche ad altri gruppi come gli Idles. Ti posso chiedere da dove proviene l’ispirazione?

Lavoro con persone giovani vulnerabili. Tutti i ragazzi sotto i venticinque anni con cui lavoro provengono da difficili background, non hanno soldi e cerchiamo di renderli più forti con l’educazione attraverso la musica e cose del genere. Lavoro con persone in condizioni non buone, che vivono in ambienti poco belli e che soffrono molto. Lavoro con queste situazioni e scrivo sempre di quello che succede attorno a me. So che ci sono altre band che sono così, come gli Idles di cui parlavi poco fa e con cui siamo stati in tour per due settimane. Da’ una certa soddisfazione vedere queste cose nella musica ora. Cerchiamo di essere onesti e parlare delle cose che capitano nella vita di tutti i giorni senza cercare di scappare via.

Per il nuovo disco avete lavorato con Luke Smith dei Clor, che aveva già collaborato anche con Foals, Everything Everything, Depeche Mode, Slow Club e molti altri. Che cosa ne pensi del suo lavoro? Quanto ha influenzato il vostro disco?

Siamo stati molto fortunati a poter lavorare per questo disco insieme a Luke Smith, che aveva collaborato con i Foals e i Depeche Mode. Ci ha aiutato a realizzare ciò che volevamo fare. E’ stata la nostra migliore esperienza per quanto riguarda le registrazioni.

Suonerete a Bologna in ottobre: è la vostra prima volta qui da noi in Italia? Che cosa vi aspettate da questo concerto?

Non vedo l’ora di venire a suonare a Bologna. Sono sicuro che sarà una bella serata. E’ un sogno che diventa realtà. Spero che riusciremo ad avere più pubblico dopo questo concerto.

Negli ultimi dieci o quindici anni sono nate tante ottime band nello Yorkshire, specialmente tra Leeds e Sheffield. Non parlo solo degli Arctic Monkeys, perché ce ne sono veramente tante altre. Che cosa ne pensi di questa scena? Sei contento di farne parte?

E’ fantastico vedere le band del Nord del Regno Unito, Yorkshire, Lancashire, o anche altre parti entrare nell’industria musicale e portare un po’ di freschezza. Specialmente qui nel Regno Unito, la musica proviene molto da Londra, nel Sud ci sono molti più soldi e c’è anche più mercato per creare. Molte band si stabiliscono a Londra, è molto più facile che le etichette le vedano. Noi siamo di Hull, non credo che siano in molti da Londra che salgono qui per vedere una band, ma di recente le band dello Yorkshire sono state fantastiche. Tutte le band del Nord sono state ottime e hanno portato una certa freschezza. Nel Nord c’è desiderio e passione nel creare la musica.

Il vostro nuovo disco sarà pubblicato dalla vostra etichetta, la Afghan Moon. Come vi sentite ad avere la vostra label? E’ qualcosa di molto DIY: che cosa significa questo per voi?

L’abbiamo fatto grazie a una partnership con la PIAS, che ci ha aiutato a realizzarlo. Tutto quello che abbiamo fatto finora è stato DIY. Ora stiamo per realizzare il nostro secondo album e i primi due singoli, “Hollow Thing” e “Moral Fiber” sono passati in radio. Sono orgoglioso di quello che stiamo facendo e che possiamo realizzarlo attraverso la nostra etichetta. E’ fantastico avere la PIAS con noi ad aiutarci. Loro hanno creduto in ciò che abbiamo fatto.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una delle vostre canzoni, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa intervista?

Ti posso dire il nostro attuale singolo “Moral Fibre”.

Perfetto. Grazie mille. Ci vediamo di sicuro al Freakout Club di Bologna in ottobre.

Certo. Grazie a te.

 

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