LEORNARD COHEN: LA TOP 10 BRANI

 
7 Novembre 2019
 

Il 7 novembre del 2016, si spegneva a 82 anni  Leonard Cohen, poeta, scrittore e uno dei cantautori più grande e più influente di tutti i tempi. Si chiudeva così una carriera luminosa iniziata tardi all’età di 33 anni, quando decise di accompagnare la sua scrittura e le sue poesie con brani musicali, continuando, in altra forma, un’ attività letteraria che stava dando i suoi frutti.

Una produzione che inizia nel 1967 con “Songs of Leonard Cohen” e prosegue per 14 album, non considerati i lavori postumi presenti e speriamo futuri, e arriva fino al 2016 con “You Want It Darker” , attraversando oltre 50 anni di storia, partendo dagli anni della protesta fino ad arrivare ad oggi, e mantenendo una personale originalità di pensiero e di scrittura  e una qualità anche nei lavori più recenti.

In ogni suo lavoro troviamo testi complessi ma bellissimi nei quali affronta sviluppa, in maniera assolutamente affascinante, i temi che più gli sono vicini, da quelli religiosi dovuti molto dalle sue origine ebree, alle tematiche esistenziali spesso tristi e cupe, al sesso.

Questa top 10 cronologica ripercorre la sua carriera in 10 brani, a partire dagli anni 60, un piccolo assaggio nel quale comunque si potrà ricordare un grandissimo artista, e potrete riconoscere come la sua arte abbia influenzato altri grandi artisti.

SUZANNE

1967, da “Songs of Leonard Cohen”

Album dell’esordio e subito un grande successo, Cohen musica una poesia già pubblicata dove descrive con metafore religiose le sue visite alla sua amica Suzanne Verdal e suo marito Armand Vaillancourt, scultore famoso. Per quanto la canzone sembri svelare un rapporto amoroso tra il poeta  e Suzanne in realtà, come ci dirà Cohen tra loro non c’è stata alcuna relazione, il testo si muove sulle ali della fantasia intrecciando la vita spirituale e passione carnale in versi dove l’immagine è sempre forte e vivida, restituendoci ancora oggi immagini di un tempo andato, “And she shows you where to look Among the garbage and the flowers There are heroes in the seaweed There are children in the morning” . Il brano verrà riproposto anche da Fabrizio De Andrè .

Suzanne ti porta al suo posto vicino al fiume
Suzanne takes you down to her place near the river

Puoi sentire passare le barche, puoi passare la notte per sempre
You can hear the boats go by, you can spend the night forever

E sai che è mezza pazza ma è per questo che vuoi essere lì
And you know that she’s half-crazy but that’s why you want to be there

E ti nutre con tè e arance che arrivano dalla Cina
And she feeds you tea and oranges that come all the way from China

E proprio quando intendi dirle che non hai amore da darle
And just when you mean to tell her that you have no love to give her

Lei ti mette sulla sua lunghezza d’onda
Then he gets you on her wavelength

E lascia che il fiume risponda che sei sempre stato il suo amante
And she lets the river answer that you’ve always been her lover

LAST MAN’S YEARS

1971, da “Songs of Love and Hate”

Brano bellissimo con un testo che è vera poesia, attraverso immagini altamente affascinanti ed evocative Cohen racconta una storia, tracciando quasi un dipinto su tela, a tratti sbiadito a tratti pieno di colori, dove la simbologia è forte e significativa. La pioggia che cade sulle opere dell’uomo dell’anno scorso distruggendole e la figura di Giovanna D’Arco e il suo esercito di ragazzi feriti, Betlemme e Babilonia e i riferimenti biblici , sono gli elementi che disegnano i vari aspetti  di un rapporto amoroso complicato e destinato a finire.

Alcune donne aspettano Gesù e alcune donne aspettano Caino
Some women wait for Jesus, and some women wait for Cain

Quindi mi appendo al mio altare
So I hang upon my altar

E alzo di nuovo la mia ascia.
And I hoist my axe again.

