“BISOGNA GUARDARE AL FUTURO E VEDERE UN PUNTO DOVE LE COSE SONO GIUSTE E BILANCIATE.” JAKE CLEMONS, IL SASSOFONISTA DELLA E-STREET BAND, CI RACCONTA IL SUO NUOVO ALBUM IN VISTA DELLE DATE ITALIANE

 
19 Ottobre 2019
 

Jake Clemons dal 2012 – dopo la morte dello zio Clarence – è diventato il sassofonista della E-Street Band di Bruce Springsteen, con cui ha avuto l’occasione di andare in tour più volte. Nel corso della sua carriera il musicista statunitense, che aveva studiato jazz in Virginia, ha inoltre collaborato con grandissimi nomi come Roger Waters, The Roots ed Eddie Vedder e recentemente ha iniziato la sua attività solista, pubblicando due LP, “Fear & Love” nel 2017 e “Eyes On The Horizon” all’inizio del mese scorso. Dopo i suoi concerti della scorsa estate, nel mese di novembre Jake tornerà in Italia per presentare il suo nuovo lavoro con due date (venerdì 1 all’Off di Modena e domenica 3 al Serraglio di Milano) e noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questi appuntamenti per contattarlo al telefono e farci raccontare del suo sophomore, delle sue influenze, della sua collaborazione con Tom Morello e ovviamente di Bruce Springsteen. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao, Jake benvenuto sulle pagine di Indieforbunnies.com. Hai suonato in Italia in estate e a novembre tornerai ancora da noi. Come ti sei trovato? Che cosa ti aspetti dalle tue due nuove date nel nostro paese?

Non vedo veramente l’ora di tornare da voi. La scorsa volta siamo stati molto bene. E’ stata la mia prima volta in Italia insieme alla mia band. Abbiamo passato alcuni giorni bellissimi, quindi non vedo l’ora di suonare di nuovo in Italia.

Parliamo della tua carriera solista. Qualche settimana fa è uscito il tuo sophomore, “Eyes On The Horizon”: sei contento di questo tuo nuovo lavoro?

Sì, certamente. Ho lavorato duramente per prepararlo, ho preso alcuni rischi che non avevo mai preso in passato e non potrei essere più contento. Ora voglio capire che risposte otterrà.

In bocca al lupo! “Eyes On The Horizon” è un titolo molto brillante. Ti posso chiedere se c’è un qualche significato particolare dietro a questo titolo? Che cosa vedi se guardi l’orizzonte ora?

Non c’è un concetto specifico per il titolo del mio album. Parla del duro momento che stiamo vivendo ora, in cui il mondo sta diventando molto diviso. E’ qualcosa di umano, non di politico. Parla della nostra società. E’ un messaggio per tutti. Bisogna guardare al futuro e vedere un punto dove le cose sono giuste e bilanciate. Speriamo che ciò diventi qualcosa di reale.

“Democracy” è l’unico materiale non originale sul tuo nuovo LP. Posso chiederti come mai hai sentito la necessità di proporre questa vecchia canzone di Leonard Cohen? Pensi che il suo messaggio sia ancora importante per noi dopo quasi 30 anni?

Sì, penso di sì. Ho sentito questa canzone per la prima volta solo qualche anno fa a un concerto tributo per Leonard Cohen. Mi ha ricordato quanto l’America dovrebbe rappresentare la libertà. Questa società si è allontanata da ciò, così, quando ho sentito questa canzone, il suo testo mi ha reso umile e ho deciso di riprenderla ed è diventata una parte molto importante di questo disco. Dobbiamo riconoscere quanto siamo lontani da ciò che dovremmo essere. Sono parole veramente bellissime che descrivo ideali fantastici. Sono dei modelli che noi dobbiamo continuare a guardare. Leonard Cohen l’aveva scritta subito dopo la caduta del muro di Berlino, un evento molto importante per quei tempi, ma è una canzone ancora altrettanto importante oggi come 30 anni fa. Sono estremamente onorato di riproporre questa canzone al mondo.

Nel nuovo disco hai lavorato insieme a Tom Morello: cosa ci puoi dire di questa vostra collaborazione? Come è nata?

