FAITH NO MORE: LA TOP 10 BRANI

 
4 Ottobre 2019
 

Una top 10 dei Faith No More? È un lavoro difficile, ma qualcuno deve pur farlo. E farlo adesso, per giunta: i recenti impegni dell’iperattivo frontman della band, Mike Patton – i concerti in Italia con il progetto Mondo Cane, l’album in compagnia del musicista francese Jean-Claude Vannier e l’inattesa ma graditissima reunion dei Mr. Bungle – meritano di essere celebrati a dovere.

Rispolverare questi dieci gioielli prodotti dallo storico quintetto californiano significa omaggiare uno dei più geniali talenti del rock moderno. Senza naturalmente dimenticare i suoi colleghi, fondatori del gruppo e artefici di un suono originalissimo, unico e fin troppo imitato. E allora bando alla ciance e spazio al crossover – quello di qualità sopraffina, ovviamente.

AS THE WORM TURNS

1985, da “We Care A Lot”

Prima dell’arrivo di Mike Patton, dietro il microfono dei Faith No More vi era lo scoppiettante e inaffidabile Chuck Mosley. Purtroppo un’overdose se l’è portato via un paio di anni fa. Di lui, però, ci restano tanti bei ricordi. Uno di questi si intitola “As The Worm Turns” e ha delle particolarissime atmosfere new wave.

WE CARE A LOT

1987, da “Introduce Yourself”

Ancora Chuck Mosley alla voce per uno dei primissimi classici a firma Faith No More. Una sezione ritmica incredibilmente rocciosa e un’ombra di synth a fare da tappeto alle infuocate rime rap di un cantante che, stando al testo del brano, aveva a cuore davvero un sacco di cose diverse: Los Angeles, il Live Aid, Rock Hudson, i Transformers e gli Sgorbions (che negli Stati Uniti chiamavano Garbage Pail Kids) tra le citazioni.

THE REAL THING

1989, da “The Real Thing”

Con l’ingresso in formazione del giovanissimo Mike Patton, cambia davvero tutto in casa Faith No More. Il livello di talento in campo cresce in maniera esponenziale, le ambizioni aumentano e nasce “The Real Thing”, uno degli ultimissimi classici del rock anni ’80. I maestosi otto minuti della title track raccolgono il meglio di un album che, a detta di molti, rappresenta l’apice del funk metal e il vero inizio della stagione crossover.

EPIC

1989, da “The Real Thing”

Epica, di nome e di fatto. La canzone che spalancò le porte di MTV e del successo mondiale ai Faith No More. Talmente fortunata da riuscire a raggiungere una rispettabilissima nona posizione nella Billboard Hot 100. Eccitante dall’inizio alla fine, nonostante l’irritante voce nasale inspiegabilmente utilizzata da Mike Patton in tutte le tracce di “The Real Thing”. L’assolo del chitarrista Jim Martin e lo splendido finale affidato al pianoforte di Roddy Bottum sono già nella storia.

A SMALL VICTORY

1992, da “Angel Dust”

Tre anni dopo “The Real Thing” arriva “Angel Dust”, uno degli album più sperimentali ed eterogenei dei Faith No More. Mike Patton non prova più a scimmiottare Anthony Kiedis e mette in mostra quell’estro mutante che, in seguito, lo avrebbe portato a fare qualsiasi cosa – dal grindcore al lounge pop, passando per Gino Paoli e i Sepultura. In “A Small Victory”, tuttavia, ci si limita a tingere di atmosfere orientali un brano tanto grintoso quanto orecchiabile.

MIDLIFE CRISIS

1992, da “Angel Dust”

Uno dei singoli più noti e amati dei Faith No More. Tra strofe rap interpretate quasi ringhiando e ritornelli ultra-orecchiabili cantati a pieni polmoni, Mike Patton si esalta; le sue parole, tuttavia, non hanno nulla a che vedere con una crisi di mezza età – e non poteva essere altrimenti, visto che all’epoca dell’uscita di “Angel Dust” aveva solo ventiquattro anni. Nel centro del mirino, la gestione della popolarità e…Madonna.

JUST A MAN

1995, da “King For A Day…Fool For A Lifetime”

Il quinto album dei Faith No More, l’eccellente “King For A Day…Fool For A Lifetime”, si chiude con una traccia che rappresenta una sorta di monumento alle capacità camaleontiche della band. In questi cinque minuti e mezzo, infatti, c’è davvero un po’ di tutto: reggae, country, soul, rap metal e tanto, tanto gospel. Una delle migliori interpretazioni in assoluto di Mike Patton, supportato da una folta schiera di coriste.

EVIDENCE

1995, da “King For A Day…Fool For A Lifetime”

In bilico tra l’untuoso e l’elegante, la jazzata “Evidence” colpisce per le sue raffinatissime sfumature soul e funk. I Faith No More al massimo del loro splendore pop: in ambito alternative metal, nessuno ha mai raggiunto tali livelli di trasformismo. Qualche emulo ci ha provato – vedi gli Incubus – ma ha fallito abbastanza miseramente.

LAST CUP OF SORROW

1997, da “Album Of The Year”

Siamo alla fine degli anni ’90. Privi di stimoli e con Mike Patton sempre più indaffarato con i suoi progetti paralleli, i Faith No More decidono di mollare e salutare il pubblico. Lo fanno con “Album Of The Year”, un buon canto del cigno che include un grandissimo singolo intitolato “Last Cup Of Sorrow”. Atmosfere da thriller per un brano cupo, dal passo minaccioso e dal ritornello esplosivo.

CONE OF SHAME

2015, da “Sol Invictus”

Sei anni dopo la fortunatissima reunion, arriva nei negozi di dischi “Sol Invictus”. I tempi d’oro sono decisamente lontani, ma qualcosa di interessante la si trova anche in questo lavoro quasi totalmente privo di guizzi di genialità. “Superhero”, “Separation Anxiety” e “Motherfucker” restano ben impresse nella mente, ma solo il pesantissimo esperimento western metal di “Cone Of Shame” riesce a strappare l’applauso.

BONUS TRACK: I’M EASY

1992, dal singolo “I’m Easy/Be Aggressive”

Questo gioiello soul di scuola Motown davvero non poteva mancare nella lista. È una delle canzoni più famose dei Faith No More, ma è solo una cover. La voce di Mike Patton qui sfiora la perfezione, riuscendo persino nel miracolo di mettere all’angolino un gigante come Lionel Richie. Tanto di cappello.

BONUS TRACK: THIS GUY’S IN LOVE WITH YOU

1998, dal singolo “I Started A Joke”

Li avete sentiti rifare classici di Black Sabbath, Commodores e Bee Gees, ma forse vi siete lasciati sfuggire questa particolarissima cover dal vivo di “This Guy’s In Love With You”, una delle canzoni più belle mai scritte dal prolifico maestro del pop anni ’60 Burt Bacharach. Un capolavoro? No, ma vale assolutamente la pena andarla a riascoltare. Una piccola curiosità.

Credit Foto: Dustin Rabin

 

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