“NON ABBIAMO MAI SMESSO DI SCRIVERE MUSICA.” CE LO DICE MARK POTTER DEGLI ELBOW CHE ABBIAMO INTERVISTATO IN VISTA DEL LORO CONCERTO A MILANO

 
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27 Ottobre 2019
 

Di Fabio Campetti e Antonio Paolo Zucchelli

Gli Elbow non hanno certo bisogno di grosse presentazioni: la band indie-rock di Bury ha iniziato la sua carriera verso la fine del secolo scorso, guadagnando numerosi consensi nel corso degli anni con i suoi ottimi album sempre di grande qualità. Poche settimane fa è uscito l’ottavo capitolo sulla lunga distanza della loro carriera, “Giants Of All Sizes”, e il gruppo inglese arriverà giovedì 7 all’Alcatraz di Milano a presentarlo. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere al telefono con il chitarrista Mark Potter per parlare, oltre che del nuovo LP, delle loro influenze, del loro processo creativo e del loro concerto nel nostro paese. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao, benvenuto sulle pagine di Indieforbunnies.com. Tra pochissimi giorni uscirà il vostro nuovo album “Giants Of All Sizes”: come vi sentite? Siete soddisfatti di ciò che avete fatto?

E’ quasi come portare un figlio. Quando lavori su un disco per due anni e mezzo o tre, è tutto quello che fai ed è tutto ciò a cui pensi, ci siamo molto appassionati a quello che abbiamo fatto, le canzoni sono create. I membri degli Elbow hanno scritto le canzoni e qualche volta puo’ diventare un po’ stressante quando hai poche idee su come sarà la canzone musicalmente o nei testi. Negli ultimi sei mesi c’è davvero una grande pressione. Noi quattro siamo molto amici e cerchiamo di gestire la parte creativa del processo. Per rispondere alla tua domanda, far uscire il disco è molto confortante, ma è anche protettivo in un certo senso, perché ci sembra un bambino, visto che ci abbiamo lavorato per così tanto tempo.

Ti posso chiedere del titolo del vostro nuovo disco, “Giant Of All Sizes”? Quale significato ha?

Durante il processo abbiamo perso due dei nostri migliori amici; inoltre Guy ha perso suo padre mentre stavamo preparando il disco. E’ un disco scuro, ha a che fare con cose cupe. Anche se Guy ha perso suo padre, è stato felice perché gli è arrivato un figlio: l’ultima canzone del disco, “Weightless”, parla del fatto che l’arrivo del figlio gli ha fatto accettare la morte del padre. “Giants Of All Sizez” si riferisce proprio a questo: suo padre era un grande uomo e un gigante, ma in un certo senso Jack seguirà la sua strada. Credo che abbia un senso.

Il vostro nuovo album è stato registrato da Amburgo, Brixton, Vancouver e Salford e anche nei vostri home-studio. Posso chiederti se questi luoghi vi hanno portato nuove inflenze in qualche modo?

Sì, molto. Lo studio ad Amburgo ha influenzato parecchio il disco. Di solito, quando prepariamo un nuovo LP, andiamo in posti in campagna nel Regno Unito, ci sediamo, suoniamo nuova musica e decidiamo che disco vogliamo fare. Ciò è sempre successo prima di ogni album che abbiamo fatto. Questa volta, invece, abbiamo scelto Amburgo, pensando che lo studio fosse nel centro della città. In realtà era fuori dalla città, vicino al fiume e in una zona industriale, così abbiamo potuto spendere più tempo con i nostri strumenti in mano, suonando come una band. Inoltre questo studio è famoso per i suoi synth: in passato abbiamo usato gli archi e un’orchestra per aggiungere emozioni alla nostra musica e siamo parecchio conosciuti per questo, ma questa volta – senza sostituirli interamente – volevamo usare suoni differenti per creare quelle emozioni. Questo studio ha tantissime chitarre e tastiere vintage: eravamo dei bambini in un negozio di dolci! E’ un posto molto cool ed è il luogo dove il nostro nuovo disco ha cominciato a prendere una forma, sebbene siamo stati lì solamente per due settimane.

