“DEVI VIVERE LA VITA REALE PER AVERE QUALCOSA DI CUI SCRIVERE.” ABBIAMO INTERVISTATO JAMES GRAHAM DEI TWILIGHT SAD IN VISTA DEL LORO CONCERTO ITALIANO

 
21 Ottobre 2019
 

Nati nel lontano 2003, i Twilight Sad hanno già pubblicato cinque album e sono stati in tour per tutto il mondo. La band post-punk originaria di Kilsyth, Scozia ha realizzato il suo nuovo LP, “It Won/t Be Like This All The Time”, lo scorso gennaio via Rock Action, l’etichetta dei Mogwai, e sabato 2 novembre sarà al Serraglio di Milano a presentarlo in quell ache sarà la sua unica data nel nostro paese. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere via e-mail con il cantante James Graham per parlare, oltre che del loro quinto LP, della data italiana, delle influenze, dei Mogwai, dei Cure, della scena indie scozzese e ovviamente del loro grande amico Scott Hutchison dei Frightened Rabbit. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao, come state. A novembre suonerete a Milano: siete contenti di tornare nel nostro paese? Che cosa vi aspettate da questo concerto?

Ciao, sto bene, grazie. Al momento sono a casa per due settimane, così ora rispondo alle tue domande, mentre mio figlio sta facendo un sonnellino nella stanza accanto alla mia. Sono molto contento di tornare a Milano e mi sarebbe piaciuto che avessimo qualche concerto in più in Italia. Speriamo di poter tornare il prossimo anno. Amo il cibo italiano, il vino italiano, il calcio italiano e quanto siano passionali le persone italiane. Mi aspetto che il nostro concerto sia intenso, passionale ed emotivo. Dopo il concerto spero che ci siano vino e pizza e inoltre mi auguro di poter salutare tutti.

Il vostro quinto LP, “It Won/t Be Like This All The Time”, è uscito lo scorso gennaio: è stato il vostro primo per la Rock Action, la label dei Mogwai. Come è nata la vostra collaborazione?

Non avrei nemmeno iniziato a scrivere musica se non fosse stato per i Mogwai. Sono una delle mie band preferite e sono tra le mie persone preferite. Scrivo molti dei miei testi quando ascolto i Mogwai; credo che la loro musica faccia uscire le emozioni e le parole che sono nella mia testa / nel mio cuore. Loro ci hanno supportato molto sin da quando abbiamo iniziato e sapere che a loro piace la nostra musica è ancora adesso una delle più belle sensazioni che io abbia mai avuto nella mia vita. Siamo già stati in tour insieme a loro per quattro o cinque volte e ci sono sempre stati quando avevamo bisogno di suggerimenti o di aiuto. Sono orgoglioso di chiamarli amici. Quando stavo lottando per pagare le bollette e non avevo soldi (non mi sto lamentando, è semplicemente la vita di un cantante di una indie-band), mi hanno dato un lavoro alla loro etichetta e gli sarò grato per sempre per questo. Ho imparato tantissimo, mentre lavoravo lì. Loro hanno sempre scherzato con noi, chiedendoci: “quando firmate per la Rock Action?” e, quando ciò è diventato possibile, non abbiamo nemmeno preso in considerazione un’altra opzione, sapevamo di voler essere parte della famiglia della Rock Action Records e sono così contento che possiamo lavorare con i nostri amici e speriamo di potergli dare qualcosa indietro, visto che loro ci sono sempre stati per noi.

Il vostro quarto album, “Nobody Wants To Be Here And Nobody Wants To Leave”, è uscito nell’ottobre del 2014: ti posso chiedere che cosa è successo in questo periodo di oltre quattro anni?

Sono successe tante cose, siamo stati molto in tour. Quando abbiamo concluso il tour di quel disco, ci è arrivata la più grande opportunità della nostra carriera. I Cure ci hanno invitato ad aprire i loro tour del 2016 in Nord America e in Europa. Così si è aggiuto un altro anno di promozione per il nostro quarto album. Una volta terminati anche quei tour abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo per eleborare ciò che era successo. E’ stata un’esperienza così travolgente. E’ stato il miglior periodo che ho passato nella band, ogni giorno mi sembrava di vivere un sogno. Abbiamo avuto bisogno di tempo, sia mentalmente che fisicamente. Inoltre non scriviamo quando siamo in tour, devo essere a casa per poter scrivere, quindi ci è voluto il suo tempo. Personalmente avevo bisogno di tempo. Mi sono sposato, sono diventato papa, ho fatto un disco insieme a Kathryn Joseph con il nome di Out Lines. E’ passato molto tempo tra i due dischi, ma sono successe davvero tante cose. La musica richiederà sempre il tempo che necessita, devi vivere la vita reale per avere qualcosa di cui scrivere. Non scriverò mai una canzone se non ho qualcosa da dire o qualcosa da confessare. Non faremo mai le corse per la nostra musica, non si tratta di far uscire musica costantemente, ma di far uscire nel mondo qualcosa che conta e che richiede tempo.

