TELEFON TEL AVIV
Dreams Are Not Enough

[ Ghostly International - 2019 ]
7
 
Genere: IDM, elettronica
 
16 Ottobre 2019
 

Un silenzio di dieci anni, interrotto solo momentaneamente nel 2017 con la pubblicazione del brano “Something Akin To Lust”. Poi, quasi all’improvviso, negli ultimi giorni di luglio arriva un annuncio inaspettato: Josh Eustis ha terminato le registrazioni del nuovo album dei Telefon Tel Aviv. L’ex duo statunitense, involontariamente trasformatosi in progetto solista dopo la tragica scomparsa di Charles Cooper nel 2009, torna alla ribalta della scena elettronica con “Dreams Are Not Enough”.

Al suo interno, nove tracce fortemente collegate tra loro: ogni titolo, infatti, rappresenta il frammento della descrizione di un terribile incubo che perseguitava Eustis da ragazzo. Un incubo nato da un’esperienza realmente vissuta: nel corso di una nuotata a mare, il musicista originario di New Orleans si spinse un po’ troppo al largo, lontanissimo dalla terra e circondato esclusivamente dall’acqua.

Ad appena otto anni, Josh Eustis si trovò di fronte alla spaventosa e desolante visione della vastità dell’oceano. Un orizzonte di calma assoluta innervato di angoscia, inquietudine e mistero: una rappresentazione valida anche per questo disco. Il lavoro forse più cupo e crepuscolare dei Telefon Tel Aviv non è però solo una trasposizione in musica delle paure giovanili di Eustis, ma anche un sommesso omaggio all’amico Cooper.

L’IDM alla base di “Dreams Are Not Enough” non è scevra di pulsazioni techno, ma non aspettatevi di certo materiale buono per i dancefloor. Ad attraversare e unire tra loro i brani in scaletta è una fitta nebbia ambient/drone che porta con sé atmosfere a volte lugubri (“not seeing,”, “still as a stone in a watery fane.”), a volte agghiaccianti (“not breathing,”, parentesi industrial dell’album), a volte ancora distese (“mouth agape,”, “eyes glaring,”).

Sullo sfondo c’è una costante sensazione di oscura leggerezza, amplificata dal generosissimo impiego di ritmiche glitchate e voci ultra-effettate. E, se posso aggiungere, ultraterrene: è come se a cantare non fossero persone, bensì fantasmi. Una caratteristica particolare per un’opera assolutamente affascinante ma anche estenuante, di difficile ascolto se non si è nella giusta disposizione di animo.

Tracklist
1. I dream of it often:
2. a younger version of myself,
3. standing at the bottom of the ocean;
4. arms aloft,
5. mouth agape,
6. eyes glaring,
7. not seeing,
8. not breathing,
9. still as a stone in a watery fane.
 
 

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