OGGI “SPACE ODDITY” DI DAVID BOWIE COMPIE 50 ANNI

 
4 Novembre 2019
 

Il 20 Luglio del 1969, l’astronauta Neil Armstrong, diventava il primo uomo a mettere piede sul suolo lunare e “Space Oddity”  (brano) usciva 9 giorni prima della storica impresa.

Ground Control to Major Tom…” – “Base di controllo a Maggiore Tom…” è così che inizia la strofa di una delle canzoni più famose di David Bowie, dal titolo omonimo dell’album uscito il 4 Novembre del 1969, che oggi compie 50 anni.

Ispirato dal film di Stanley Kubrick (2001 Odissea nello Spazio), ma soprattutto dalla storia, la Missione “Apollo 11” che portò i primi uomini sulla Luna.

È passato mezzo secolo da questo disco, e dal primo personaggio creato da Bowie, il Maggiore Tom, a cui, nel corso della sua carriera, si sommeranno innumerevoli altre personalità.

Questo secondo capolavoro dell’artista inglese racchiude nel suo titolo una storia particolare. L’album uscì sia negli States che in Inghilterra, ma con due titoli completamente differenti. Nel Regno Unito si chiamò “David Bowie”, lo stesso del suo album di debutto (1967), mentre negli Stati Uniti venne pubblicato dalla Mercury Records come “Man of Words/Man of Music.”

In “Space Oddity” sono racchiusi e rappresentati i pensieri e le preoccupazioni del Duca Bianco al tempo, la fine della storia d’amore con Hermione Farthingale, sua musa ispiratrice, e i problemi con il movimento hippie. È un disco che in qualche modo ha definito la sua strada, ma non il suo stile che, in questa fase, appare ancora insicuro e confuso ma comunque di grande talento.

David Bowie, artista rock poliedrico, non ricevette subito il successo che meritava, quello arrivò col tempo. La verità però è che l’album non fu accolto con particolare entusiasmo, qualcuno lo definì “snervante e drammatico”, qualcun altro come “profondamente meditativo”, forse a causa della corrente tibetana a cui Bowie si era avvicinato, già a partire dal 1967, o del suo essere attratto dalle filosofie orientali. Ma, di base, la percezione che ne ebbe il pubblico non fu tra le più positive, anche se tutto questo sarebbe cambiato con la ripubblicazione, attraverso una riedizione del disco, avvenuta a partire dal 1972.

“Space Oddity” è stato, ed è, un disco rivoluzionario, rock, psichedelico, suggestivo e con elementi chiave di quella che sarebbe, successivamente, diventata l’ identità musicale di David Bowie. Una dominante percepita influenza folk, proveniente da Bob Dylan, ma l’ossessiva passione per il rock progressivo lo portarono a richiedere, per la creazione di questo disco, la partecipazione di figure come Paul Buckmaster, il batterista dei Pentangle Terry Cox e Rick Wakeman, turnista all’epoca e futuro membro di Strawbs e Yes.

In “Space Oddity” il Maggiore Tom parte per lo spazio e non torna più sulla terra, un po’ come David Bowie che, scoprendo la sua vera natura, aspirerà a raggiungere e contemplare vette sempre più alte. Oltre il sole e le stelle, verso lo Spazio.

“Ground Control to Major Tom
Commencing countdown, engines on
Check ignition and may God’s love be with you”

Pubblicazione: 4 Novembre 1969
Durata: 45:13
Dischi: 1
Tracce: 10 (1969)
Genere: Space rock, Rock psichedelico
Etichetta: Philips Records
Produttore: Tony Visconti (tranne la traccia Space Oddity), Gus Dudgeon
Registrazione: Trident Studios, Londra, giugno-ottobre 1969

Tracklist (1969)

Lato A

  1. Space Oddity
  2. Unwashed and Somewhat Slightly Dazed
  3. *(Don’t Sit Down)
  4. Letter to Hermione
  5. Cygnet Committee

Lato B

  1. Janine
  2. An Occasional Dream
  3. Wild Eyed Boy from Freecloud
  4. God Knows I’m Good
  5. Memory of a Free Festival

*Assente nelle edizioni del 1972 e del 1984.

 

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