OGGI “RECKLESS” DI BRYAN ADAMS COMPIE 35 ANNI

 
5 Novembre 2019
 

Celebrare i trentacinque anni di “Reckless” va oltre il semplice voler ricordare in maniera affettuosa un disco dal successo pazzesco, capace di trasformare un ventiquattrenne con un vistoso problema di acne in una superstar internazionale. Rispolverare questa splendida pagina del tanto ingiustamente bistrattato adult-oriented rock significa ripercorrere un viale lastricato di vecchie fotografie, piacevoli reminiscenze adolescenziali e malinconia per i bei tempi andati.

È impossibile non provare nostalgia per un album che, in fin dei conti, è esso stesso fatto di pura nostalgia. Ogni brano rappresenta un’occasione buona per crogiolarsi dolcemente tra le braccia del rimpianto e del languore. Pensate ai primissimi versi di quella monumentale ballatona che risponde al titolo di “Heaven”: Oh, thinkin’ about our younger years/There was only you and me/We were young and wild and free. Nel 1984 Bryan Adams era poco più che un ragazzino, eppure già pensava con un pizzico di tristezza agli anni in cui lui e la sua amata erano “giovani, selvaggi e liberi”.

Il desiderio di tornare ad assaporare “i migliori giorni della sua vita” spinse lui e lo storico sodale Jim Vallance, talentuosissimo songwriter nonché artefice della resurrezione degli Aerosmith nella seconda metà degli ‘80s, a scrivere una hit stratosferica come “Summer Of ‘69”. Impossibile non amare una canzone così spontanea e innocente, in grado davvero di regalarci scampoli di quella spensieratezza tipica dei tre mesi estivi lontani da scuola.

C’è da dire, tuttavia, che il ’69 che dà il nome al pezzo non fa realmente riferimento all’anno 1969: un paio di decenni dopo l’uscita di “Reckless”, infatti, Bryan Adams confermò le dicerie riguardanti possibili allusioni all’omonima posizione sessuale, tra l’altro già abbastanza esplicite nel testo (il passaggio in cui canta Me and my baby in a 69 vale più di mille parole).

Che il canadese non fosse proprio uno stinco di santo, d’altronde, non è mai stato un segreto. I brani di “Reckless” si muovono sui binari più hard e ribelli dell’AOR, in barba a tutte quelle fastidiose sdolcinatezze che fecero la fortuna di colleghi del calibro di Michael Bolton o Richard Marx. Basta dare un’occhiata alla copertina per capire di che pasta è fatto Adams: un tipo tosto, ruvido e cattivo; coriaceo come la pelle del suo viso. Uno che non si fa alcun problema a correre verso la sensualissima amante, nonostante la fidanzatina devota che lo aspetta a casa (“Run To You”). Uno che non cerca amori duraturi ma avventure di una notte (When the mornin’ breaks/We go our separate ways/If the night was made for love it ain’t for keeps, da “One Night Love Affair”).

Riprendendo il titolo dell’album, quindi, un “incosciente” edonista e vizioso, ma non per questo privo di principi. Bryan Adams è ben consapevole dell’importanza dei veri affetti: qui lo dimostra e lo spiega nelle già citate “Heaven” e “Summer Of ‘69”, in “Somebody” e in “It’s Only Love”, fantastico duetto con una Tina Turner nel pieno della sua carriera. Più di tutto, però, sa bene quanto sia importante per la musica mainstream avere un’anima.

La stoccata al synthpop infilata nella fulminante “Kids Wanna Rock” (This computerized crap ain’t gettin’ me off, traducibile in qualcosa come “questa schifezza sintetica non mi prende per niente”) racchiude l’essenza stessa del pop rock alla base di “Reckless”. Orecchiabile e sfacciatamente commerciale, certo; ma anche sanguigno, genuino e compatto. Nessuna presa in giro, insomma. Non ancora, almeno: nel giro di pochi anni sarebbe arrivata la tremenda “(Everything I Do) I Do It for You”.

Bryan Adams – “Reckless”
Data di pubblicazione: 5 novembre 1984
Tracce: 10
Lunghezza: 37:58
Etichetta: A&M Records
Produttori: Bob Clearmountain, Bryan Adams

Tracklist:
1. One Night Love Affair
2. She’s Only Happy When She’s Dancin’
3. Run To You
4. Heaven
5. Somebody
6. Summer Of ’69
7. Kids Wanna Rock
8. It’s Only Love
9. Long Gone
10. Ain’t Gonna Cry

 

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