Quanto tempo ci avete messo per scrivere il vostro nuovo materiale? E quanto tempo, invece, avete passato in studio in totale?

Se devo essere onesto, non abbiamo mai smesso di scrivere musica. Quando abbiamo finito lo scorso disco, “Little Fiction”, c’erano ancora alcune idee che avevamo piacere di portare avanti. Ognuno di noi scrive da solo nel proprio home-studio e poi ci inviamo a vicenda il materiale, che sia un accordo, un suono, un testo di Guy. Il processo non finisce mai. I nostri album sono capitoli che raccontano dove siamo arrivati in quel momento. Direi che ci siano volute due anni e mezzo o tre dalla fine del disco precedente alla fine di questo. Come ti dicevo prima, gli ultimi sei mesi sono stati molto intensi. Ci sono tantissime cose che si possono fare individualmente quando finisci di mettere insieme i pezzi del disco e parli di tutto quanto messo insieme. Ascolti le prime canzoni che hai scritto tenendo il punto di vista dell’ascoltatore e ti chiedi: “Che cosa ne pensate di suonare in questo modo?” e poi escono le altre canzoni. Non è una cosa interamente cronologica, ma abbiamo molta considerazione quando mettiamo insieme il materiale per un nuovo album.

Quali sono state le vostre più grandi influenze musicali per il nuovo disco?

Sicuramente gli Alt-J ci hanno influenzato. Siamo dei loro grandi fan e sono un’ottima band e siamo diventati amici. Hanno suonato a un piccolo festival ad Amburgo, mentre stavamo registrando lì: abbiamo visto il loro show. Sono stati un’influenza per noi.

Nel vostro disco ci sono alcuni ospiti come Jesca Hoops, The Plumedores e Chilli Chilton: che cosa hanno aggiunto al vostro sound?

Jesca Hoops è una nostra vecchia fan. Lei è californiana e l’abbiamo conosciuta mentre eravamo in tour negli Stati Uniti, ma ora vive a Manchester. Lei è un talento incredibile: non so se tu conosca i suoi lavori, ma è una musicista fantastica. Sulla prima canzone del disco, “Dexter & Sinister”, la seconda parte di essa è una jam registrata live e Guy ha improvvisato dei vocals piangenti su di essa e anche Jesca ha cantato lì. Per quanto riguarda Chilli, l’abbiamo incontrata nello studio in cui abbiamo lavorato a Brixton: Guy aveva bisogno di una voce particolare, abbiamo aperto la porta e le abbiamo chiesto se volesse cantare per noi e così abbiamo registrato subito dopo. The Plumedores sono il mio side-project: facciamo musica roots-folk con tante armonie vocali. Abbiamo cantata nella canzone “On Deronda Road” e ci siamo divertiti molto.

Ti posso chiedere dei vostri testi? Ho letto che i temi principali che avete toccato sono gli spettri dell’ingiustizia e della divisione, sia nel Regno Unito che nel resto del mondo: che cosa ne pensi dell’attuale situazione politica in giro per il mondo?

Siamo nel caos. Tutti sono divisi. Il Regno Unito è diviso a causa della Brexit. E’ un segno oscuro che dobbiamo cambiare, premendo sulle generazioni giovani. Credo che il disco rifletta come sono scuri questi tempi. Non puo’ essere vero, è qualcosa che preoccupa, sia nel Regno Unito che nel resto del mondo.

Anche qui in Italia abbiamo la Lega Nord che è un partito molto a destra e non è esattamente quello che voglio da un politico. E’ abbastanza triste questa cosa.

Sì, anche qui in UK è la stessa cosa. Come musicisti ci sentiamo responsabili almeno di spiegare da che parte stiamo in questo problema. Ci sentiamo responsabili di documentare quello che sta succedendo.

