KRAFTWERK: LA TOP 10 BRANI

 
3 Dicembre 2019
 

Una centrale elettrica di suoni e melodie synth-pop continua a produrre, imperterrita, da anni (da quel lontano 1970 del primo omonimo album), emozioni con le quali rendere più significative le nostre giornate. I Kraftwerk ci aiutano a non disperdere inutilmente il nostro tempo; a non vivere lo spazio come una restrizione fisica e mentale; a rendere più produttive – in termini di passioni vissute – le nostre stagioni, vivendole con la consapevolezza di fare un viaggio, misterioso ed interessante, che cambia e trasforma non solo il mondo che ci circonda, ma anche noi stessi. L’obiettivo, come sempre, quando mi approccio a queste playlist non è solo quello di scegliere dieci canzoni, ma anche quello di raccontare una storia che sia quanto più possibile rappresentativa del viaggio umano ed artistico della band.

NUMBERS

1981, da “Computer World”

Ogni volta che fissiamo il cielo, che tentiamo d’indagare la sua natura e la sua complessità, non possiamo fare a meno dei numeri, poiché in essi è racchiusa l’essenza stessa della vita. Solo i numeri possono portare l’ordine nel caos primordiale dell’universo; essi rappresentano la forma più potente di equilibrio e di bellezza, capace di penetrare sia la materia, che lo spirito, dando vita a linguaggi, come quello musicale, nei quali non c’è spazio per l’ambiguità e la menzogna.

RADIOLAND

1975, da “Radioactivity”

La qualità della nostra vita risiede tutta nella capacità che abbiamo di comunicare con i nostri simili. Ma non basta trasmettere onde elettromagnetiche a distanza; il vero problema è – come sosteneva Italo Calvino – quello di capirsi, altrimenti vi è il rischio che nessuno possa comprendere nessuno. Ed in tal caso, nonostante la nostra sia ormai la società della comunicazione, potremmo ritrovarci sempre più soli, incapaci di esprimere i nostri bisogni, le nostre paure, le nostre ragioni; ognuno di noi emetterebbe i propri suoni, senza assorbire quelli altrui, ma limitandosi ad ascoltare semplicemente l’eco ed il riflesso di ciò che ha trasmesso. È questa la società dell’ottuso individualismo e della smisurata auto-celebrazione del proprio ego, una società in cui tutti parlano, ma contemporaneamente tutti sono sordi.

THE ROBOTS

1978, da “The Man-Machine”

Senza un vero e costruttivo dialogo, infatti, ci limitiamo a fare sempre le stesse cose, come delle macchine programmate da qualcuno che trae vantaggio dalla prevedibilità e dalla ripetibilità delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Diventiamo degli automi, esattamente come quelli di cui amiamo circondarci, convinti di poterli usare e controllare a nostro piacimento, mentre, in realtà, sono loro a controllare le nostre vite e lo fanno in maniera subdola, facendoci credere di esser soddisfatti e realizzati, insegnandoci che la felicità sta tutta nel comprare e possedere sempre più cimeli iper-tecnologici e così facendo ci disinteressiamo completamente di quello che ci accade attorno, di quello che fanno i nostri governanti o le grandi multinazionali e non guardiamo più il cielo sopra di noi.

SPACELAB

1978, da “The Man-Machine”

Ma, in fondo, cosa c’è sopra di noi? Un’infinità di corpi celesti; stelle che muoiono e nascono continuamente; uno spazio immenso, dinanzi al quale è evidente quanto sia stupida ed insensata l’illusione di considerarsi al centro dell’Universo e pensare di esserne il punto focale. Se riuscissimo a comprendere davvero quanto trascurabili siano le nostre reali proporzioni, sarebbe ancor più ovvio come sia del tutto inutile combattersi, discriminare in base al colore della pelle o al luogo di provenienza, voler accumulare nelle proprie mani sempre più potere e ricchezza. Basterebbe guardare lo spazio per convincersi di essere tutti, indipendentemente da chi o cosa crediamo di essere, su una minuscola barca in balia di un mare buio e sterminato; galleggiamo ai margini della nostra Via Lattea, una galassia tra miliardi di galassie, nella quale “vivono” miliardi di stelle come il nostro piccolo Sole.

RADIOACTIVITY

1975, da “Radioactivity”

Quello stesso Sole che ha contribuito alla nascita della vita sulla nostra Terra; quello stesso Sole al cui interno si susseguono, senza sosta, le reazioni di fusione nucleare che forniscono energia al nostro pianeta. Energia che significa vita, ma che può trasformarsi anche in morte per miliardi di persone innocenti, soprattutto se essa finisse nelle mani sbagliate. Abbiamo assistito, impotenti, ai disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima; agli effetti devastanti delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki; alle tante sperimentazioni effettuate durante gli anni della guerra fredda; ai test sulla bomba all’idrogeno a Bikini e negli altri atolli del Pacifico. Eventi che hanno reso inabitabili, per anni, le aree nei quali sono avvenuti, a causa dell’inevitabile e nefasto incremento della radioattività di fondo.

