OGGI “BRIAN WILSON PRESENTS: SMILE” COMPIE 15 ANNI

 
28 Settembre 2019
 

C’era una volta “SMiLE” l’album perduto dei Beach Boys. Il successore mai nato del capolavoro “Pet Sounds”. Una “sinfonia adolescenziale diretta a Dio” che doveva essere la risposta americana a “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles. Psichedelico, trasgressivo, registrato tra il 1966 e il 1967 usando tecniche innovative per l’epoca. Rimasto tristemente incompiuto a causa dei dubbi dell’etichetta Capitol e di alcuni Boys (Mike Love in particolare) oltre alle difficoltà incontrate nelle registrazioni, tali da far dire a Brian Wilson che quel disco lo stava uccidendo (complice la depressione di cui già soffriva aggravata dall’abuso di droghe).

“Brian Wilson Presents: Smile” è la versione wilsoniana di quell’album lasciato a metà. Un remake ultimato nel 2004 dopo essere stato presentato in una serie di trionfali concerti dal vivo. Lo “Smile” solista, un esperimento che Brian Wilson ha paragonato alla ricostruzione di un castello di sabbia o al recupero del Titanic nella sua seconda biografia “I Am Brian Wilson”. Accolto con curiosità dalla critica, tre nomination e un Grammy Award vinto con qualche (forse inevitabile) polemica e accuse di voler sfruttare il passato. Estasiati i fan dei Beach Boys che, dopo decenni in cui avevano potuto solo setacciare album (“Smiley Smile”, “20 / 20” o “Surf’s Up”) bootleg e box sets provando a immaginare come poteva suonare quel sorriso smarrito, avevano finalmente tra le mani qualcosa di concreto su cui sognare.

Brian Wilson nel 2004 era un sessantenne che camminava sulle orme del se stesso ventenne e con “Brian Wilson Presents: Smile” ha esorcizzato la sua personalissima balena bianca. Supportato da Van Dyke Parks, autore dei testi originali, ha messo insieme frammenti di musica e ricordi conservando buona parte delle basi ideate tra il 1966 e il 1967. Lampi di genio, attimi di divertente confusione e melodie pop sofisticate rielaborate con il sostegno di una band di dieci elementi e dell’arrangiatore e pianista Darian Sahanaja. Brani inediti e già editi (tra cui nuove versioni di “Vegetables”, “Surf’s Up”, “Good Vibrations” col testo originario di Tony Asher) capaci di scatenare l’ira di Mike Love, che ha fatto vanamente causa a Wilson lamentando presunti danni all’immagine dei Beach Boys.

“Brian Wilson Presents: Smile” è stato uno dei primi casi discografici del nuovo millennio e tale è rimasto fino all’uscita nel 2011 del cofanetto antologico “The Smile Sessions” ricostruito a partire dai leggendari nastri originari con il benestare di Al Jardine e dello stesso Brian Wilson. Pubblicazione che ha forse ridimensionato ma non cancellato l’impatto dello “Smile” del 2004. Il disco che ha trasformato la leggenda in un happy end risollevando la carriera di uno dei musicisti più dotati e fragili del novecento.

Data di pubblicazione: 28 settembre 2004
Tracce: 17 + bonus tracks
Registrato: 13–17 aprile 2004; maggio–giugno 2004, Sunset Sound (Hollywood, California)
Lunghezza: 46:59
Etichetta: Nonesuch
Produttore: Brian Wilson

1. Our Prayer/Gee
2. Heroes and Villains
3. Roll Plymouth Rock
4. Barnyard
5. Old Master Painter/You Are My Sunshine
6. Cabin Essence
7. Wonderful
8. Song for Children
9. Child Is Father of the Man
10. Surf’s Up
11. I’m in Great Shape/I Wanna Be Around/Workshop
12. Vegetables
13. On a Holiday
14. Wind Chimes
15. Mrs. O’Leary’s Cow (Fire)
16. In Blue Hawaii
17. Good Vibrations

Bonus tracks
Heroes and Villains (Instrumental)
Cabin Essence (Instrumental)
On a Holiday (Instrumental)
Wind Chimes (Instrumental)

 

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