“SE QUALCUNO SI ASPETTA CHE STIAMO FERMI E SUONIAMO PERFETTAMENTE LE CANZONI DEL DISCO, NON SIAMO LA BAND PER LUI…” CE LO DICE ELI KASAN, FRONTMAN DEI GOTOBEDS, TRA POCO IN ITALIA PER TRE CONCERTI

 
30 Ottobre 2019
 

The Gotobeds sono una band punk-rock di Pittsburgh, Pennsylvania. Il gruppo statunitense ha pubblicato lo scorso maggio, via Sub Pop Records, il suo terzo album, “Debt Begins At 30”, ricco di interessanti ospiti. A novembre The Gotobeds arriveranno in Italia a presentarlo con tre date (venerdì 8 al Caracol di Pisa, sabato 9 al Glue di Firenze e domenica 10 al Freakout Club di Bologna) e noi di Indieforbunnies.com ne abbiamo approfittato per una lunga chiacchierata via e-mail con il cantante e chitarrista Eli Kasan. Abbiamo parlato, oltre che del nuovo LP, delle loro influenze, dei loro ospiti, della Sub Pop e dei loro live-show nel nostro paese. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao ragazzi, come state? Suonere in Italia a novembre: è la vostra prima volta nel nostro paese? Siete contenti di poter suonare qui da noi?

Siamo incredibilmente entusiasti!!! Nessuno di noi quattro è mai stato in Italia, così siamo supercontenti, sebbene all’inizio soffriremo un po’ a causa del jet-lag.

Ho letto ottime recensioni dei vostri live-show: che cosa si devono aspettare i vostri fan italiani dai vostri concerti?

Nel bene e nel male suoniamo musica punk nel modo in cui crediamo debba essere suonata dal vivo: forte, trasandata e spontanea. Abbiamo sempre permutato gli imprevisti, così speriamo di non deludere. Se qualcuno si aspetta che stiamo fermi e suoniamo perfettamente le canzoni del disco, non siamo la band per lui…

The Gotobeds è un nome davvero brillante: posso chiedervi da dove proviene? Inoltre potete introdurre la vostra band ai nostri lettori?

Grazie! Abbiamo preso questo nome dal batterista degli Wire, Robert Gotobed. Pensavamo di essere una famiglia punk come The Ramones.
Ci presentiamo come The Gotobeds da Pittsburgh, Pennsylvania: non la band che vuoi, ma la band che meriti.

Il vostro secondo e terzo LP sono stati realizzati dalla Sub Pop Records: come è nata la vostra collaborazione? Siete contenti di lavorare con la leggendaria etichetta di Seattle?

Loro ci hanno contattato dopo che Gerard Cosloy aveva realizzato il nostro primo album su 12XU Records. Fortunatamente abbiamo incontrato e siamo andati in tour con il gentiluomo che sarebbe diventato il nostro A&R, così non ci sono state sorprese da entrambe le parti. Siamo stati incredibilmente fortunati a lavorare con tantissime persone fantastiche: Mike alla Mind Cure, Gerard alla 12XU, H20 alla Chunklett, Jon alla Comedy Minus One e innumerevoli altre. La Sub Pop ci ha sempre supportato moltissimo ed è incredibilmente cool. Non abbiamo nessuna lamentela.

“Debt Begins At 30” è uscito lo scorso maggio. E’ un titolo piuttosto triste: c’è un significato particolare dietro a questo?

Spero che questa spiegazione lo renda meno triste: è un riferimento a un film classico (per noi) sulla scena DIY di Pittsburgh chiamato “Debt Begins At 20”, diretto da Stephanie Beroes. Dato che amiamo quel film, abbiamo trovato divertente che siamo tutti sui 30 anni, ma con tutti quegli ospiti speciali presenti sul disco, abbiamo usato la parte del “debito” come debito verso le persone che ci hanno aiutato a farlo. Se sei curioso puoi trovare il film qui.

Secondo la vostra opinione quali sono stati i vostri principali cambiamenti rispetto ai vostri lavori passati?

Questa è la prima domanda per cui faccio fatica (a risponderti): ovviamente siamo invecchiati, nei termini di quanto abbiamo suonato insieme, abbiamo trovato un po’ di successo e poi siamo tutti in punti differenti delle nostre vite rispetto a quando abbiamo iniziato. La metà di noi sono padri o patrigni, hanno spose e gli sono successe cose negative nella vita: niente che la maggior parte delle persone non riscontra quando raggiunge i 30 anni.
Abbiamo preso seriamente questo nuovo LP come mai in passato: abbiamo fatto delle demo prima di registrare le canzoni, siamo andati all’Electrical Audio di Chicago a registrarle, che è stata la nostra prima volta in uno studio, visto che prima avevamo registrato tutto nel basement di un amico, abbiamo trovato gli ospiti perfetti e, più in generale, ci siamo presi il tempo di cui avevamo bisogno per finire il disco.

Nel vostro terzo LP ci sono tantissime collaborazioni fantastiche: Bob Nastanovich (Pavement), Joe Casey ang Greg Ahee (Protomartyr), Bob Weston (Shellac), solo per citarne alcune. Potete raccontare ai nostri lettori come siete riusciti a coinvolgere così tanti artisti geniali per questo vostro nuovo disco?

