OGGI “DOG MAN STAR” DEI SUEDE COMPIE 25 ANNI

 
di
10 Ottobre 2019
 

Alla voce pietre miliari. Del britpop, certo, ma non solo.

E’ il 10 Ottobre del 1994 quando esce “Dog Man Star”, secondo album dei Suede. Il britpop è pronto a fare piazza pulita, e i Suede sono lì in prima fila, e tutti vedono in loro la potenza dell’ariete.

Avevano già spaccato la scena addirittura prima del loro esordio dell’anno precedente, Brett Anderson e compagni. E l’attesa per il secondo capitolo era alta, altissima. E le aspettative invece di non essere deluse, verranno riempite, saturate, sconvolte, fino a farle esplodere in una sorta di pirotecnica, lenta ed estatica deflagrazione, che non tutti recepiranno immediatamente. Andranno oltre il britpop, Brett Anderson, Bernard Butler e sodali. Prima ancora che lo stesso britpop raggiunga il suo massimo splendore con altri nomi sugli scudi.

Ancora con Ed Buller in cabina di produzione, “Dog Man Star” apre una sorta di vaso che contiene temi, istinti, motivi dominanti, tratti distintivi quali il sesso, la droga, il glam dei più teatrali, un’ambigua provocazione, una cupa seduzione, portando con sé tutto questo, flirtando, non solo musicalmente, con Bowie, con gli Smiths, con il blues ed il soul, con Brian Eno, con la new wave, con lo spirito più dandy, il rock più graffiante e la chansonne più profonda, con l’orchestralità più sublime tra fiati ed archi, ma pronto ad esasperarne i contenuti, alzando ancora di più il tiro rispetto all’esordio con sfrontata ambizione e come innata sicumera, arroganza e pomposa leziosità. Che finiranno per diventare virtuosi.

La chitarra di Bernard Butler è come una voce oltre quella di Brett. Se il secondo, come copione pop imporrebbe, è il centro, il Sole nero che irradia tutto con il suo stile, il suo fascino e il suo decadente romanticismo, la sua poliedricità canora pazzesca che lo fa spaziare dal tenore, al falsetto allo spoken in totale fluidità, Butler è una sorta di luna, un satellite però indisciplinato, talentuoso, carico di geniale destrezza quanto istrionico, che gira attorno senza soluzione di continuità, in costante tensione, capace al contempo di intrecciarsi in tangenti perfette, a dipingere sfondi quanto a pennellare l’occhio della telecamera, fino a sovrapporsi al cantato come fossero veloci eclissi. Ma che sa anche quando sparire, come a non esistere: perché comprimario, mai. E dalla Terra, restano tutti fissi a guardare quello che succede. Il solo lascito, esulando dall’album preso nella sua interezza, di pezzi come “We Are The Pigs”, “The Wild Ones” o ancora “New Generation”, parlerà da solo.

Ci sono binomi cantante/chitarrista che hanno fatto la storia del pop rock tra ’80 e ’90: e come ricordiamo i fratelli Gallagher, Morrissey con Johnny Marr, non è certo possibile mettere in secondo piano l’accoppiata, così dicotomica e così diabolica, tra Brett Anderson e Bernard Butler. Due galli nello stesso pollaio, che non riuscivano però più a convivere dentro lo stesso perimetro.

Se ne era già andato, quel 10 Ottobre 1994, Bernard Butler, ed era già stato sostituito con un ragazzino nemmeno diciottenne: Richard Oakes. Che dal canto suo, contribuirà a consolidare il nome Suede in modo totalmente diverso, ovvero mettendosi al servizio totale di Sua Maestà Brett Anderson, ora libero di catalizzare tutto su di sé.

“Dog Man Star” diventerà un masterpiece, a detta di molti l’opera maestra dei Suede: sarà Disco d’Oro in UK (dove raggiungerà il podio nella specifica Chart), e se non avrà il successo commerciale atteso sul breve periodo, laddove gran fetta del pubblico si aspettava un prodotto pop-rock più scolastico che di lì a pochissimo gente come Blur ed Oasis saprà fornire con perfezione, prenderà quota col passare del tempo: e lentamente consacrerà la band inglese a peso massimo del movimento, ed ad icona del pop rock. Specie con gli occhi di oggi che guardano con mai sopito interesse quella prima metà degli anni 90.

Tipo album: Studio
Pubblicazione: 10 ottobre 1994
Durata: 57:50
Dischi: 1
Tracce: 12
Genere: Indie-rock
Etichetta: Nude Records

1 – Introducing the Band
2 – We Are the Pigs
3 – Heroine
4 – The Wild Ones
5 – Daddy’s Speeding
6 – The Power
7 – New Generation
8 – This Hollywood Life
9 – The 2 of Us
10 – Black or Blue
11 – The Asphalt World
12 – Still Life

 

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