Nel 2018 una delle figure chiave della scena indie-rock scozzese, Scott Hutchison dei Frightened Rabbit, è purtroppo deceduto. Era un grande musicista e una fantastica persona che ho avuto la fortuna di intervistare proprio su queste pagine per parlare del suo ultimo progetto, i Mastersystem. So che eravate molto amici con lui: ti fa piacere spendere qualche parola per ricordarlo? Quanto ha influenzato il vostro nuovo disco?

Penso a Scott ogni giorno. Lui mi manca ogni giorno. Lui sarà sempre con noi attraverso la sua musica e i nostri ricordi. Lui mi ha sempre influenzato e continuerà sempre. Per me è un lavoro continuare a dire al mondo che fantastica persona era e diffondere la sua musica ovunque io vada.

Come mi stavi dicendo prima, siete stati in tour due volte insieme ai Cure: il vostro nuovo disco quanto è stato influenzato dalla band di Robert Smith? Suonare nelle grandi arene insieme a loro puo’ avere influenzato il vostro sound in qualche modo?

I Cure hanno influenzato la nostra musica durante la nostra carriera. Non avrei mai pensato che Robert potesse ascoltare la nostra band e ancora meno che gli piacesse la nostra musica. Mi ricordo di aver ricevuto una mail da Stuart dei Mogwai che mi diceva che Robert è un grande fan della band. Per me è stato qualcosa di strabiliante… il chitarrista di una delle mie band preferite di sempre che mi girava un’e-mail di uno dei migliori cantautori di tutti i tempi, in cui diceva che ama la nostra musica. Senza i Mogwai e i Cure i Twilight Sad non sarebbero esistiti. E lo intendo in molti sensi. Senza queste band non avremmo nemmeno iniziato a fare musica e, senza il loro supporto nel corso degli anni, non saremmo ancora qui. Entrambe ci hanno sostenuto e hanno diffuso la nostra musica. Ci hanno dato la possibilità di suonare di fronte a migliaia di persone e ci hanno insegnato cosa serve per essere una band davvero brillante. Robert è una delle persone più gentili che io abbia mai incontrato. Sapere che una persona che rispettiamo e amiamo così tanto sia interessato a ciò che facciamo, è un grande incremento di fiducia e ci dimostra come tutto il duro lavoro che facciamo significi qualcosa e come la nostra musica possa raggiungere più persone… persone che vivono e respirano musica per tutte le giuste ragioni… persone che stanno cercando una band a cui interessi qualcosa e che lo fanno perché devono farlo. Gli ultimi cinque anni hanno influenzato il nostro nuovo disco e Robert e i Cure sono una grande parte dei nostri ultimi cinque anni. Ogni album è un documento di dove eravamo nel momento in cui l’abbiamo fatto. Penso che inconsciamente l’influenza di Robert continuerà a essere nella nostra musica. Vedere i Cure suonare tutte le notti nel corso di un anno è stata sicuramente un’influenza. Non ci siamo seduti e ne abbiamo parlato, abbiamo solo scritto le canzoni e le abbiamo suonate nella nostra sala prove, ma non è possibile che aver suonato su palchi di quelle dimensioni e aver visto una delle più grandi band tutte le sere, non abbia influenzato questo nuovo album. La nostra musica è sempre stata grande, anthemica, rumorosa e passionale. Tutto ciò è ancora lì, ma credo che abbiamo imparato ad approcciarlo in maniera diversa.

Ho letto che Robert Smith vi ha aiutato a realizzare questo album: ci puoi raccontare qualcosa di più a riguardo?

Abbiamo parlato molto con Robert dopo i concerti del 2016 del nostro prossimo album, di cosa volevamo ottenere, con chi volevamo lavorare e di cosa avevamo bisogno di fare. E’ stato incredibile vedere quanto fosse interessato a ciò che avremmo fatto dopo. Abbiamo anche parlato molto di come sarà il prossimo album dei Cure. Mi ha ricordato dei giorni in cui uscivo con i Frightened Rabbit e parlavamo della nostra musica quando avevamo 21 anni: eravamo semplicemente degli amici che bevevano insieme e parlavano di ciò che più gli piaceva al mondo. Abbiamo capito che Robert voleva essere coinvolto in qualche modo così gli abbiamo chiesto dei consigli in ogni fase del processo. Gli abbiamo mandato tutte le nostre demo e lui ci ha dato dei consigli. Ha dato un voto a tutte e per la maggior parte ha detto: “è un 8, ma potrebbe essere un 9 o un 10 se provate questo.” Gli abbiamo anche mandato i mix del disco quando sono arrivati. Non ha mai detto: “Fate questo!”, ha sempre detto: “Provate questo!”, ci ha sempre spinto a provare e a cercare di essere il meglio possibile.

