DESERT SESSIONS
Vols. 11 & 12

[ Matador Records - 2019 ]
8
 
Genere: stoner, alternative rock
 
11 Novembre 2019
 

Sedici anni dopo gli ultimi segnali di vita, si riaprono i cancelli del Rancho de la Luna. Le Desert Sessions sono ripartite, nonostante fossero rimasti in pochissimi a sperarci ancora. Josh Homme e un nutritissimo gruppo di amici e colleghi hanno lavorato sui volumi undici e dodici della collezione – intitolati rispettivamente “Arrivederci Despair” e “Tightwads & Nitwits & Critics & Heels – lo scorso dicembre, nell’arco di appena sei giorni.

La velocità con cui tutto è accaduto ha sicuramente portato benefici alle canzoni, che suonano naturali, spontanee e grezze: caratteristiche fondamentali per il collettivo musicale capeggiato dal frontman dei Queens Of The Stone Age. C’è da dire, tuttavia, che rispetto al passato il risultato finale sembra essere più coeso e ragionato; non frutto quindi di improvvisazioni e jam ad alto tasso lisergico, ma di un processo di produzione in cui nulla (o quasi) è stato lasciato al caso.

Nonostante la tradizionale divisione in due parti distinte, questo è un album da gustarsi tutto di un fiato. La partenza è affidata niente po’ po’ di meno che all’ugola del barbutissimo Billy Gibbons degli ZZ Top che, andatosi a ripassare la lezione synth rock dei tempi del fortunatissimo “Eliminator”, dimostra di essere perfettamente a suo agio sull’ipnotico loop elettronico di “Move Together”. Un brano che evolve con il trascorrere dei minuti, fino a raggiungere acidissime sonorità stoner.

“Noses In Roses, Forever” segue più o meno lo stesso percorso, tralasciando però qualsiasi elemento digitale. A cantarla c’è lo stesso Homme, che non si sforza più di tanto per evitare confronti con la band madre. Il pezzo, con le sue chitarre in levare e un incedere pesantemente funky, ricorda da vicino “Feet Don’t Fail Me” (da “Villains” del 2017): poco importa, considerando l’ottima qualità generale. Assai sfizioso il bridge, reso particolarissimo dall’originalità con cui viene sfruttata la distinzione tra canali audio.

“Far East For The Trees” è una jam strumentale in cui si respira aria di oriente. Homme e Matt Sweeney (Chavez, Zwan) fanno quasi tutto da soli, coadiuvati da Stella Mozgawa delle Warpaint alle tastiere e da una sezione ritmica veramente da sogno: la batterista/percussionista Carla Azar (Autolux, Jack White) e il bassista Les Claypool (Primus), insieme a Gibbons il vero ospite d’onore di queste Desert Sessions.

Le belle atmosfere country/folk di “If You Run” hanno il merito di introdurci alla voce calda e sensuale della sconosciuta Libby Grace; quella di Mike Kerr dei Royal Blood, invece, la conosciamo già abbastanza bene. La troviamo in “Crucifire”, un siluro garage rock tiratissimo che dura appena un minuto e quarantacinque secondi.

Subito dopo arriva il momento più assurdo del disco: si intitola “Chic Tweetz” e suona come una versione stramba e sbilenca del peggior glam rock anni ’70. Un gustoso divertissement, nato molto probabilmente sulle ali di una serata a base di improvvisazioni, alcol e…altro, limitiamoci a dire così. A cantare è il misterioso Töôrnst Hülpft, ovvero Josh Homme camuffato da Chipmunk.

A riportarci con i piedi per terra, per quanto strano possa sembrare, è il frizzantissimo Jake Shears degli Scissor Sisters, protagonista del momento più hipster-psichedelico dell’album: “Something You Can’t See” renderà felici i fan dei vecchi Tame Impala, ma aggiunge poco o nulla al piatto. Decisamente più saporita, invece, l’ultima portata: “Easier Said Than Done” è una ballad intensa e inusuale, magnificamente interpretata da un Homme in versione crooner. Il suo canto si adagia alla perfezione sulle note del piano elettrico di Kerr e le percussioni “glitchate” di Azar. Una bella chiusura per un lavoro solido e convincente, in grado di trasmettere all’ascoltatore tutto l’amore per la musica coltivato da questo formidabile dream team di artisti.

Credit foto: Andreas Neumann

Tracklist
1. Move Together
2. Noses In Roses, Forever
3. Far East For The Trees
4. If You Run
5. Crucifire
6. Chic Tweetz
7. Something You Can't See
8. Easier Said Than Done
 
 

The Morsellis – The Primavera ...

Un nuovo album di Alberto Morselli rappresenta sempre un piccolo evento, visto quanto è stata centellinata la sua attività discografica ...

The Cavemen – Night After ...

The Cavemen sono inarrestabili: il loro EP, “Lowlife”, era uscito solamente a febbraio, ma ieri è già arrivato un nuovo album, ...

Misery Loves Co. – Zero

Avevamo lasciato gli svedesi Misery Loves Co. fermi al 2000, anno in cui venne pubblicato l’album “Your Vision Was Never Mine To ...

Tindersticks – No Treasure ...

Una cartina geografica stilizzata adorna la copertina del dodicesimo album dei Tindersticks, il disco più ottimista e accessibile di una ...

Leonard Cohen – Thanks for ...

Quando un artista, che hai tanto amato e seguito, viene a mancare si crea un senso di partecipazione emotiva che spesso si traduce in una ...