ABBIAMO INTERVISTATO GIORGIO RICCITELLI, HEAD OF MUSIC PER L’ITALIA DI DICE, PER FARCI SPIEGARE LA NUOVA APP DI TICKETING

 
di
5 Novembre 2019
 

di Stefano Bartolotta

È inutile nascondercelo: gli ultimi anni in Italia sono stati caratterizzati da una forte stagnazione dal punto di vista non solo del metodo di acquisto dei biglietti per i concerti, ma di tutto ciò che sta attorno a chi i concerti li frequenta. Tutela contro il secondary ticketing, facilità nel venire a conoscenza dei concerti di reale interesse, senza essere inondati da promozioni che non rispondono ai propri gusti, facilità nell’acquisto dei biglietti e chiarezza immediata del prezzo che si andrà a spendere, trasparenza nelle modalità di compravendita dei biglietti stessi, sono tutte necessità reali e nessuno le aveva mai davvero affrontate. L’arrivo di una app come Dice sembra proprio l’evento in grado di dare una risposta concreta a questi e altri problemi, per questo ho accettato con entusiasmo l’idea di parlarne al telefono con Giorgio Riccitelli, che ha all’attivo una lunga storia nell’ambito dell’organizzazione di concerti ed è ora anche il principale referente di Dice per l’Italia. Giorgio illustra perfettamente quali importanti vantaggi possono arrivare per tutti gli appassionati di musica dal vivo.

La prima riflessione che si può fare sul fatto che Dice, appena arrivato qui in Italia, ha avuto subito molta visibilità, ed è stato subito molto usato, è relativa alla presenza qui da noi di un pubblico che sa cosa succede fuori, che è attento, che va ai concerti all’estero. Penso che l’immediato impatto di questa nuova piattaforma dimostri che qui da noi c’è un buon numero di persone che tiene occhi e orecchie aperti. Cosa ne pensi?

Sicuramente hai ragione ed era indubbiamente il momento giusto per farlo. Sono ormai sei anni che Dice ha un ruolo di primo piano in Gran Bretagna, e dopo passaggi di successo in Francia, Stati Uniti e Australia, era il momento giusto per il Sud Europa, Italia e Spagna comprese. Ogni Paese ha diverse caratteristiche, tradizioni, diversi background culturali, per cui ogni approccio deve essere studiato bene. Nel caso dell’Italia, essendo un mercato a sé rispetto al resto d’Europa, sicuramente sono stati pensati degli step appositi e penso che siano stati azzeccati. In molti sappiamo che sia addetti ai lavori che pubblico sono estremamente scontenti da ciò che si deve fare in relazione all’acquisto dei biglietti per i concerti, soprattutto per i grandi eventi, ma anche per quelli più piccoli. Dice è una risposta concreta alla piaga molto pesante di secondary ticketing e reselling.

Parlavi di tradizioni e infatti uno dei miei timori è che Dice possa avere successo negli eventi medio piccoli, come dimostra l’assenza su viagogo di biglietti in vendita per il concerto di FKA Twigs a Milano, ma che sarà molto più difficile utilizzarlo per eventi a San Siro, perché in quel caso il grande pubblico italiano tende a voler essere conservatore, quindi a volere il biglietto di carta e ad acquistare con i metodi che già conosce. Sono pessimista?

Dice non ha limiti ed è stato usato anche su eventi sopra i 5000 spettatori di capienza in Francia e Inghilterra, con zero secondary ticketing anche in quel caso, proprio perché, per come è fatta l’app, il bagarinaggio online è impossibile, visto che l’acquirente del biglietto lo riceve sullo smartphone solo due ore prima dell’evento, con un QR code in 3D, che quindi non può essere screenshottato. Ovviamente il problema culturale c’è, però intanto il secondary ticketing non può esserci.

Sì, va bene, ma anche in Inghilterra ho paura che un concerto a Wembley si dovrebbe scontrare con le abitudini tradizionaliste di quella fetta di pubblico così ampia.

La mia esperienza mi insegna, e lo vedrai in futuro, che la gente è più attenta e preparata rispetto a quello che noi crediamo. Sarà la novità, sarà che ormai ordiniamo tutto dal cellulare, dal cibo ad altre cose, ma diventerà normale anche ordinare i biglietti dei concerti dal cellulare.

Una cosa che trovo importante è il collegamento al proprio servizio di streaming preferito che suggerisce all’utente di Dice concerti nella sua zona. È vero che promuovere un concerto su Facebook dovrebbe essere sufficiente a farne sapere l’esistenza a chi è interessato, ma ogni tanto si sente ancora qualcuno che non sapeva di un concerto a cui sarebbe stato interessato.

Questo è un altro fiore all’occhiello di Dice, perché la tua home page è diversa dalla mia e da quella di tutti i tuoi amici, perché è disegnata sui gusti musicali di ognuno. Secondo me questa, insieme alla waiting list, sono le cose che avranno più impatto sul mercato italiano. La waiting list si attiva quando l’evento è sold out, ci si iscrive e se qualcuno non può andare, non ha alcun modo di riposizionarlo, se non dandolo a Dice, che lo dà a chi si è iscritto alla waiting list.

Tu sei un promoter da tantissimi anni, e con Radar hai ora una realtà particolarmente solida e indipendente. Da promoter, quanto nuoce alla vostra immagine il problema del secondary ticketing?

