OGGI “METAL BOX” DEI PIL COMPIE 40 ANNI

 
23 Novembre 2019
 

12 luglio 1979. Top Of The Pops. I PiL invadono il programma condotto da Mike Read per presentare il nuovo singolo, l’incalzante “Death Disco”scritta da John Lydon durante la malattia della madre. Jah Wobble seduto su una poltrona da dentista sorride alla telecamera con i denti anneriti, Lydon canta dal vivo dando le spalle al pubblico in una performance provocatoria e decisamente fuori dal coro.

Era il primo assaggio dell’estetica musicale di “Metal Box”. Secondo album a firma Public Image Ltd. dopo le prove generali fatte nel 1978 con “Public Image: First Issue”. Il disco in cui i PiL provavano a diventare una società di comunicazione (grazie anche all’inserimento in ruoli poco definiti ma importanti della video maker Jeannette Lee e del “segretario” Dave Crowe). L’antimusica che Lydon voleva suonare prendeva forma in un gruppo di brani frutto di registrazioni caotiche, spontanee e a volte improvvisate rielaborate in fase di produzione e mixaggio.

I soldi messi in campo dalla Virgin erano serviti a finanziare l’ambizioso packaging creato dai PiL e da Dennis Morris: una scatola di metallo come quella dei film 16mm con dentro tre dischi in vinile 12″ realizzata in una tiratura di sessantamila copie. Originariamente prevista per ottobre, l’uscita del disco è stata ritardata più volte e definitivamente spostata a fine novembre quando un camion che trasportava le “metal boxes” è stato coinvolto in un incidente prima di arrivare alla CBS dove dovevano essere consegnate e assemblate.

Nonostante mille problemi e il valzer dei batteristi (David Humphrey, Richard Dudanski e Martin Atkins si sono alternati allo strumento in un frenetico via e vai) “Metal Box” è diventato l’album dei PiL che tutti ricordano, l’imprescindibile capitolo della loro discografia. La definitiva canonizzazione del post punk, brani sincopati e aggressivi che cercavano di cambiare il sistema in modo meno esplicito di quanto fatto da Lydon coi Sex Pistols ma con pari grinta.

I dieci minuti iniziali di “Albatross” con l’elettrica chitarra Veleno di Keith Levene e l’ipnotico basso dub di Wobble erano già una dichiarazione d’intenti, ribadita in “Memories” e in “Swan Lake” nuova e più complessa versione di “Death Disco” ribattezzata così quando Levene si è accorto della somiglianza con “Il Lago dei Cigni” e ha deciso di accentuarla volutamente.

“Poptones” raccontava la storia di un rapimento letta sul Daily Mirror, “Socialist” coi suoi sintetizzatori a poco prezzo era una protesta contro Reagan e la Thatcher come la rabbiosa e dissonante “Chant”. “Careering” è tutt’oggi una delle performance più inquietanti di Lydon al microfono insieme alla sarcastica “The Suit”.

The Metal Box. 12 tracks of utter rubbish by Public image ltd.” dichiaravano impazienti gli annunci radiofonici che pubblicizzavano l’album. Quarant’anni dopo quell’immondizia è diventata preziosa, come il numero dell’NME con John Lydon in copertina uscito il 24 novembre 1979 e il diciottesimo posto in classifica raggiunto da questa iconica scatola di metallo.

Data di pubblicazione: 23 novembre 1979
Registrato: The Manor Studio, Shipton-on-Cherwell, Townhouse Studios, Advision Studios, Gooseberry Sound Studios & Rollerball Rehearsal Studios – marzo – ottobre 1979
Tracce: 12
Lunghezza: 60:29
Etichetta: Virgin
Produttori: Public Image Ltd.


Tracklist

1. Albatross
2. Memories
3. Swan Lake
4. Poptones
5. Careering
6. No Birds (Do Sing)
7. Graveyard
8. The Suit
9. Bad Baby
10. Socialist
11. Chant
12. Radio 4

 

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