E prendo quello che mi riporta a dove tutto ha avuto inizio
And I take the one who finds me back to where it all began

Quando Gesù era la luna di miele
When Jesus was the honeymoon

E Caino era solo l’uomo.
And Cain was just the man.

CHELSEA HOTEL

1974, da “New Skin for the Old Ceremony”

Quando un suo collaboratore svelò che la protagonista di questo brano era Janis Joplin, si racconta che Leonard Cohen si adirò parecchio perché era sua intenzione non rivelarlo. Negli anni successivi in realtà, nelle sue esibizioni live, canterà spesso questa canzone con le immagini di Janis Joplin sullo sfondo, finendo sempre per donare ai presenti un affascinante ricordo. Il Chelsea Hotel era un famoso hotel frequentato soprattutto da artisti e persone famose, ed è qui che si è consumato il rapporto tra loro due, tra sesso, arte e forti personalità. Tra dolcezza e ironia si sviluppa un testo che vi consiglio di leggere attentamente e che a mio avviso ci restituisce una immagine di Janis Joplin assolutamente affascinante. In assoluto uno dei brani di Cohen che preferisco.

Ti ricordo bene al Chelsea Hotel
I remember you well in the Chelsea Hotel

Eri famosa, il tuo cuore era una leggenda
You were famous, your heart was a legend

Mi hai detto di nuovo che preferivi uomini belli
You told me again you preferred handsome men

Ma per me avresti fatto un’eccezione
But for me you would make an exception

E stringendo il pugno per quelli come noi
And clenching your fist for the ones like us

Che sono oppressi  dalle figure di bellezza
Who are oppressed by the figures of beauty

Ti sei sistemata, hai detto: “Beh, non importa,
You fixed yourself, you said, “Well never mind,

Siamo brutti ma abbiamo la musica “
We are ugly but we have the music”

DON’T GO HOME WITH YOUR HARD-ON

1977, da “Death of a Ladies’ Man”

Album con il quale Leonard Cohen decide di fare un cambiamento, allontanandosi da un approccio folk per creare qualcosa di musicalmente più complesso. Lo farà affidandosi a Phil Spector, grande storico produttore, inventore della tecnica Wall of Sound, personaggio  border line, capace di comportamenti assolutamente folli, che comprenderanno anche un futuro assassinio, e la scelta sarà decisamente sbagliata. La collaborazione non decollerà ma anzi si interromperà con una spaventoso litigio nel quale Phil Spector caccerà Cohen dallo studio di registrazione minacciandolo con una pistola. L’album sarà terminato con molta difficoltà e il risultato non sarà dei migliori, per molti è l’unico passo falso della carriera di Cohen e molti criticheranno anche i testi, anche se in realtà ad ascoltarlo oggi ha ancora un suo valore e un suo fascino. Il testo ha parecchie allegorie sul sesso, secondo voi chi è il parrucchiere? Io un’ idea precisa ce l’ho.

HALLELUJAH

1984, da “Various Position”

Dopo “Recent Song” del 1979 e un periodo di silenzio, l’arrivo e la pubblicazione di “Various Position” fu rallentata dalla Sony Music, proprietaria della Columbia Records, che riteneva poco valido il materiale proposto da Leonard Cohen. Sarà una bella rivincita il successo anche se tardivo di Hallelujah, che avrà centinaia di cover, la prima fu di Johnny Cash nel 1991, mentre la più famosa è sicuramente quella di Jeff Buckley. “Hallelujah” è una canzone che parla di sesso, amore, e della vita, come espressione di una visione religiosa che prevede la possibilità di unire il dualismo spirituale e carnale, una visione che accompagnato molte delle opere di Cohen.

EVERYBODY KNOWS

1988, da “I’m your Man”

“I’am your Man” è un album eccezionale e scegliere un brano non è stato facile, ci sono artisti del calibro di Tom Waits e Nick Cave, che lo considerano uno dei loro dischi preferiti. La collaborazione tra Cohen e Sharon Robinson funziona alla grande, e questa canzone amara e profetica, con riferimenti a una società falsa e decadente, è uno dei suoi capolavori.