L’ho conosciuto quando ero in tour con la E-Street Band e, nel corso del tempo, sia diventati amici. E’ diventato come una fratello maggiore per me, ho tantissimo rispetto per lui. Abbiamo deciso di collaborare, è successo tutto in fretta. E’ un musicista davvero incredibile!

“Consumption Song”, la canzone in cui ha collaborato Tom Morello parla dell’ambiente, ma hai cercato di parlare anche di altri problemi importanti nelle tue canzoni: pensi che oggi per un musicista come te sia diventato sempre più importante lanciare messaggi forti a chi ascolta la sua musica?

Certo, è molto importante, ma penso che sia stato sempre veramente importante. Non c’è solo l’ambiente, ma anche il nostro comportamento all’interno della società, questo desiderio di diventare una persona nuova e migliore e di avere un’evoluzione. Le relazioni con le altre persone sono importanti. Le mie canzoni vogliono essere una riflessione sulla società.

Come musicista hai l’opportunità di girare il mondo: credi che viaggiare, andare in tour e incontrare nuove persone possano aver influenzato il tuo songwriting nel corso della tua carriera?

Sì, assolutamente. Viaggiare per il mondo ha avuto sicuramente un grande impatto sul mio songwriting: bisogna cercare di capire nuove culture e persone. I problemi che ci sono in questo momento negli Stati Uniti sfortunatamente non sono solo qui, ci sono divisioni in tutto il mondo e anche in Italia. Per questo non vedevo l’ora di pubblicare un disco come questo. Vorrei che diventasse più accettabile per chiunque interagire con persone di altri paesi, siamo su questo pianeta tutti insieme.

Quali pensi siano state le principali differenze tra questo tuo secondo LP e il tuo debutto, “Fear & Love”?

Questa è facile. (ridiamo) “Fear & Love” era un disco molto personale, parlava dei miei problemi e cercava di capire cosa fosse e come funzionasse l’amore e i sentimenti che provavo, era un disco molto interno. Questo disco, invece, vuole guardare all’esterno e vuole parlare a tutti.

Durante la tua carriera hai suonato con artisti come The Swell Seasons, The Roots, Roger Waters ed Eddie Vedder, solo per citarne alcuni: pensi che possano averti influenzato come musicista?

Sì, assolutamente. Sono stato influenzato da queste grandissime band. The Roots sono fantastici e Roger Waters è un gigante. Sono diventato un fan del rock grazie ai Pearl Jam. Sono band incredibile. Poter lavorare con alcuni dei miei eroi mi ha ispirato molto. Sono state esperienze eccezionali.

Nel 2012 sei entrato a far parte della E-Street Band: posso chiederti come è cambiata la tua vita da allora, sia come musicista che come persona? La tua musica è stata influenzata da Bruce Springsteen? Come è stato per te essere chiamato dal Boss in persona a suonare nella sua band? Come sei riuscito a gestire questa cosa a livello mentale?

Mi aveva detto che mi avrebbe voluto nella sua band, ma ho sempre pensato che fosse un’idea sciocca. E’ stato strano in un certo senso. Quando abbiamo iniziato la conversazione con Bruce è stato tutto molto naturale. Entrambi avevamo perso una persona molto importante per le nostre vite. Ci è voluto parecchio tempo per conoscerci, ma è stato qualcosa di speciale. Ero molto legato a mio zio Clarence perché suonavo il sax: ho speso tantissime ore e ore ogni giorno ad ascoltare le sue note per provare a imparare come suonava le canzoni.

Bruce Springsteen recentemente ha detto che in autunno registrerà un nuovo album con la E-Street Band e il prossimo anno sarà in tour: ti è possibile condividere con i nostri lettori qualche notizia al riguardo?

(ride) Ne sai più tu di me. Quando avrò bisogno di qualche news andrò a leggermi i giornali italiani. (ridiamo)

Hai qualche nuova band o artista interessante da suggerire ai nostri lettori?

Sam Fender, che ha pubblicato il suo nuovo album proprio questo weekend. E’ assolutamente fantastico e mi piace molto il suo sound.

Un’ultima domanda: puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa nostra intervista?

Fammi pensare. Direi “We, The People”.

Grazie mille. Spero di vederti a novembre in Italia.

Sì, non vedo l’ora di tornare a suonare da voi.

 

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