SIMPLE MINDS: LA TOP 10

 
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21 Ottobre 2019
 

di Corrado Cigna

Quando mi hanno chiesto di fare una Top 10 dei Simple Minds la mia prima risposta è stata “io te la faccio, ma non aspettarti nessun Alive & Kicking o Ghostdancing o Mandela Day o Belfast Child“.
Eccola qui…

LIFE IN A DAY

1979, da “Life In A Day”

Il primo lavoro della band scozzese, dalle ceneri dei Johnny & The Self Abusers, un trionfo post punk, un pezzo che richiama i Magazine e i primi Roxy Music. Ci sono ancora tante chitarre, e ritmiche lontane da quello che un giorno sarebbero diventati i Simple Minds che tutti conosciamo. Un brano e un album che, se vi piacciono gruppi tipo quelli sopracitati, o i Television, dovete assolutamente ascoltare.
Sentitevi anche “Someone”, “All For You” e soprattutto “Chelsea Girl”.

PREMONITION

1979, da “Real To Real Cacophony”

La premonizione di quello che sarebbe arrivato. Brian parte con una batteria sincopata, Derek con un giro di basso imponente, Mick con una tastiera synth-organo funerea. E Jim che arriva con un “Real To Real, Fact to Fact” e la chitarra di Charlie che trasuda rabbia. Il tutto nei primi due minuti.
Synth pop che nasce da una base post punk che profuma di new wave che è dietro l’angolo. Jim che fa l’occhiolino a Peter Murphy dei Bahaus e al solito Bryan Ferry.
Con il secondo album non siamo ancora arrivati al riconoscimento radiofonico-multimediale ma manca poco. “Premonition” è una meraviglia concentrata in cinque minuti e mezzo. E siamo solo al 1979.
Sentitevi anche “Changeling”, “Factory” e “Cacophony”.

I TRAVEL

1980, da “Empires And Dance”

Chiudete gli occhi. I primi dieci secondi non starebbero male in un film come “Wargames”. Riaprite gli occhi e iniziate a ballare. “I Travel” e’ un “post punk dance classic
Nonostante tutto però non riuscì a sfondare quando uscì come primo singolo da “Empires And Dance” nel 1980. New wave pura, pressapoco lo stesso processo di evoluzione dei Japan,
da bruco punk a farfalla esteticamente e musicalmente perfetta. Mentre per la band di Sylvian il 1980 portò il meritato successo, per i Simple Minds dovremo ancora aspettare un paio di album.
“I Travel” è sempre presente nelle setlist (anche attuali) perchè let’s face it… è un capolavoro per chi, come me, mangia pane e synthpop da quasi 40 anni. Piccola nota per i fans dei Manics… “Empires And Dance” è uno degli album preferiti di James Dean Bradfield (notate anche la similitudine del lettering tra questo e “The Holy Bible”) che lo descrive perfettamente come un album “freddo, glaciale, europeo, uno dei veri e propri album futuristici“.
Sentitevi anche “Celebrate” (niente a che vedere con gli An Emotional Fish!) e “This Fear Of Gods”

IN TRANCE AS MISSION

1981, da “Songs And Fascination/Sister Feelings Call”

Per capire l’aria di cambiamento e transizione basta il primo minuto di “In Trance As Mission”. 1981 e i Simple Minds fanno uscire “Sons And Fascination” (il primo album con la Virgin che è spesso unito al successivo “Sister Feelings Call”).
Il pezzo si apre di nuovo con il basso di Derek (un liet motiv di questi anni) e la batteria sincopata di Brian, sono sei minuti che non cambiano molto di ritmo ma il tutto si gioca sulle abilità canore di Jim. Un salto netto dagli album precedenti, siamo veramente a un passo dalla gloria, che arriverà un anno dopo. L’album ha di nuovo un’impronta futuristica, questa volta meno meccanica e più (new) romantica. Prima di scendere verso il rock pomposo i Minds erano questo. Un gruppo capace di fare album di puro “art-rock”.
Sentitevi anche “Sweat In Bullet”, “70 Cities As Love Brings The Fall”, “The American”, “Theme From Great Cities” e la meraviglia che è “Love Song”.

PROMISED YOU A MIRACLE

1982, da “New Gold Dream 81 82 83 84”

1982: l’anno della svolta. Di ritorno da un trionfale tour in Australia da supporto agli Icehouse (il miglior gruppo new wave australiano) Jim scrive “Promised You A Miracle” con l’idea precisa di realizzare un brano quasi dance, connubio tra le battute elettroniche delle tastiere di Mick (decisamente di stampo orientale, tra questa e “Glittering Prize”) e il riff di Charlie. Boom! Riuscito in pieno. Confezionato perfettamente, pronto a essere spedito in tutto il globo!
Uno dei primi video dei Minds che ricordo (guardatevelo…veramente un trionfo “anni 80”).
“New Gold Dream 81 82 83 84” fu veramente l’album della conscrazione. Riconosiuto come uno dei “greatest pop albums of all time“. Un album che riascoltato adesso, a distanza di 37 anni, non sfigura e non ha perso nulla…anzi! Sicuramente il loro Sacro Graal. Un album che deve essere
presente in tutte le varie collezioni, che siate amanti del pop, rock, indie, goth, metal.
Sentitevi anche TUTTO IL RESTO dell’album

UP ON THE CATWALK

1984, da “Sparkle In The Rain”

