OGGI “ARENA” DEI DURAN DURAN COMPIE 35 ANNI

 
12 Novembre 2019
 

Oggi “Arena” dei Duran Duran compie trentacinque anni. E chissenefrega, penserete voi. Io invece vi dico di non sottovalutare l’importanza di un album che, pur non avendo lasciato alcuna traccia nella storia della musica pop, ha rappresentato un momento cruciale per il neo-romantico quintetto di Birmingham. E per più di un motivo, per giunta. Innanzitutto, si tratta del loro primo disco dal vivo. I dieci brani qui contenuti (più i due bonus aggiunti nel formato CD, “Girls On Film” e “Rio”) furono registrati in giro per il mondo nel 1984, ovvero nel corso di quel trionfale Sing Blue Silver World Tour che li portò sui palchi di Australia, Regno Unito, Giappone, Canada e Stati Uniti.

Tutta l’energia e l’adrenalina della dimensione live…beh, qui non ci sono. Neanche l’ombra. Ogni singola canzone di “Arena” è talmente tirata a lucido – per non dire ampiamente rimaneggiata nelle fasi di produzione e missaggio – da risultare artefatta, se non addirittura contraffatta. Il difetto fu ampiamente notato dai critici dell’epoca, che infatti bastonarono i poveri Duran Duran con sonore bocciature. Le meritavano? Non del tutto, a onor del vero. I piccoli riarrangiamenti effettuati su “Save A Prayer”, “The Chauffeur”, “New Religion” e “Union Of The Snake” infondono nuova linfa vitale a questi grandissimi classiconi, che qui godono di un sound decisamente meno antiquato rispetto alle versioni in studio.

Gli abiti leggermente più rock di “Hungry Like The Wolf” e “Careless Memories” ci ricordano di essere all’ascolto di qualcosa che è stato registrato nel corso di un concerto; lo stesso non si può dire di una particolarmente fiacca “Planet Earth”, che qui perde buona parte del suo irresistibile tiro da disco music. Se da un lato si nota una certa fatica (e un po’ di fiato corto) da parte di un Simon Le Bon ancora in buona forma fisica, dall’altro non si può non lodare l’eccellente prestazione di una sezione ritmica (John Taylor al basso e Roger Taylor alla batteria) che con “Arena” giunge alla massima sintonia.

Sono soprattutto le quattro corde sfiorate dai polpastrelli dell’uomo dalle molteplici capigliature a rubare una scena lasciata tristemente vuota dalla decisione di rendere pressoché impercettibile la presenza del pubblico. Una stranezza ai limiti del concepibile per un album dal vivo; in “Girls On Film” la situazione si fa persino desolante. È davvero spiacevole sentire il ritornello di questo brano cantato in coro da una folla di ragazzine che sembra trovarsi a un paio di chilometri di distanza dal palcoscenico.

Andando a recuperare il corrispettivo filmico di “Arena”, tra l’altro, si scopre una realtà assolutamente diversa: i Duran Duran si esibiscono in un palazzetto grande come uno stadio, stipato di fan in delirio e in lacrime. C’è da sottolineare, tuttavia, la totale inaffidabilità delle immagini di quella follia fantascientifica appropriatamente intitolata “Arena (An Absurd Notion)”. Un lavoro che va ben oltre i consueti confini dei video live; è un mix di vari elementi irrelati tra loro che prova a proporsi come sequel di “Barbarella”.

Jane Fonda non c’è, se non in una manciata di spezzoni tratti dal film originale. C’è però Milo O’Shea, che torna a vestire i panni del perfido dottor Durand Durand per vendicarsi della band ingiustamente impadronitasi del suo nome. Le prova tutte per scalfire i favolosi mullet dei cinque bellocci delle West Midlands: rapimenti, blackout, attacchi di tigri mutanti e nani che sbucano fuori da botole. Il frontman e le sue sciaguratissime fan subiscono ogni tipo di tortura; anche troppe forse, considerando il giovanissimo pubblico di riferimento del VHS in questione.

La testa del mostro che si apre davanti agli occhi della poverina che sta per affogare in una specie di vasca criogenica, per esempio, è difficilmente inquadrabile in un prodotto realizzato da una boyband. Stesso discorso vale per la crocifissione di Simon Le Bon su una pala di mulino in azione, o per quell’orrendo busto animatronico che ridacchia in maniera convulsa nel videoclip-kolossal di “The Wild Boys”. Già, “The Wild Boys”: eccolo qui, il vero motivo per cui vale la pena ricordare il compleanno di “Arena”.

L’unico inedito in scaletta divenne un singolo talmente fortunato da lasciare un marchio indelebile su tutti gli anni ’80, introducendo nel pop più patinato e mainstream quel pizzico di “cattiveria” che, di lì a poco, avrebbe letteralmente furoreggiato (ricordate il Michael Jackson di “Bad”?). “Oggi l’inno dei paninari compie trentacinque anni”: eccolo qui il titolo veramente giusto per questo pezzo. Anzi, “troppo giusto” (il maestro Enzo Braschi docet).

Duran Duran – “Arena”
Data di pubblicazione: 12 novembre 1984
Tracce: 10
Lunghezza: 47:54
Etichetta: Parlophone
Produttori: Duran Duran, Nile Rodgers

Tracklist:
1. Is There Something I Should Know?
2. Hungry Like The Wolf
3. New Religion
4. Save A Prayer
5. The Wild Boys
6. The Seventh Stranger
7. The Chauffeur
8. Union Of The Snake
9. Planet Earth
10. Careless Memories

 

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