KLINGKLANG

1972, da “Kraftwerk 2”

L’essere umano, come sosteneva il mistico tedesco Bruno Gröning, è esattamente nel mezzo: da una parte c’è il Bene e dall’altra il Male e solo grazie al libero arbitrio l’uomo ha la possibilità di scegliere: di essere di sostegno e conforto per il suo prossimo oppure di approfittarsi delle sue difficoltà e della sua debolezza. In ciascuno di noi convivono componenti contrapposte, più o meno consce; i lati opposti di una primordiale luna pinkfloydiana: un dottor Jekyll ed un mister Hide in perenne conflitto tra loro. Renderle parti del tutto indipendenti, come nel libro di Robert Luis Stevenson, significherebbe auto-distruggersi; la salvezza è, invece, nella capacità di prender consapevolezza delle proprie ombre e metterle a confronto con la parte più empatica, luminosa ed amorevole.

LA FORME + REGENERATION

2003, da “Tour de France Soundtracks”

Una lotta che non è solo dentro di noi, ma che pervade l’intero universo e che provoca cambiamenti e trasformazioni irreversibili e necessarie, che conducono, inevitabilmente, verso la fine. Una fine, però, che non è assoluta, ma che contiene in sé il seme stesso della vita e della rinascita: le stagioni si susseguono, una dopo l’altra, il freddo ed ostile inverno è necessario affinché la terra possa riposarsi e custodire, nel buio calore del suo grembo materno, il minuscolo ed insignificante seme da cui, a primavera, riemergerà nuovamente la vita. L’essere umano compie un viaggio misterioso, ne accetta gioie e sofferenze; può fare scelte diverse, che saranno tutte lecite, perché tutte implicheranno quelle trasformazioni necessarie alla vita.

TRANS EUROPE EXPRESS

1977, da “Trans Europe Express”

I Kraftwerk, più di tutti hanno celebrato, musicalmente, il viaggio ed i mezzi con cui effettuarlo: dall’auto di “Autobahn” nel 1974 alla bici di “Tour De France” nel 2003, passando per il treno di questo brano. Ogni volta che si viaggia si annullano le diversità e le diffidenze tra le persone; si va oltre la paura delle colonne d’Ercole della propria ignoranza; si superano limiti e barriere, muri e confini, sia di tipo fisico, che spirituale. Immaginate un’Europa divisa in due blocchi impegnati in una silenziosa e subdola guerra fredda; immaginate un muro costruito per dividere in due una città, per tener separati amici e fratelli, genitori e figli, per ammazzare chiunque tenti di oltrepassarlo e di riprendersi il controllo della propria esistenza. Immaginate che un treno possa passarvi attraverso, possa incunearsi in tutte le cortine di ferro, che non solo ieri, ma ancora oggi, continuano ad impedire alle persone comuni di spostarsi ed incontrarsi, costringendole a vivere al di qua o al di là del confine, al di qua o al di là del muro, al di qua o al di là del deserto, al di qua o al di là del mare.

CHRONO

2003, da “Tour de France Soundtracks”

Ma il tempo a nostra disposizione non è infinito; la nostra vita è una corsa a cronometro, una corsa contro il tempo. Ci lamentiamo, spesso, che ne abbiamo poco, soprattutto perché lo impieghiamo male, non per coltivare i nostri sogni e le nostre passioni e per restare accanto a coloro che amiamo, ma per accumulare denaro e potere, per fare nostri beni materiali effimeri, che non migliorano, ma impoveriscono, la qualità delle nostre vite. Sarebbe, dunque, opportuno fermarsi, valutare quelle che sono le vere priorità e magari, come scriveva Seneca nel “De Brevitate Vitae”, ci accorgeremmo che le nostre esistenze non sono affatto così brevi.

MUSIQUE NON STOP

1986, da “Electric Cafè”

Ciascuno ha le proprie passioni; per quanto mi riguarda, coltivando quella per la musica, ho deciso di chiudere questa ideale playlist con questo brano che è, allo stesso tempo, un impegno ed un’esortazione a non lasciarsi distrarre e portare fuori strada da tutto ciò che è superfluo e superficiale, tutto ciò che non vive e pulsa nel nostro cuore.

Credit Foto: ΛΦΠ [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

 

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