Il mio pezzo preferito, il mio album preferito in assoluto. Tutto, per me, iniziò da qui, iniziò da Deejay Television, il video con Jim e il chiodo rosso e i pantaloni larghi, in contrasto con il look del resto della band (soprattutto il maglione di Mel), la passarella a croce, Jim e i suoi movimenti “classici”, la tastiera di Mick, il basso di Derek, Mel che picchia secco. Un brano che non mi stancherò mai di sentire, per me i Minds sono “Sparkle In The Rain”, sono l’intro del basso di “Waterfront” e il video girato al Barrowland, sono la meccanicità di “Book Of Brilliant Things”,
sono gli U2 di “Speed Your Love To Me”, sono la poesia di “East At Easter”. Poco prima della svolta “stadio”.
Sentitevi anche “Street Hassle” e “The Kick Inside Of Me” se volete veramente capire l’album in pieno.

GLITTERBALL

1998, da “Neapolis”

Nel decennio tra il 1985 e il 1995 i Simple Minds sono stati tra le band più famose a livello mondiale, tour interminabili, milioni di copie vendute, popolarità alle stelle, soprattutto da noi in Italia a tal punto che Jim ha addirittura preso residenza a Taormina. Ma il giocattolo prima o poi si rompe e bisogna fermarsi e se si vuole, ricominciare. La seconda fase dei Simple Minds cominciò nel 1998 con un album diificile, non immediato come i precedenti, “diverso”.
Tornano Derek and Brian, dopo anni, per la registrazione dell’album e i Minds si riunisono con Peter Walsh (produttore di “New Gold Dream”). Il risultato è un’ album più orientato verso il suono synth dei primi lavori. L’album non ottiene il successo sperato. Nonostante tutto ci sono pezzi come “Glitterball” e “War Babies” che fanno di “Neapolis” un album da, secondo me, rivalutare.

CRY

2002, da “Cry”

Verso la fine degli anni 90 i Minds incontrano i Planet Funk. Esce “Cry”, il mio terzo album preferito. Che contiene quella “One Step Cloer” che poi finirà su “Non Zero Sumness”, il primo album del gruppo dance partenopeo, uscito un paio di anni dopo. “Cry” è un album completo (“Face In The Sun” sa tanto di Bowie), “Disconnected” è elettronica disconnessa appunto dalle chitarre e i brani pomposi del decennio passato. Quella sorta di album che, nelle classifiche di preferenza dei fan potrebbe finire nella sezione “per completisti” o “per fan veri e propri”.
Sentitevi anche “Sugar” (che sembra uscita dagli outtakes di “Pop” degli U2) e, appunto, la title track “Cry”.

HOME

2005, da “Black & White 050505”

2005: nuovo millenio, nuovo giro, nuova corsa. Esce “Black & White 050505”. Una bomba che presto diventerà il mio secondo album preferito del gruppo di Glasgow. “Stay Visible” parte con tutta la rabbia di un gruppo che è pronto a far risentire la propria voce.
Un pezzo solido, tecnicamente perfetto, d’altronde Mel Gaynor è tornato alla batteria, e si sente! Ma la meraviglia concentrata in 4 minuti è “Home”, la traccia numero 2. Un treno a alta velocità che va dritto la…a toccare tutte le corde possibili, non solo le 6 della chitarra di Burchill.
Le critiche sono positive…Record Collector lo descrive come “an oustanding return to form“. I termini “spectacular” e “magnificent” abbondano.
Sentitevi anche “Different World (Taormina, Me)”, “Underneath The Ice”, “Kiss The Ground”.

ROCKETS

2009, da “Graffiti Soul”

2009: esce “Graffiti Soul”, il cammino iniziato con “Black & White” va avanti, un altro album degno di essere citato, soprattutto per un brano come “Rockets”, un’altra perla. I fan tornano a riempire i palazzetti, Jim e Charlie (ormai gli unici due membri rimasti dalla formazione originale) invecchiano, ma non accennano segni di cedimento. Anzi! Le vendite vanno bene, i palazzetti si riempiono. Ovviamente i pezzi “da stadio” sono e saranno sempre presenti, ma per fortuna che li concentrano verso la fine, così uno lo sa e può uscire, nel caso, prima dei “bis”.
Sentitevi anche “Stars Will Lead The Way”, “Kiss And Fly” e “Moscow Underground”.

Scherzi a parte, i Simple Minds hanno scritto una pagina importante della storia della musica contemporanea degli ultimi 40 anni, hanno affermato la Scozia come uno dei posti musicalmente più attivi. Lunga vita al “nostro” Jim. (Ps: in questo fine 2019 doppia uscita celebrativa per i Minds, non solo  “Live In The City Of Angels”, già nei negozi, ma anche una nuova raccolta “40: THE BEST OF – 1979-2019”, che, come dice il titolo stesso, va a sancire i 40 anni di carriera, attesa per il 31 ottobre).

BONUS TRACK: DON’T YOU FORGET ABOUT ME

1985, dalla “Colonna Sonora “The Breakfast Club”

Vabbè scherzavo… nonostante tutto QUESTO pezzo è storia, questo pezzo è il Breakfast Club, questo pezzo è Live Aid, questo pezzo sono gli anni ’80.. e come ben sappiamo da quei anni “non si esce vivi“. La La La La Laaaaaaaaaa…

 

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