È molto fastidioso per chi fa questo lavoro con spirito etico. Ho avuto tantissimi problemi, ad esempio, col concerto di A$AP Rocky, poi annullato per i famosi fatti: ho dovuto far fronte a un fenomeno incontrollabile, non c’era proprio la possibilità materiale di tenerlo sotto controllo, perché i reseller di professione sono in grado di comprare chirurgicamente, e per me la frustrazione era altissima. Se anche un concerto non è in uno stadio, ma magari ha solo tremila persone di capienza, e anche solo 5 o 10 persone hanno questo problema, per me è una sconfitta, perché né io, né l’artista che rappresento, abbiamo il controllo su questo fenomeno. Il problema non è mai stato affrontato nella giusta maniera e ci voleva un player che venisse da fuori e che desse la giusta importanza all’aspetto etico e all’approccio culturale. Questo mi ha convinto, come promoter, a mollare tutti gli altri circuiti di vendita biglietti e a buttarmi a capofitto in questa avventura.

Ho sempre avuto questa curiosità e magari tu che ci lavori mi sai aiutare: cosa scatta nella testa di una persona disposta a spendere 200 o 300 euro per andare a vedere A$AP Rocky, non per parlare di lui nello specifico, ma giusto per usarlo ad esempio, dato che ne hai parlato?

Ci sono artisti che, su determinate fasce di pubblico, accendono reazioni così appassionate che continuano a stupire anche me. Quando la gente vede diciture come “golden pass”, “VIP pass”, “meet and greet” ed è disposta anche a pagare 800 o mille euro, la cosa non può che stupire anche uno come me che lavora nel campo da una vita. Però almeno queste sono cose alla luce del sole e di cui l’artista è a conoscenza, quindi le rispetto, mentre non posso accettare quando il prezzo finale è di 10 volte maggiore rispetto a ciò che l’artista ha deciso. Purtroppo, questa debolezza dei fan disposti a spendere tutti quei soldi esiste e per me il fan è sacro, io spendo un sacco di tempo durante i miei concerti a studiare il pubblico e non lo vedo solo come degli euro che camminano. Dice ha dimostrato di avere questa stessa filosofia ed è questo che mi ha convinto a lavorare con loro.

Un altro aspetto importante è quello della chiarezza del prezzo, visto che altri rivenditori, non solo in Italia, prima mostrano un prezzo e poi prima di confermare l’acquisto aggiungono tasse e commissioni.

Anche questo è un altro punto di forza ed è una vittoria, perché se aggiungi in seguito, ormai hai iniziato la procedura e sei più portato ad accettare, ma non è certo un metodo trasparente. Dice nasce come una start up fatta da professionisti del settore, che volevano risolvere i problemi di cui parliamo e si sono messi insieme. Per cui queste persone, che provengono da tutti i diversi campi dell’industria musicale, dalla discografia, al management, al booking, sapevano dove fosse il caso di intervenire, e il successo nasce proprio perché spesso sono gli artisti stessi ad essere attirati dall’idea che c’è dietro a Dice, che non può essere vista solo come una piattaforma da cui comprare i biglietti.

Infine, è inutile negarlo, anche l’occhio vuole la sua parte, e dal punto di vista grafico, l’app è perfettamente funzionale e fa proprio venire voglia di comprare i biglietti. Anche qui, la grafica è stata adattata per i diversi mercati o è unica per tutti?

La grafica è la stessa perché è importante avere una linea artistica ben definita. È frutto di un lavoro di molti anni da parte di un team di creativi che ha trovato il modo giusto per rendere la grafica semplice e accattivante allo stesso tempo. L’app è molto facile da usare e si acquistano i biglietti in 10 secondi e il suo stile grafico è molto riconoscibile.

Prima mi parlavi dei Paesi in cui è arrivata Dice, e noto l’assenza di Germania e Scandinavia, mentre mi aspetto che un’app del genere possa avere molto più successo lì che non in Italia o Spagna. Ma forse lì non si è ancora arrivati perché probabilmente lì c’è un’altra mentalità e, per ora, Dice non serve.

È una strategia ben definita, ovvero andare prima nei mercati tutti da esplorare e da conquistare. L’idea è quella di crescere in modo armonioso, anche trovando le persone giuste con cui lavorare nei singoli mercati, poi in Paesi come la Germania il mercato è molto più saturo, mentre qui la musica, soprattutto quella indipendente, ha bisogno di un maggior supporto. Ci sono realtà indipendenti che hanno una storia e qualcosa da dire anche se non fanno grandi numeri, e dal punto di vista della strategia di mercato, per ora interessa questo tipo di posizionamento, legato a una certa linea artistica.

 

“Volevo fare un disco ...

Non usa più il nome di Mezzala il buon Bitossi, come a indicarci che, forse, questo è davvero il disco che avrebbe sempre voluto fare. ...

“Quando non siamo in tour, ...

I Tiny Moving Parts sono una band emo-punk / math-rock del Minnesota: formato da una coppia di fratelli (William e Matthew Chevalier) e da ...

“Amiamo troppo fare musica e ...

I King Nun sono una giovane band londinese che si sta facendo rapidamente strada nella scena indie-rock. La loro carriera comincia nel 2016 ...

“Colleziono vinili, ma i ...

The Low Anthem si sono formati nel 2006 e hanno finora pubblicato cinque album. Il prossimo 7 dicembre la band indie-folk di Providence ...

“Nella musica concilio ...

“Ho bisogno di dirti domani” è il quarto disco di Nicolò Carnesi, nel lavoro il cantautore siciliano ha spinto l’asticella più in ...