ROBBIE ROBERTSON
Sinematic

[ UME Direct - 2019 ]
5
 
Genere: cantautorato
 
23 Ottobre 2019
 

Autore parco nella produzione discografica (sette album in trent’anni), personaggio che non ha bisogno di presentazioni, senza necessità alcuna di ricordare chi è, di che “band” faceva part , con chi condivise svolte “elettrizzanti” artistiche importanti ed “ultimi valzer”.
Lo ritroviamo oggi a distanza di otto anni dal suo ultimo disco solista, quel “How to Become Clairvoyant” che fu successo sia di critica che di pubblico e che rinverdì i tempi dell’ esordio solista del 1987, prodotto da Daniel Lanois, divenuto nel tempo un piccolo classico degli anni ’80 meno plasticosi.
Gli ultimi anni comunque lo hanno visto tutt’altro che ai margini della scena musicale, impegnato in un effluvio di collaborazioni e produzioni, in particolare ricordiamo le lavorazioni sulla colonna sonora di “The Irishman” di Martin Scorsese e sul documentario “Once Were Brothers: Robbie Robertson and The Band”.

Il nuovo album si caratterizza, ma non è una novità nella sua carriera da solista, per la ricercata produzione moderna, in cui ampio spazio viene dato alla contaminazione con un’elettronica assai morbida, in linea con un mood introspettivo se non addirittura dark.
Rispetto al passato però questa ricerca sulla modernizzazione della produzione pare eccessiva, con il rischio di appiattire e spersonalizzare i brani e, nei casi peggiori, con il pericolo di affondarli del tutto. Si rileva, inoltre, un’atmosfera scura e bluesy che però risulta piuttosto monocorde e perde vigore con l’avanzare delle tracce.

A conti fatti tra le mani ci troviamo un ritorno a dir il vero debole, che non viene salvato citando i numerosi featuring disseminati nell’arco della scaletta, a partire dall’intenso soul “errebi” “I hear you paint houses”, impreziosito dalla voce di Van Morrison, e via via ricordando le presenze di Glen Hansard, Derek Trucks e Howie B.
Brani degni di nota sono inoltre il tema portante del documentario sulla The Band, “Once Were Brothers”, non a caso con un arrangiamento più tradizionale rispetto al tono generale del disco, giusto per richiamare le atmosfere care al gruppo e “Walk in beauty way” accompagnata dalla voce di Laura Saterfield.

Purtroppo si arriva con il fiato corto al termine dei quasi 60 minuti di durata, causa l’eccessiva presenza di filler che denotano un calo evidente nell’ispirazione compositiva, dolorosa per un autore, giustamente, celebrato in passato come Robertson e nonostante gli otto anni di attesa.

Photo by Williams Studio – Photography + Design

 

Tracklist
1. I Hear You Paint Houses (feat. Van Morrison)
2. Once Were Brothers
3. Dead End Kid
4. Hardwired
5. Walk In Beauty Way
6. Let Love Reign
7. Shanghai Blues
8. Wandering Souls
9. Street Serenade
10. The Shadow
11. Beautiful Madness
12. Praying For Rain
13. Remembrance
 
 

The Honeydrips – Here Comes ...

Percorso accidentato ma ricco di soddisfazioni quello dei The Honeydrips, progetto solista dello svedese Mikael Carlsson. Tre album più ...

Pindar – Backgammon Vol.1 ...

Giusta intuizione quella dei due producer MiK Drake e JaK Turn, bravi a giocare a carte coperte sfruttando l’immaginario simil-Daft Punk e ...

Unruly Girls – Epidemic

Nonostante il prezzo più alto venga pagato sempre dai più deboli, dai più poveri, dagli ultimi – basti guardare all’America ...

Lucio Leoni – Dove Sei, pt.1

Lucio Leoni non è un nome nuovo della scena cantautorale, attivo già da parecchi anni e con un percorso di tutto rispetto fatto di ...

Einsturzende Neubauten – ...

In questi giorni pieni di noia e mestizia, mi capita spesso di imbattermi nelle parole di individui più o meno esperti che provano a ...