Che cosa ci puoi dire del processo creativo del vostro nuovo LP? E’ cambiato nel corso degli anni?

Il mio processo creativo è rimasto lo stesso, se devo essere onesto. Qualsiasi tipo di musica Andy mi passi, io ci scrivo sopra. Il processo di Andy è cambiato per questo album. Abbiamo scritto la maggior parte del disco e due mesi dopo ho ricevuto un’e-mail da lui dove diceva: “Non impazzire… Ho cancellato tutta la musica… Ne ho scritta di nuova… Ho mantenuto tutti i tuoi vocals e i tuoi testi… Li ho spostati un po’… Ti prometto che ora è migliore.” Sono andato un po’ fuori di testa, ma dopo il secondo ascolto ho capito che aveva ragione. Quindi, a sua volta, mi ha detto che in questo caso ha scritto la sua musica sulle mie melodie invece di ciò che eravamo abituati a fare… io che scrivevo sulle sue strutture melodiche e sui suoi accordi. E’ stata una cosa coraggiosa e lo rispetto più di quanto non facessi già. Ha dimostrato anche quanto mi conosce, non dicendomelo e andando avanti… per esempio l’inizio di quella mail: “non impazzire.”

Che cosa ci puoi raccontare dei testi di “It Won/t Be Like This All The Time”? Di che cosa parlano? Sono personali? Da dove avete preso l’ispirazione, mentre li stavate scrivendo?

Parlano di amore, morte, disprezzo di sé, di avere una sincera paura del mondo, ansia, di non pensare che sono abbastanza bravo, vedere il buono nelle altre persone, vedere il peggio nelle persone, aggrapparsi ai ricordi… buoni e cattivi, malattia, famiglia, amore.

James, lo scorso anno sei diventato papà: che cosa hai provato? Il tuo bimbo è stato in qualche modo un’ispirazione per i tuoi testi?

E’ la cosa più bella che mi sia mai successa. Non conoscevo un amore così finché non è nato. La mia famiglia è tutto il mio mondo e Arthur mi dà le motivazioni per essere una persona migliore. La nostra musica si concentra sul lato più scuro della vita, così la mia vita a casa con la mia famiglia non ne fa parte perché loro sono la mia via di fuga dall’oscurità attorno a cui tendo gravitare quando devo scrivere. L’unico testo sul nostro nuovo album che è stato influenzato da mio figlio è stato quando mia moglie era incinta e mi è venuto in mente il verso “There’s No Love Too Small”.

Quanto sono cresciuti i Twilight Sad durante gli anni, sia come musicisti che come persone?

Sono ancora confuso come il ventunenne che ha iniziato a scrivere musica. Credo che la motivazione che ci ha fatto iniziare a scrivere musica sia ancora la stessa adesso. Scrivere musica è una specie di droga per noi, quella sensazione che hai quando scrivi qualcosa di cui vai fiero… E’ una sensazione che vuoi provare sempre di più. Fino a che avrò qualcosa da dire e da scrivere, continuerò a fare questo. Essere nei Twilight Sad non è facile… E’ stata una lotta di dodici anni per arrivare dove siamo ora e non credo che questa lotta sia ancora finita.

Negli ultimi dieci o quindici anni in Scozia è cresciuta una fantastica scena musicale indipendente e molte band sono diventate famose anche al di fuori del Regno Unito: siete contenti di farne parte? Hai qualche nuova band scozzese interessante da suggerire ai nostri lettori?

Sono molto orgoglioso di essere Scozzese e la maggior parte delle mie band preferite sono scozzesi. Per quanto riguarda il fare parte di una scena… credo che siano le altre persone che decidano…una volta che è stato tutto detto e fatto… dove andiamo a inserirci? Una delle cose preferite della nostra band è che non siamo mai stati inseriti da qualche parte. E’ una cosa che mi piace.
Ti consiglio Kathryn Joseph. Entrambi i suoi dischi sono davvero speciali.

Un’ultima domanda: puoi scegliere una delle vostre canzoni, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa nostra intervista?

“Vtr”.

Photo Credit: Debi Del Grande

 

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