“COLLEZIONO VINILI, MA I DISCHI SONO L’UNICA PLASTICA CHE TENGO IN CASA.” CE LO DICE BEN KNOX MILLER, FRONTMAN DEI LOW ANTHEM, CHE ABBIAMO INTERVISTATO IN VISTA DELLA LORO DATA ITALIANA

 
7 Novembre 2019
 

The Low Anthem si sono formati nel 2006 e hanno finora pubblicato cinque album. Il prossimo 7 dicembre la band indie-folk di Providence tornerà in Italia dopo tanti per un’unica data (al Circolo Ohibò di Milano) in cui riproporrà, tra l’altro, il suo secondo album, “Oh My God, Charlie Darwin”, uscito proprio dieci anni fa via Bella Union. Abbiamo approfittato dell’occasione per contattare via e-mail il frontman Ben Knox Miller per parlare di questo loro storico LP, ma anche della loro carriera, dell’incidente stradale avuto nel 2016, del loro processo creativo, del vinile e del loro concerto italiano. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao a tutti, come state? Suonerete a Milano in dicembre. Tornerete a suonare nel mio paese dopo alcuni anni: che cosa vi aspettate da questo concerto? Siete contenti di tornare qui in Italia?

Ciao, sono Ben. E’ da nove anni che manchiamo. Siccome abbiamo raramente l’opportunità di passare dall’Italia, cercheremo di dare il nostro meglio per sfruttare questa piccola opportunità.

A Milano suonerete una selezione dal vostro vecchio album, “Oh My God, Charlie Darwin”: questo LP è stato il vostro primo a ricevere una grande attenzione da parte della critica di tutto il mondo. Che cosa ha significato questo per voi in quel momento della vostra carriera? E cosa significa per voi, dopo oltre dieci anni?

Sono molto grato a queste canzoni perché ci hanno permesso di intraprendere il nostro viaggio. Comunque è passato tanto tempo da quando le ho sentite o le ho suonate per l’ultima volta. Preparare questi concerti sembra aprire un pacchetto di maglioni ristretti nella tua casa di quando eri un bambino. L’odore è incredibilmente famigliare. E’ un posto in cui non puoi tornare, ma anche un posto che non ti ha mai lasciato.

Inoltre ripubblicherete “Oh My God, Charlie Darwin” in vinile a novembre:quanto è cambiata la vostra band da allora?

La nostra band è cambiata completamente. Abbiamo avuto nove diversi componenti durante questi dieci anni. Molti di loro sono usciti per creare nuove fantastiche band, fare figli o carriera o sono semplicemente scomparsi. Normale… e devastante. Anch’io ho vissuto alcune vite differenti. E’ strano guardare indietro. Non è qualcosa che faccio abitualmente. Normalmente tengo dietro il passato per spingermi in avanti. E’ un esercizio divertente, ma mi piacciono ancora quelle canzoni.

Durante la vostra carriera avete avuto la possibilità di aprire per grandissimi artisti come Bruce Springsteen, Lucinda Williams, Iron & Wine, The Avett Brothers e altri: che cosa avete imparato da loro?

La prima volta che vedo qualcuno cantare è molto speciale per me. Senza aspettative o difese riesco ad avere un’esperienza pura. Inoltre per me c’è qualcosa di speciale a vedere un artista di quei livelli suonare il suo rituale ogni sera, vedendo il modo in cui riassume se stesso attraverso quel momento di espressione, l’esercizio e il lavoro, mantenerlo vivo e non riflessivo, viverlo. Bruce è il re.

Nel 2016, mentre stavate portando in tour “Eyeland”, avete avuto un incidente stradale che ha distrutto i vostri strumenti e ha mandato alcuni di voi in ospedale: quali sono stati i vostri pensieri sul futuro della band in quel momento?

Non stavo pensando per nulla alla band in quel momento. Stavo pensando al fatto che ero ancora vivo e che anche i miei amici erano ancora vivi. Sono stato soppraffatto dalla gioia. Mi sento ancora così, anche se qualche volta me lo devo ricordare.

Hai scritto “The Salt Doll Went To Measure The Depth Of The Sea” appena un paio di settimane dopo dal vostro incidente stradale ed è poi uscito all’inizio dello scorso anno per la Joyful Noise: che cosa ha significato per voi poter pubblicare un nuovo disco dopo quel terribile incidente?

Non voglio aver bisogno di crisi per poter scrivere delle canzoni, ma non è un brutto modo per trasformare quel dolore. Molto è uscito dalla connessione tra quelle canzoni e il nostro incidente. E’ stato come se l’incidente avesse rimosso qualcosa da me. Non te lo so spiegare.

Quindi il processo creativo è cambiato totalmente per il vostro nuovo disco: per favore ci puoi raccontare qualcosa di più al riguardo? Da dove hai preso l’ispirazione, mentre le stavi scrivendo?

E’ stata una specie di ritorno al minimalismo. E’ stata una reazione a “Eyeland”, che era stata una grande distruzione di tutto all’improvviso. “The Salt Doll” è un ritorno alla tranqullità, alcuni movimenti di conforto. La storia proviene dalla biografia di John Cage, “Where The Heart Beats”. La storia di “The Salt Doll” compare nei primi testi indu e buddisti come un resoconto del sapere attraverso il divenire.

Parlando del vinile, che cosa ne pensi di questo formato che è ritornato ancora cool, dopo parecchi anni? Ti piacciono o magari li collezioni?

Mi lamento della digitalizzazione su tutta la linea. Sono un giovane luddita e la tecnologia fa schifo. Colleziono vinili, ma i dischi sono l’unica plastica che tengo in casa.

Hai qualche nuovo nome di artisti interessanti da suggerire ai nostri lettori?

Anthony Savino.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa intervista?

“The Krill Whistle Their Fight Song”.

 

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