ABBIAMO FATTO UNA CHIACCHIERATA CON TOM WALMSLEY DEI TEMPLES IN VISTA DELL’USCITA DEL LORO TERZO LP

 
di
26 Settembre 2019
 

di Anban e Antonio Paolo Zucchelli

I Temples sono una delle nuove band psych-rock più interessanti del Regno Unito. Nati nel 2012, hanno già realizzato due LP, “Sun Structures” (2014) e “Volcano” (2017), che hanno ottenuto parecchi riscontri positivi in giro per il mondo. Ora il gruppo di Kettering è pronto per ritornare con un terzo LP, “Hot Motion”, in uscita venerdì 27 settembre. I Temples inoltre arriveranno in Italia nel mese di novembre per due date a supporto della loro nuova fatica sulla lunga distanza (sabato 23 al Locomotiv Club di Bologna e domenica 24 al Circolo Magnolia di Segrate). Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di queste occasioni per contattare via e-mail il bassista Tom Walmsley e farci raccontare, oltre che del nuovo disco, delle loro influenze, dei loro concerti nel nostro paese, della ATO Records e anche del vinile. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Tom, come stai? Grazie mille per questa intervista. Il vostro terzo LP, “Hot Motion”, uscirà tra pochissimi giorni. Siete contenti?

Siamo molto emozionati. Ci sono voluti circa due anni per farlo. Abbiamo terminato il nostro tour nel 2017, abbiamo smesso di suonare dal vivo e ci siamo rinchiusi per diventare creativi. Dalla scrittura alla registrazione nel nostro studio ci sono voluti dieci mesi, che credo sia stato il tempo più rapido in cui abbiamo creato un album. Ogni cosa si è adattata bene e in maniera molto veloce. Non vediamo l’ora che tutti possano ascoltare “Hot Motion”.

Siete sotto contratto con la ATO Records di Dave Matthews, etichetta di fantastici artisti come King Gizard And The Lizard Wizard, Okkervil River, Alabama Shakes, Primus, Midlake, Lisa Hannigan, solo per citarne alcuni: come vi trovate a lavorare con questa ottima indie-label?

Credo che le etichette indipendenti siano perfettamente in sintonia con il modo in cui lavoriamo. Nessuno più della ATO. Siamo stati molto in contatto durante il processo creativo ed è fantastico poterlo condividere con la tua label, che è altrettanto appassionata. La ATO ha un grande gruppo di artisti ed è un onore farne parte guardando al futuro.

Il terzo album di una band puo’ significare diventare grandi o andare all’inferno e scomparire completamente. Come vi siete sentiti, mentre stavate scrivendo il vostro nuovo album? C’è stata pressione su di voi per questo nuovo disco?

Mi piace pensare che non fossimo destinati a nessuna delle due cose, alcune volte diventare grandi puo’ essere effettivamente come andare all’inferno. Questo terzo disco ci ha permesso di reallineare noi stessi ed è un segno importante nella crescita di chi siamo come band. I tuoi primi due dischi sono certamente una chiamata e una risposta l’uno all’altro, mentre il terzo per noi è stato totale libertà per essere chi siamo e credo che in questo siamo riusciti a creare qualcosa davvero di valore. Non abbiamo sentito alcuna pressione se non da noi stessi. Inanzitutto vogliamo creare un disco che ci piaccia e questo album è stato un piacere da scrivere e da registrare.

Che cosa ci puoi dire del titolo del disco, “Hot Motion”? Da dove proviene? C’è un significato particolare dietro a esso?

“Hot Motion” è la canzone che ha davvero unito il sound dell’album. Comprende tutto ciò che volevamo che il nostro disco emanasse. L’umore, l’energia, l’ascesa e la caduta dell’atmosfera – così naturalmente è finito per essere il titolo dell’album. E’ impulsiva, sensuale, ma raffinata, non trovi?

Mentre ascoltavo “Hot Motion”, mi sono accorto che, in quasi tutte le canzoni, il vostro drumming è più intenso rispetto al passato: sei d’accordo? E’ qualcosa che avete fatto intenzionalmente? Chi è il vostro batterista ora?

Penso che ci sia sicuramente meno in termini di batteria. Alla fine abbiamo ridotto all’essenziale molte delle nostre canzoni per quanto riguarda gli arrangiamenti e abbiamo spinto gli scheletri delle canzoni per quanto possibile – per questo credo che la batteria sembri più presente. Alcune canzoni sono guidate ritmicamente e sono abbinate alle chitarre.

Il vostro primo singolo dal nuovo LP, la title-track “Hot Motion”, sembra riflettere perfettamente come sarà il vostro disco: vi ho trovato della psichedelia della West Coast, ma anche grandi melodie e un feeling nostalgico. Questa canzone puo’ essere il ritratto del vostro sound, secondo la tua opinione?