Siamo stati fortunati che quelli fossero tutte persone che avevamo incontrato durante i nostri viaggi. Nessuna di queste è stata una chiamata vuota, avevamo già interagito con loro in vari gradi, così li abbiamo semplicemente invitati per il processo di registrazione e siamo rimasti lusingati per come sia funzionato bene.

Vi voglio chiedere anche del processo creativo di “Debt Begins At 30”: come è andato? E’ stata una cosa collaborativa? Qualcuno dei vostri ospiti è stato coinvolto?

A un certo punto sapevamo che due o tre persone avrebbero contribuito e, tutto è iniziato quando il nostro batterista Cary ha scherzato, dicendo che avremmo dovuto farlo come un mixtape di rap con tonnellate di ospiti. Generalmente avevamo in mente la canzone e la persona e abbiamo lasciato loro lo spazio per contribuire: ad alcuni è stato chiesto di contribuire a un coro e a qualsiasi altra cosa volessero, altri invece avevano uno spazio vuoto – tutto dipendeva da cosa aveva bisogno la canzone. Per me è stato un sogno perché di solito riempio questi piccoli e grandi spazi in studio da solo attraverso metodi differenti, così è stato bello fare un passo indietro e lasciare che gli altri riempissero il vuoto.

Pensi che sarà difficile suonare le nuove canzoni senza avere gli ospiti con voi ogni sera?

No, sono state concepite solo per noi quattro e questo è il modo in cui devono suonare, secondo la mia idea. L’unica strana è “Twin Cities” perché c’è la voce solitaria vs. me e Tracey. Ma la faremo, se richiesta!

Quali sono state le vostre influenze musicali principali per il nuovo disco? Qualcuno dei vostri ospiti puo’ avervi influenzato in qualche modo?

Adoro quando le band si evolvono e non creano solo un suono, inoltre gli album con un solo suono o tema sono molto noiosi. Io e Gavin, il nostro bassista, abbiamo parlato di quanto ci piacessero LP come “Youth America” dei Wipers o “It’ll Be Cool” dei Silkworm, dove il suono sembrava un mixtape creato da quelle band e non c’erano due canzoni che sembrassero troppo simili. Questi sono diventati delle grandi ispirazioni. Credo di averlo detto a Tim (Midyett dei Silkworm / Mint Mile) e lui è su due dei nostri dischi, così credo che un nostro ospite lo abbia influenzato, anche se in maniera indiretta.

Che cosa ci potete dire dei testi? Sono personali? Da dove avete preso l’ispirazione, mentre li stavate scrivendo? Quali sono i temi più importanti?

Ho letto tanto e mi sono sempre tenuto degli appunti in giro. Probabilmente ho scritto più parole che musica, come una specie di Bob Pollard al contrario, visto che per me è facile crearle al volo. Mi piace bere un drink e scrivere. Ho letto la guida per scrivere di Mark E. Smith ed è stato divertente; inoltre ho letto anche quella di Joe Casey (non è pubblicata, lui l’ha condivisa con me via sms, così non voglio condividerla, siccome credo che non debba essere condivisa). I temi sono personali, ho sempre avuto un’affinitià con i songwriter lineari che comunicano chiaramente un tema, ma ho scoperto che mi mancava l’interesse di farlo da solo. Ma sì, questa volta sono personali.

Ho visto che realizzate la vostra musica anche in vinile: cosa ne pensate di questo formato che è ritornato molto forte dopo parecchio tempo? Vi piacciono?

Credo che qualunque cosa riesca a coinvolgere qualcuno sia interessante e penso che sia tutto basato sulla preferenza per l’ingestione. Preferisco ascoltare il disco di una band mentre leggo i loro testi e mi rilasso insieme al mio cane. Questo è il mio metodo preferito e non l’ho mai smesso, mai.

Ho letto che avete suonato al SXSW di Austin: che cosa ne pensate di questo festival? Lo trovate divertente o forse è troppo caotico?

E’ molto strano, è come l’America: le cose più belle sono quelle non autorizzate, il resto sono per i Cops e i Blue Lawyers. Vado solo se ci suoniamo e fortunatamente non facciamo abbastanza soldi per tornarci ancora. LOL

Avete qualche nuovo artista interessante da suggerire ai nostri lettori?

Sì, ne ho a tonnellate! Una cosa di cui posso vantarmi è che nessuno nella band pensa che non ci siano nuovi buoni gruppi, ci piacciono tantissime nuove band. In questo momento mi piacciono Kaleidoscope, Empty Beings, Positive No, Bodega, Spray Paint, Xetas, Tyvek, Dark Blue, Chronophage, Diat, Mdou Moctar, Minneapolis Uranium Club, The World, Stephen Malkmus, Honey Radar, Hotline TNT, Stress Group, Hash Redactor, Tropical Trash, Deep State, XV, Nick Cave, Fontaines D.C., Pinnochio, Rat Nip più altre decine di migliaia. Queste sono soprattutto le mie preferite del 2019. Forse piacciono anche a te?

Un’ultima domanda: potete scegliere una delle vostre canzoni, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa intervista? Grazie. Ci vediamo presto in Italia!

Scelgo “Slang Word” dal nuovo LP: è l’unica superstite che non abbiamo registrato per il primo LP poiché non era finita, ma è una delle poche canzoni di cui sono soddisfatto al 100% su come è uscita. Forse avevo Joe Casey nel cervello, visto che lui è ospite in questo pezzo. Grazie per il vostro interesse!!! Ci vediamo presto.

Photo Credit: Shawn Brackbill

 

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