OGGI “SIBERIA” DEI DIAFRAMMA COMPIE 35 ANNI

 
5 Dicembre 2019
 

Dicembre è un mese di confine che ben si addice ai Diaframma. “Siberia” storico esordio sulla lunga distanza è uscito il cinque dicembre del 1984, “Coraggio da Vendere” è stato pubblicato il ventinove dicembre del 1999, “L’Abisso” il sette dicembre 2018. Corsi e ricorsi storici, gocce nel mare della sterminata discografia del gruppo fiorentino, forse destino o semplice casualità.

Torniamo a “Siberia”. Anticipato dai corposi ventuno minuti del poetico e desolato EP “Altrove” (1983 col primo cantante Nicola Vannini) è un disco di raro spessore che in tre decenni è stato ristampato più volte, arricchito con live e DVD, citato e celebrato da generazioni di scrittori e musicisti che ne hanno riconosciuto il valore.

Prodotto da Ernesto De Pascale e Sergio Salaorni è il risultato di un periodo fertile e creativo in una Firenze sperimentale, attraversata dal fermento musicale di gruppi come Neon, Pankow, i primi Litfiba che ruotavano attorno alla Contempo Records di Giampiero Bartolotti e successivamente alla IRA Records di Alberto Pirelli e Anne Marie Parrocell.

Una scena di cui facevano parte ovviamente i nuovi Diaframma. Miro Sassolini alla voce, i fratelli Cicchi a basso (Leandro) e batteria (Gianni) Federico Fiumani che componeva, suonava la chitarra cercando i suoni più “strani”, scriveva testi visionari e guardava oltremanica all’Inghilterra di Joy Division, Bauhaus, Sisters Of Mercy, Cure e New Order. Ritmi che i Diaframma conoscevano e rispettavano, trovando la propria strada tra mille storie e cento racconti in otto brani ipnotici (“Elena” e “L’Ultimo Boulevard” sarebbero comparsi come bonus track nell’edizione CD solo negli anni novanta).

La chiamavano new wave quell’onda che travolgeva le distanze e avvicinava Londra e il Belpaese sulle note del basso di Leandro Cicchi che “camminava” per chilometri arrampicandosi sulla batteria marziale del fratello Gianni. La voce di Sassolini teatrale e piena di enfasi declamava i versi di Fiumani giocando con i chiaroscuri, fondendo musica e parole tra recuperi dell’ultimo minuto (“Amsterdam” già nota col nome di “Banana Moon”) e nuove suggestioni (“Memoria”) che affiancavano brani rodati come “Delorenzo” o “Siberia” col sax di Francesco Bassi e il piano di Francesco Magnelli.

Non bisogna sottovalutare l’apporto della coppia De PascaleSalaorni, capaci di imbastire per i Diaframma un suono monolitico fatto di tastiere poco invadenti che sostenevano e addolcivano la parte musicale e sonora, dettaglio mutuato proprio dai dischi dei Joy Division come ricorda lo stesso De Pascale citato in “Siberia. Storia Illustrata del Capolavoro dei Diaframma” di Federico Guglielmi, recentemente ripubblicato da Hellnation.

Il primo disco dei Diaframma era un album figlio del suo tempo e di un racconto di Cechov. Trasudava disincanto, cercava di colmare un vuoto, di sopravvivere alla fredda “Siberia interiore” dei vent’anni. Riesce a essere rilevante anche nell’inverno di oggi. “E quando il buio si avvicina / Vorrei rapire il freddo / In un giorno di sole” …

Data di pubblicazione: 5 dicembre 1984
Registrato: Primavera-estate 1984, G.A.S. Studio (Firenze)
Tracce: 8
Lunghezza: 29:37
Etichetta: IRA Records
Produttori: Ernesto De Pascale, Sergio Salaorni

Tracklist
1. Siberia
2. Neogrigio
3. Impronte
4. Amsterdam
5. Delorenzo
6. Memoria
7. Specchi d’acqua
8. Desiderio del nulla

 

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