Posso chiederti del vostro processo creativo? E’ qualcosa di collaborativo? Prima mi stavi dicendo che tutti voi avete scritto e in seguito vi siete incontrati per lavorare sul vostro materiale. E’ così?

Sì, è così. Tutti noi quattro componenti degli Elbow scriviamo la musica e iniziamo a fare canzoni, mentre Guy è l’unico che scrive i testi. Nonostante ciò lui comunque gradisce le nostre opinioni e critiche sul suo lavoro. Visto che tutti e quattro contribuiamo nella stessa maniera, ognuno riesce a mettere la sua parte nelle canzoni e ognuno lavora duramente quanto gli altri. Se a volte una certa idea viene a te e non agli altri te, è compito tuo far vedere agli altri come funziona. E’ un ottimo modo di lavorare, perché così tutti sono vogliosi di collaborare.

Dopo una lunga e gloriosa carriera come la vostra, c’è ancora un musicista o un produttore con cui vi farebbe piacere lavorare?

Sì, ci piacerebbe molto lavorare con Tom Waits. E poi vorremmo lavorare insieme a Nick Cave. Questi sono solo sogni che non accadranno mai, ma lo dico in un’intervista e magari loro la leggeranno e ci chiameranno. Forse gli altri membri degli Elbow ti direbbero altri nomi, ma per me sono questi.

Che cosa vi aspettate dal vostro concerto di Milano? La vostra setlist sarà basata soprattutto sul vostro nuovo disco o sarà una specie di best of?

Abbiamo ottime speranze per il nostro concerto a Milano. Abbiamo suonato al Summer Festival a Lucca lo scorso luglio. E’ un posto fantastico, tutti noi abbiamo portato le nostre famiglie con i nostri figli e poi siamo stati tutti a fare delle vacanze in quella stessa area. E’ stata un’esperienza fantastica e anche lo show è stato bellissimo. La passione della folla ci ha dimostrato quanto la gente italiana ami la musica. Le persone ci hanno dato un grandissimo benvenuto. Adesso suoneremo più a nord e non vediamo l’ora di arrivare a Milano.
Per quanto riguarda la domanda sulla setlist, questo sarà il nostro ottavo disco, quindi abbiamo molti album da rappresentare quando facciamo un live: credo che suoneremo quattro o cinque canzoni dal nuovo LP e poi una selezione dal nostro vecchio catalogo.

Dopo il concerto a Milano, pensi che tornerete ancora qui in Italia, magari la prossima estate?

Come ti dicevo prima, lo spero tanto. Non è solo una nostra decisione, ma ci piacerebbe tornare in posti come Lucca. La nostra musica mi pare che funzioni bene in Italia.

Il vostro primo album, “Asleep In The Back”, compirà 20 anni nel 2021: pensi che ci sia la possibilità di portarlo in tour per festeggiare questo anniversario?

Sai una cosa? Lo suggerirò al resto della band. Grazie per la bella idea. Sentirò cosa dicono. E’ interessante citare quel disco perché alcune persone che hanno ascoltato il nuovo album hanno trovato delle similitudini con quel LP a causa del suono crudo e teso. E ovviamente questo paragone ci ha fatto piacere.

Un’ultima domanda: puoi scegliere una o due canzoni, vecchie o nuove, da usare come soundtrack di questa nostra intervista?

Non ci sono problemi se ti dico una canzone molto lunga come “Dexter & Sinister” dal nuovo disco?

No, assolutamente. Va benissimo.

Credo che la maggior parte dei componenti degli Elbow ti direbbe che la nostra canzone migliore è “Lippy Kids” da “Built A Rocket Boy!”.

Perfetto. Grazie mille. Le metterò entrambe. Spero di vedervi a Milano.

Grazie a te. Ci vediamo a Milano.

 

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