KAZU MAKINO
Live @ Santeria Toscana 31 (Milano, 19/11/2019)

 
di
21 Novembre 2019
 

di Marilù Cattaneo

Piove da giorni su Milano, come se fosse un vecchio film molto angosciante e per alcuni aspetti abbastanza verosimile di fantascienza. La pioggia abbatte le polveri sottili, rende i mezzi pubblici un po’ meno friendly da prendere (provate a salire sulla 90 in un giorno di pioggia per capire) e probabilmente ha scoraggiato qualcuno dal venire in Santeria stasera.

La sala è mezza piena, come del resto il bicchiere degli ottimisti, di un bel pubblico eterogeno, si va dai ventenni a gente decisamente più grande. Li riconosci da quel che bevono: il benedetto metabolismo dei ventenni è evidente nei cocktail – tra l’altro buonissimi in Santeria.

Mi sono persa il gruppo spalla, ma arrivo in tempo per Kazu Makino – una dei tre componenti dei Blonde Redhead, che stasera presenta il suo nuovo disco da solista, “Adult Baby”.

Settimana scorsa sono andata a sentirla a Germi, in una chiacchierata con Francesco Bianconi. Parlava di come a un certo punto avesse avuto in mente di chiamare il disco “Adult Baby Club”, ma alla fine, evidentemente, ci ha ripensato.

Alle 21.52 si abbassano le luci, e in una nuvola di blu (tutto il concerto sarà caratterizzato da luci basse e soffuse, da qui le mie foto non proprio riuscite benissimo) entra Kazu con il resto della band.

Difficilmente parlo di come sono vestiti gli artisti, ma in questo caso un vestito cortissimo di paiettes argento – le sta benissimo – con sopra un bomber oversize e un cappello con visiera sono esattamente quel che ci si potrebbe aspettare da lei.

Subito alle tastiere, la partenza è con “Name And Age”: una partenza soft, come a voler prendere le misure del palco e del pubblico, peraltro attento e interessato.

“Meo” secondo me è il pezzo meglio riuscito nella prima metà del concerto, sospeso com’è tra una prima parte onirica e un crescendo in seconda parte incisiva e drammatica, con un violino a tratti struggenti che si alterna alla sua voce.
A “Meo” segue “Salty”, forse la canzone più bella dell’ultimo album.

Kazu, d’inverno, vive all’isola d’Elba. E la domenica va al bar del paese a guardare il calcio con i vecchietti, indipendentemente da quale sia la partita.

Mi piace pensare che questa canzone l’abbia scritta lì, passeggiando la domenica pomeriggio quando fa buio presto, con il rumore del mare – a volte incazzato come lo può essere nelle domeniche pomeriggio d’inverno – e il vento che la scompiglia i capelli e i pensieri.

“Salty”, dal vivo, rende tantissimo, con lei che balla nella seconda parte portando il palco a una inaspettata dimensione di dancefloor.

“Come Behind Me, So Good!” chiude alle 23.36 la prima parte del concerto: mi ha molto convinto in questa interpretazione, anche per l’arrangiamento con violino che dal vivo è coinvolgente e ben riuscito.

Esce per un encore ed è “Undo”.

Sono soddisfatta da questo concerto mentre fuori continua a piovere (e a me tocca di nuovo la 90); tuttavia se si volesse muovere una critica, lato mio sarebbe sicuramente sulla durata.

Vero è che Kazu ha un solo disco all’attivo, ma avrebbe potuto attingere da un repertorio conosciuto di ben noto spessore o – se avesse voluto dare un netto segno di distacco dai Blonde Redhead – non sarebbe stato male sentirla o in qualche inedito o in qualche cover, magari nella sua lingua nativa. Ne saremmo stati deliziati.

Photo Credit: Marilù Cattaneo

 

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