I poveri rimangono poveri, i ricchi diventano ricchi
The poor stay poor, the rich get rich
È così che va
That’s how it goes
Tutti sanno
Everybody knows
Tutti sanno che la barca perde
Everybody knows that the boat is leaking
Tutti sanno che il capitano ha mentito
Everybody knows that the captain lied

THE FUTURE

1992, da “The Future”

Il brano verrà utilizzato nel film “Natural Born Killer”, fantastica opera psichedelica di un allucinato Oliver Stone, ed è anche la title track dell’ennesimo capolavoro di Cohen. È una nuova visione cupa del futuro resa in maniera estremamente poetica, il testo è pieno di riferimenti storici religiosi e morali, che si conclude in maniera amara con la consapevolezza di una società incapace di capire il pentimento.

IN MY SECRET LIFE

2001, da “Ten New Songs”

Passano nove lunghi anni senza che Leonard Cohen pubblichi qualcosa, poi torna magnificamente con “Ten New Songs” composto insieme a Sharon Robinson. Questo brano in realtà lo realizza in bozza anni prima nel 1988, ma non soddisfatto lo tiene in sospeso per tredici anni cambiandolo di volta in volta. Il Cohen, spesso il triste dei primi anni, lo ritroviamo in questo testo nel quale, il concetto espresso  di una secret life, non è altro che la solitudine intellettuale di chi fa fatica a confrontarsi con le persone anche se amate e con la società che ti vuole solo condizionare.

NEVERMIND

2014, da “Popular Problems”

“Popular problems” è un album eccezionale che amo particolarmente, scegliere un brano mi risulta assolutamente difficile. “Nevermind”, che stato anche sigla di apertura di una stagione di “True detective”, ha un testo decisamente complesso, come d’altronde succede in molti brani di Leonard Cohen. Ho provato a capirlo leggendo i commenti che trovavo in giro su internet ma le interpretazioni che trovavo non mi convincevano molto, per un po’ di tempo ho pensato che fosse un dialogo tra divinità dimenticate, oggi ci leggo una preghiera di chi è stato sconfitto dalla storia e da Dio che ama solo i vincitori.

La storia è stata raccontata
The story’s told
Con fatti e bugie
With facts and lies
Ho un nome
I have a name
Ma non importa
But nevermind
non importa
Nevermind
non importa
Nevermind
La guerra è stata persa 
The war was lost
Il trattato firmato
The treaty signed
C’è la verità che vive
There’s truth that lives
E verità che muore
And truth that dies
Non so quale
I don’t know which
Quindi non importa
So nevermind

YOU WANT IT DARKER

2016, da “You Want it Darker”

È l’album di addio di Cohen, in parte sarà completato dal figlio. Il brano, contraddistinto da una linea di basso solenne, un testo carico di riferimenti religiosi, come il coro che intona in ebraico Hineni Hineni (eccomi, eccomi), ma nel quale si parla di una fine che Cohen sente vicina, attraverso una simbologia che richiama anche immagini dell’olocausto. Il dilemma filosofico dell’esistenza e del disegno di Dio che, per quanto per alcuni si possa trasfigurare in un sentimento di sereno  nichilismo, per Cohen comunque nel finale si palesa in un definitivo  “Hineni Hineni sono pronto mio Signore” .

Noi uccidiamo la fiamma
We kill the flame
Se sei il mazziere, fammi uscire dal gioco
If you are the dealer, let me out of the game
Se sei il guaritore, sono distrutto e zoppo
If you are the healer, I’m broken and lame
Se tua è la gloria, la mia deve essere la vergogna
If thine is the glory, mine must be the shame
…..
Eccomi, eccomi 
Hineni, hineni
Eccomi, eccomi
Hineni, hineni

Sono pronto, mio ​​signore
I’m ready, my lord

Credit Foto: Rama [CC BY-SA 2.0 fr], via Wikimedia Commons

 

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