Certamente sì per questo disco. E’ una rintroduzione di come vogliamo che venga percepita la nostra musica. Non ci sono profondi strati di strumenti – solo chitarre, basso e batteria, che sono più in fronte possibile. Non definisce del tutto l’album, ogni canzone è differente, il resto del disco è molto dinamico, ma quando entra in un umore cerchiamo di portarlo più avanti rispetto al passato.

Ho trovato inoltre anche un’atmosfera molto british (i.e. Beatles, Kinks e altri): possono essere stati tra le vostre influenze?

Credo che per il nostro songwriting sì, come è sempre stato. C’è molta più influenza di musica chitarristica qui, invece che di cose anni ’60. Siamo stati influenzati da Roxy Music, Alice Cooper, David Bowie, The Sensational Alex Harvey Band. Ci sono anche più elementi teatrali nella musica.

Mi sembra che i vostri riff siano più catchy e radio-friendly ora: posso chiederti se è stata una mossa intenzionale?

Non ne sono davvero consapevole, ma credo che abbiamo scritto più musica pensando all’aspetto live. Su questo disco le chitarre sono intenzionalmente più rumorose, più pesanti e semplicistiche, invece di aver melodie troppo elaborate o intricate. Se verrà suonata alla radio è un’altra questione.

Quali pensi che siano stati i maggiori cambiamenti per questo terzo disco rispetto ai vostri lavori precedenti?

Questo disco mi sembra per molti aspetti l’inizio di una nuova era. Abbiamo fatto una serie di cambiamenti, il più importante dei quali è stato l’arrivo di un nuovo batterista, Rens Ottink. E’ un musicista e un personaggio fantastico da avere nella band e il suo stile di suonare ha sicuramente influenzato il nostro modo di portare avanti la nostra musica.

“The Howl” è piuttosto pesante, ma in qualche modo ha anche un feeling cinematografico: sei d’accordo o è solo una mia sensazione? Avete mai pensato a scrivere musica per i film o per la TV?

Sì, è volutamente pesante e visivamente volevamo creare un’atmosfera reale che la adattasse al suo soggetto. Siamo dei grandi fan delle colonne sonore e della musica che ha una vera influenza visiva. Credo che sia qualcosa che potremmo davvero provare a fare.

Come è stato il vostro processo di scrittura per questo terzo LP? E’ cambiato rispetto al passato? C’è una qualche persona in particolare che scrive i testi e la musica nella vostra band o si tratta di una cosa collaborativa?

Entrambe le cose sono individuali e collaborative. Tendiamo a scrivere tutti separatamente e poi portiamo la musica insieme in studio, dove una canzone puo’ cambiare in maniera drastica. Per noi funziona molto bene, quando ci incontriamo per creare un disco. A seconda della canzone tu cerchi di servirla, nessuno ha un ruolo in particolare, tutti noi suoniamo strumenti differenti sul disco e ovviamente scriviamo i testi.

Di che cosa parlano i vostri testi? Sono personali? Da che cosa avete preso l’ispirazione, mentre li stavate scrivendo?

Sia da esperienze personali che da idee immaginate. Credo che la realtà offuscata e il surrealismo siano dove le cose diventano più interessanti. Sono presenti in parti uguali nelle nostre canzoni. Scenari sociali, la guerra nucleare, vecchi dei, bagliori solari – tutto va bene per la discussione.

A novembre suonerete a Bologna e Milano: siete contenti di ritornare in Italia? Che cosa vi aspettate da questi due concerti?

Sì, assolutamente. E’ la prima volta che portiamo il nostro live-show in Italia, quindi sarà un’occasione davvero memorabile. In passato abbiamo suonato solo a qualche festival qui da voi e i nostri concerti saranno l’occasione per conoscere il nostro pubblico.

Realizzerete il vostro nuovo album anche in vinile: cosa ne pensi di questo formato che é ritornato dopo tanti anni? Ti piace?

Certo che ci piacciono i dischi. Li colleziono, in particolare le prime uscite della Virgin Records su LP e qualsiasi 45 giri di glam / glitter rock / folk degli anni ’70. Credo che la musica sia il massimo, quando viene ascoltata attraverso un’opera completa come un album. Puoi diventare davvero parte di un universo per quarantacinque minuti ed essere trasportato via visivamente.

Hai qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori?

Credo che tutti dovrebbero ascoltare questo nuovo artista che si chiama Art D’Ecco. Ha pubblicato un disco lo scorso anno chiamato “Trespasser”. E’ oscuro, melodico e gotico con alcuni momenti davvero viscerali.

Un’ultima domanda: per piacere puoi scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa intervista?

The Howl.

 

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